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Influencer, la laurea delle "polemiche"
Ma serve davvero un corso di studi?

Chiara Ferragni, una delle più famose influencer italiane


È notizia degli ultimi giorni la nascita di un corso di laurea triennale per diventare influencer. Subito sul web si sono accese le polemiche: ma se Chiara Ferragni, Giulia De Lellis e Paola Turani - alcune delle influencer più famose del momento - non si sono mai laureate, perché dovrebbero farlo i nuovi aspiranti? Ma soprattutto, se proprio una laurea si rende necessaria, come deve essere strutturato il percorso universitario?

Lo abbiamo chiesto a Fabio Bergamo, esperto di digital marketing e co-founder di EssereQui, agenzia napoletana che si occupa di strategie di marketing: «Non credo che per entrare in questo settore un corso di laurea possa darti qualcosa in più» dice Bergamo. «Piuttosto - prosegue l'ad - servono idee e creatività che, legate a una naturale propensione alla comunicazione, sono le chiavi che possono portarti a diventare un influencer».

A lanciare questa nuova laurea, che rientra nel corso in Scienze della Comunicazione, è stata l'università telematica E-Campus, con una retta che si aggira sui 3900 euro all'anno. Lo scopo, come spiegano dal sito ufficiale dell'università, è quello di fornire le competenze e gli strumenti necessari per affrontare adeguatamente il nuovo marketing, quello social, "influenzale", che sta progressivamente scalzando il marketing tradizionale.

La figura dell'influencer, d'altronde, è sempre più richiesta dalle aziende. Personaggi "cool" come Mariano Di Vaio, Beatrice Valli e Camilla Boniardi (in arte Camihawke) attirano tanti giovani che poi desiderano lo stesso stile di vita.

Quindi, per fare questo mestiere, che cosa bisogna studiare? La E-Campus propone esami di semiotica e filosofia del linguaggio, sociologia, psicologia, marketing e qualche conoscenza di diritto e informatica. Soltanto per il terzo anno sono previsti, secondo il piano di studi, alcuni laboratori di scrittura pubblicitaria e di lettura dell'immagine. Una serie di esami che ti permette di avere un'infarinatura generale di più discipline.

Fabio Bergamo è dubbioso, non tanto sul tipo di esami o sull'efficacia di un'università telematica come la E-Campus, quanto sulla durata del percorso: «Le materie del corso di laurea sono compatibili con uno studio a distanza, anche perché poi queste figure a loro volta comunicheranno tramite il web. Quello che mi lascia un po' perplesso è dedicare tre anni interi di studio per diventare influencer».

Secondo Bergamo il vuoto formativo non riguarda la figura dell'influencer. Servirebbe invece una maggiore conoscenza di strategie di marketing, in particolare di "influencer marketing", quel ramo che si occupa di analizzare le tendenze, dare il budget e le altre risorse a chi vuole lavorare con i social, per poi mettere in pratica un piano operativo. «Non esiste una metodologia per fare influencer marketing, spesso ci si affida a piattaforme ma non puoi demandare questo tipo di lavoro solo a un sistema automatico. Questo, semmai, potrebbe diventare un oggetto di studio».

E dunque Bergamo conclude così: «Visto dal lato di chi si occupa di marketing credo che la vera materia sulla quale ci si debba allenare sia la creatività, trovare spunti originali. Tutto il resto sono argomenti che in corsi molto più brevi possono trovare la loro adeguata preparazione».

Bianca Damato e Titti Pentangelo

[11.10.2019 - 16:04]



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