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Napoli calcio

Il problema non è l'attacco
Ma il turnover di Ancelotti


Non l'attacco, ma l'allenatore. Per Maurizio Nicita del Corriere dello Sport, tra i maggiori problemi del Napoli c'è il difficile ambientamento in campo del costosissimo acquisto estivo Hirving Lozano. Antonio Corbo di Repubblica, invece, si interroga sulle condizioni psico-fisiche di Lorenzo Insigne, da lui definito «un malinconico ometto» nel suo commento dello scorso lunedì. E poi gli insulti popolari contro un Arek Milik che non segna più e persino le critiche da bar a un Fernando Llorente che, nelle prime sette giornate di campionato, ha portato avanti la baracca.

Nessuno, però, ha messo in discussione quell'Ancelotti che - dopo la riconferma alla guida degli azzurri - dovrebbe essere chiamato al definitivo salto di qualità, in termini di gioco e di gestione, di una rosa che, soprattutto davanti, è ampia.

A far storcere il naso agli osservatori dovrebbero essere i criteri con cui il tecnico partenopeo sta applicando quel famigerato turnover che tanto ha fatto la sua fortuna in carriera. Tanto per cominciare, è insensato centellinare le presenze di Milik, giocatore che per entrare in condizione ha bisogno di giocare spesso se non sempre. Tanto più che, dopo una doppia rottura del crociato, beneficerebbe non poco di rimettere tonicità nei muscoli delle gambe. Al contrario, schierare titolare Llorente in ogni partita della prima parte di stagione, potrebbe portarlo all'usura fisica da gennaio in poi, proprio nel periodo in cui il centravanti spagnolo dovrebbe far sentire in attacco la sua freschezza e la sua esperienza in Europa.

Quanto al contestatissimo Lozano, colpevole di essere stato acquistato alla cifra 'monstre' di 50 milioni di Euro, sarebbe ingiusto sminuire quanto ha mostrato in campo fino a ora. Un gol a Torino contro la Juventus, movimenti di sponda e scatti in profondità contro Sampdoria e Liverpool - guarda caso, due partite vinte nettamente dal Napoli. Non è poco per un giocatore appena arrivato dal campionato olandese e ancora in comprensibile fase di ambientamento in Serie A.

Infine Insigne, lo "scugnizzo" che non scalda più il cuore dei tifosi. Le sceneggiate napoletane contro Ancelotti di cui si rende periodicamente protagonista non aiutano l'ambiente, soprattutto perché creano casi mediatici che in realtà non esistono. Lorenzo Insigne non è una seconda punta, nasce - e dovrebbe giocare - come ala sinistra. E, come tale, non è chiamato a segnare venti gol, ma a creare superiorità numerica e a fare la differenza con cross e giocate a saltare l'uomo. Se poi dovesse essere prolifico sotto porta, tanto meglio. Ma inserirlo nel turnover tra chi deve portare peso specifico in area di rigore sarebbe un grosso errore di Ancelotti.

Michela Curcio

[10.10.2019 - 13:05]



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