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Il modello francese

Web Tax, l'OCSE si ispira a Parigi
per "tassare" i giganti del web

Parigi (foto: Pixabay)


L'OCSE dice basta alle evasioni miliardarie delle multinazionali del web. E lo fa ispirandosi alla "Web flat tax" approvata dal Senato francese a metà luglio 2019, con lo slogan lanciato dal ministro dell'economia Le Mair: "Siamo uno Stato sovrano e prendiamo decisioni sovrane sulle tasse".

La ricetta di Parigi è una imposta fissa del 3% sul fatturato delle multinazionali straniere percepiti sul territorio francese, qualora queste abbiano un ricavo annuo superiore a 750 milioni di euro, di cui 25 in Francia. Una soluzione che, secondo le previsioni, garantirà al governo francese un gettito di 400 milioni di euro nella sola seconda metà del 2019.

Nel mirino ci sono principalmente Google, Facebook Apple e Amazon, senza dimenticare Alibaba, Gearbest e molti altri: le multinazionali digitali più ricche del mondo hanno i propri quartier generali fra Stati Uniti e Cina, ma in Europa hanno gran parte del proprio business.

L'OCSE dice basta alle evasioni miliardarie delle multinazionali del web. E lo fa ispirandosi alla "Web flat tax" approvata dal Senato francese a metà luglio 2019, con lo slogan lanciato dal ministro dell'economia Le Mair: "Siamo uno Stato sovrano e prendiamo decisioni sovrane sulle tasse".

La ricetta di Parigi è una imposta fissa del 3% sul fatturato delle multinazionali straniere percepiti sul territorio francese, qualora queste abbiano un ricavo annuo superiore a 750 milioni di euro, di cui 25 in Francia. Una soluzione che, secondo le previsioni, garantirà al governo francese un gettito di 400 milioni di euro nella sola seconda metà del 2019.

Nel mirino ci sono principalmente Google, Facebook Apple e Amazon, senza dimenticare Alibaba, Gearbest e molti altri: le multinazionali digitali più ricche del mondo hanno i propri quartier generali fra Stati Uniti e Cina, ma in Europa hanno gran parte del proprio business.

Stando alle stime di Parigi, le multinazionali straniere che operano in Francia hanno una pressione fiscale inferiore al 9%, grazie alle numerose scappatoie legali. Ben poco, se confrontato con la pressione media del 23% di tutte le aziende territoriali.

Una battaglia, quella in cui Macron è stato pioniere, che è stata appoggiata anche dal ministro italiano Roberto Gualtieri: in una recente audizione alla Camera, ha spiegato che anche l'Italia è al lavoro su una web tax capace di recuperare gli oltre 110 miliardi di euro evasi annualmente dalle imprese operanti nel mondo digitale che, in modi diretti o indiretti, operano sul suolo italiano.

Il continente maggiormente danneggiato dalle imprese digitali è infatti proprio l'Unione Europea, che ogni anno commina multe per decine di miliardi ai colossi del web americani, senza però riuscire a trovare una soluzione definitiva per recuperare i miliardi non pagati dalle Web Companies.

Il maggior limite alle battaglie fiscali europee è infatti rappresentato proprio dai differenti regimi fiscali di tutti gli Stati membri, che rendono quasi impossibile la realizzazione di una soluzione condivisa: l'Irlanda è il paradiso fiscale europeo che, a partire dal 1996, ha promesso tasse dell'1% a tutte le aziende straniere che creano occupazione sul territorio irlandese. Senza dimenticare gli accordi fra Regno Unito e Hong Kong, che permettono l'importazione in Europa di beni e servizi cinesi a costi irrisori, eludendo il sistema doganale. Almeno fino alla Brexit. Non ultime sono Lussemburgo e Olanda, sede di tutte le multinazionali che operano in ambito finanziario, grazie al regime fiscale che permette di detassare quasi ogni reddito prodotto nella UE.

Insomma, non bisogna andare più alle Isole Cayman per evadere le tasse nel mondo digitale e la soluzione più convincente per contrastare i paradisi fiscali europei è il "modello francese", ovvero la tassazione di tutte le imprese digitali per tutti i redditi prodotti all'interno di ogni singolo territorio nazionale.

Per questa ragione l'OCSE ha deciso di sfruttare l'assist della web flat tax, in modo da riproporla sotto forma di un ambizioso accordo internazionale che crei il primo sistema di tassazione internazionale. Secondo il segretario Angel Gurria, "bisogna assicurare che le multinazionali digitali paghino le tasse nei luoghi in cui hanno legami diretti con i consumatori".

Così, se Trump promise "dazi altissimi sul vino francese" come ritorsione nei confronti della Web Tax di Parigi, davanti ad un accordo internazionale sarà più difficile opporsi. Nel frattempo, Stati Uniti e Cina si limitano a rimanere in un ambiguo silenzio.

Un mutismo che è condiviso con i tutti i giganti di Internet, che non si sono ancora espressi sulla vicenda, probabilmente intuendo il clima politico molto sfavorevole.

Per ora il grande banco di prova della prima "tassazione sovranazionale" sarà al G20 che sarà svolto proprio a Washington fra le 20 potenze mondiali e i rappresentanti di tutte le banche centrali che, all'ordine del giorno, avranno proprio la stesura di un accordo internazionale per il più ambizioso progetto fiscale mai realizzato prima d'oggi.

Federico Norberto Quagliuolo

[11.10.2019 - 10:24]



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