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Il caso Tam Tam

Esclusa dal campionato di basket U16
la squadra fatta dai figli dei migranti


C'è chi può e chi non può, anche se vorrebbe. Se gli azzurri del Napoli Calcio optano per l'ammutinamento dal ritiro voluto dalla società dopo la sconfitta in campionato contro la Roma, proprio a Castel Volturno c'è una squadra di giovanissimi che vive la situazione opposta.

La sentenza del Tar del Lazio ha, infatti, confermato l'esclusione della "Tam Tam basket" dal Campionato Under 16 Eccellenza. La Federbasket non aveva ammesso al torneo la squadra allenata da Massimo Antonelli e composta da figli di immigrati africani e non cittadini italiani. Dopo l'esclusione, la squadra si era rivolta al Tar Lazio per contestare quella esclusione ritenuta "discriminatoria e illegittima". Un provvedimento d'urgenza del tribunale amministrativo ha consentito al team di "iscriversi con riserva" ma la sentenza di ieri ha messo la parola fine, per ora, al sogno di partecipare quest'anno al campionato eccellenza. La legislazione sportiva italiana, infatti, prevede che per partecipare alle competizioni ufficiali le squadre non abbiano più di due atleti stranieri.

«La nostra partecipazione viene considerata come un pericolo per movimento cestistico italiano», commenta amareggiato mister Massimo Antonelli, ex campione d'Italia con la Virtus Bologna e fondatore di Tam Tam. «È stata - continua - una grande delusione. Invece di discutere della sostanza si sono appellati a un cavillo burocratico per non affrontare la questione, se è giusto o no che questi ragazzi giochino senza alcun vincolo».

Nel 2017 a sciogliere il nodo legato alla nazionalità dei 45 atleti, tra i 10 e i 18 anni, del club di Castel Volturno - figli di stranieri che vivono sulla Domiziana provenienti in larga maggioranza da Nigeria, Ghana e Benin - fu una legge ad hoc sullo "ius sportivo" denominata come norma "Salva-Tam Tam Basket". La norma permise ai giovanissimi atleti a di competere e vincere, nel nome dell'integrazione, nel campionato regionale campano, guardando verso il salto in quello di Eccellenza.

Il "caso Tam Tam" si presenta come un esempio virtuoso di come si possa avvicinare sul territorio italiano una comunità che non faceva sport ma che ne aveva una gran voglia tanto da vincere in due anni un titolo regionale. «Invece di essere visto - spiega - come un esempio virtuoso è stato visto come un movimento che poteva portare danni al movimento cestitico italiano. Il pericolo è che potremmo alimentare il desiderio di molte società ricche di comprare baby talenti in giro per il mondo penalizzando e mortificando il prodotto italiano pur alzando la competizione. Il nostro, invece, è un tentativo di valorizzazione del prodotto locale perché si tratta di ragazzi che sono nati qua e che la scuola include senza alcun problema e che lo sport tende a includere ma non in modo definitivo».

Valentina Ersilia Matrascia

[7.11.2019 - 15:34]



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