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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Tredici anni fa

La Politkovskaja uccisa
in nome della verità


Tredici anni. Tredici anni da quel 7 ottobre 2006 quando i proiettili di una pistola Makarov PM fanno cadere, nell'ascensore del suo palazzo, una penna e una donna libera: Anna Politkovskaja, giornalista russa impegnata sul fronte dei diritti umani. I suoi reportage, i suoi libri e i suoi articoli, pubblicati su Novaja Gazeta, raccontano e portano sotto gli occhi del mondo intero la situazione cecena e le brutalità compiute dall'esercito russo nei confronti di inermi cittadini in Cecenia opponendosi in maniera aperta alla politica del governo russo e del suo presidente, Vladimir Putin (il "caso" vuole che la giornalista venga trucidata proprio il giorno del compleanno di quest'ultimo).

Un'idea di giornalismo e di informazione ben chiara la sua: "Il compito di un dottore è guarire i pazienti, il compito di un cantante è cantare. L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede. Le parole possono salvare delle vite". Consapevole però che quelle stesse parole possono anche mettere a repentaglio delle vite, compresa quella di chi le scrive. "Alcune volte le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato un'informazione. Non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare" aveva affermato nel 2005 durante una conferenza stampa. Eppure ha continuato a scrivere, a raccontare e a documentare fino a quando un proiettile non ha raggiunto la sua testa quel 7 ottobre, mentre altri quattro bossoli giacciono accanto al suo cadavere in quell'ascensore.

L'elenco dei giornalisti e reporter messi a tacere in Russia - così come in altri paesi - è lungo. Informare, senza piegarsi ai dettami del regime e senza chiudere gli occhi davanti a quello che accade ma "scrivendo quello che si vede", in alcuni contesti significa rischiare. In Italia la situazione, da alcuni punti di vista, non è troppo diversa. Basta consultare il rapporto Annuale di Ossigeno per l'Informazione per avere un quadro della situazione: 200 minacce, comprese le azioni giudiziarie temerarie, agli operatori dell'informazione dall'inizio dell'anno ad oggi.

Minacce fisiche, intimidazioni, minacce giudiziarie (la querela temeraria e le richieste di risarcimento milionarie sono strumenti a volte ben più affilati di un coltello quando sono puntate al fianco di giornalisti in molti casi precari). Raccontare e farlo bene, fungendo realmente da cane da guardia del potere e da strumento di garanzia della democrazia e libertà di un paese, significa nel 2019 rischiare. I nomi degli otto cronisti uccisi dalle mafie e dal terrorismo (Mario Francese, Mauro De Mauro, Carlo Casalegno, Giancarlo Siani, Giuseppe Impastato, Giuseppe Fava, Cosimo Cristina, Mauro Rostagno, Giuseppe Alfano, Walter Tobagi, Giovanni Spampinato) non devono fungere solo da strumento di commemorazione e ricordo, i loro volti non devono figurare solo sui "santini" di un eroismo che appartiene a pochi, a quei pochi da commemorare e ricordare con cerimonie in pompa magna in occasione di ricorrenze e anniversari nelle sedi istituzionali per poi, una volta deposta la corona di fiori, finire nuovamente nel dimenticatoio. Nessuno di loro aveva l'intenzione di essere un eroe, volevano solo fare i giornalisti. Così come quei tanti, troppi, cronisti, in molti casi precari, che ogni giorno a schiena dritta continuano a documentare la realtà di un'Italia che cambia - fatta di anche di criminalità, collusioni e infiltrazioni mafiose - a pochi euro al pezzo, condizione questa con una ricaduta non banale sulla libertà di stampa nel paese. Ogni minaccia all'informazione è la minaccia peggiore che si possa fare ad un paese. Un paese informato, infatti, è un paese libero. Non sapere e non poter sapere rende ciechi ma soprattutto schiavi.

Valentina Ersilia Matrascia

[7.10.2019 - 16:54]



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