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Ergastolo duro

La Corte Europea lo boccia
ma l'Italia protesta


Arriva l'ennesima bocciatura per l'ergastolo duro, ma l'Italia non è d'accordo. A riaprire un vecchio dibattito della giurisprudenza è la recente decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che, bocciando il ricorso dell'Italia, definisce "disumana e degradante" la pena detentiva senza fine e boccia il nostro sistema penale.

"Non si può togliere la speranza di una riabilitazione - si legge- perché tutti devono avere una chance di migliorare la propria vita, anche i mafiosi. Una palese violazione dell'articolo 3 della Convenzione, che vieta le punizioni senza un percorso rieducativo". Di conseguenza, la CEDU ha invitato l'Italia ad eliminare il cosiddetto "fine pena mai" dal sistema sanzionatorio. A nulla sono valse le difese del Governo, che ha provato a spiegare in un documento la pericolosità specifica delle mafie e del terrorismo: organizzazioni che "hanno l'obiettivo di destabilizzare lo Stato e perciò vanno punite con strategie severe".

La pronuncia della Corte non è piaciuta a gran parte del mondo impegnato nella lotta alla mafia. E il primo a criticarla è stato un nome importante: Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo, il magistrato ucciso 27 anni fa a Via D'Amelio. "Nemmeno l'Italia ha mai fatto un regalo simile alla mafia - ha commentato con amarezza- anzi, la richiesta della Corte Europea ha dato indirettamente ragione a Totò Riina, che in un papello del 1993 chiese l'eliminazione dell'ergastolo durante le trattative Stato-Mafia. Le nostre leggi sono molto avanzate, l'Europa non deve mettere bocca su cose in cui non ha esperienza: Falcone e Borsellino erano promotori del carcere a vita perché conoscevano bene la criminalità organizzata, adesso è arrivato l'ennesimo boccone amaro da ingoiare".

Ma anche dal mondo giuridico non sono mancate critiche: Pietro Grasso, ex procuratore capo di Palermo, ha detto: "Non sono sicuro che in Europa si capisca quanto è pericolosa la criminalità organizzata italiana. Loro leggono le carte, ma non hanno esperienze dirette".

Appellandosi all'articolo 27 della costituzione, c'è una parte della giurisprudenza che difende la decisione della Corte di Bruxelles in quanto, al terzo comma, anche la nostra Carta parla chiaramente di pene che devono essere "rieducative". Fra questi c'è Gherardo Colombo, ex pm di Mani Pulite, che ha invece accolto la pronuncia europea spiegando che "vanno studiati strumenti nuovi e più umani nella lotta alla mafia".

Nel frattempo, il ministro della giustizia Alfonso Bonafede si è detto contrario alla decisione e ha promesso che l'Italia difenderà l'ergastolo ostativo in tutte le sedi europee.

Una ricetta "scientifica" nella lotta alla criminalità, d'altronde, non esiste, ma senz'altro la decisione della CEDU è destinata a rendere ancora più acceso il dibattito sull'efficacia della pena detentiva a vita come strumento nella lotta alla mafia.

Federico Norberto Quagliuolo

[9.10.2019 - 13:47]



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