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Viaggio musicale

Da D'Angelo a Masini, amarcord cover
Quando la seconda versione fa flop

Nino D'Angelo canta "Gesu Crì", cover di Let it Be, in una trasmissione Rai (foto: YouTube)


Pensavamo di aver ascoltato il peggio del peggio quando Nino d'Angelo propose la sua versione di Let it be. Musica uguale, ma testo diverso. Il successo dei Beatles, divenne, per la trasposizione neomelodica, "Gesù Crì", una preghiera in cui si invoca il ritorno di Cristo per curare questo mondo malsano. Niente di più melenso. E abbiamo tremato e sentito il bisogno di un abbraccio materno quando Marco Masini pubblicò "E chissene frega", la cover di "Nothing else matters". Una volta, però, ripresici dallo choc, ecco spuntare altre perle. E no, stavolta i colpevoli non sono i cantanti nostrani.

Gli archivi musicali sono pieni di vero e proprio trash che riportano alla memoria canzoni italiane ma cantate da artisti stranieri e che sono diventate, se possibile, ancora peggio dell'originale. In questo articolo cercheremo di raccogliene un po'. Non è possibile, infatti, far passare tutto ciò sotto silenzio.

Un primo esempio riguarda niente meno che Gigi d'Alessio. Un suo successo del 1995, uno dei primi probabilmente, è "Fotomodelle un po' povere" una canzone che affrontava il delicato tema dell'amore fra diverse classi sociali. Lui (Gigi) del popolare quartiere Sanità e lei del Vomero (zona borghese). Il brano va a indagare fra ciò che unisce e divide i due. Una distanza fisica minima, stesse abitudini "a dumeneca mangiamm semp' 'e tre" ma due modi di vivere la vita diversi. Lei vuole andare in giro in taxi, lui si accontenta di un passaggio in motorino. Tutto questo pathos torna in auge otto anni fa, quando il cantante olandese e biondissimo Wesly Bronkhorst ricaccia fuori la base e la trasforma in "Jij en ik", una canzone sempre d'amore, ma i temi della classe sociale scompaiono per lasciar posto ad incontri fugaci durante alcune feste e a dubbi sul vero amore.

Andando ancora più indietro nel tempo troviamo di nuovo Nino d'Angelo. Stavolta, come nel caso dell'amico Gigi, è la sua musica a essere rielaborata per un successo serbo. "Senza giacca e cravatta" presentata al Festival di sanremo del 1999 diventa "Slavija" cantata da Mina (attenzione non quella italiana) e Dzej Ramadanovsky. Anche in questo caso il tema principale della canzone resta. Il passato di povertà, ma mentre Nino celebra la musica come opportunità di crescita, Mina parla della difficile condizione di chi dalla periferia va in città e dell'isolamento che si prova. Nonostante l'impegno della canzone, l'esempio primordiale di D'Angelo resta difficile da raggiungere.

Ma a sconvolgere di più forse è il mix disco-metallaro di un gruppo russo, i 44 Lenigrad, che, nel 1995, toccarono vette di fantasia mai immaginate. La versione di "Bella ciao" che propongono è un mix fra la canzone partigiana italiana e le basi di Donna Summer. Il tutto con chitarroni e voce metal. Un mix che non sarebbe mai apparso nemmeno negli incubi dei peggiori compositori del mondo.

Ma gli estimatori della musica nostrana non mancano nemmeno nel Paese del Sol levante. Nel Giappone degli anni '60, infatti, due gemelle che cantano all'unisono incidono la loro versione di "Tintarella di luna", "Getsuei no Napoli". In realtà nel testo la città di Napoli non viene mai menzionata, forse il titolo è stato cambiato solo per dare l'impressione di una canzone italiana.

Non solo disastri. Anche se il successo dell'incisione fu pari allo zero, Robert Plant fece una cover di un pezzo del 1967 di Ornella Vanoni. "La musica è finita" diventa, proprio nello stesso anno, "Our song", ma, come accennato prima, il front-man dei Led Zeppelin non ha molto successo con il brano pop, e, fortunetamente, torna a dare il meglio di sé in un altro genere.

Però, per la fine, è bene conservare una chicca ormai dimenticata. David Bowie nel 1969 incide uno dei suoi più grandi successi "Space oddity". Nello stesso anno, una dei parolieri più famosi di sempre, Mogol, ne scrive il testo in italiano che sarà cantato proprio da Bowie. Un mix di lingue che regala un vero capolavoro.

Elvira Iadanza

[23.10.2019 - 17:03]



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