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Allenamento aperto

Il Napoli prova a riavvicinare i tifosi
Ma sembra vicino l'addio di Ancelotti

L'allenatore del Napoli Carlo Ancelotti


Un allenamento a porte aperte, così che siano i tifosi a decidere se schierarsi con i giocatori o con il presidente De Laurentiis. Ma attenzione: i giornalisti non sono ammessi all'ingresso. Il silenzio stampa partenopeo must go on. Si arricchisce di un nuovo - e chissà se ultimo - capitolo la commedia dell'assurdo che vede protagonista lo spogliatoio del Napoli.

Lo psicodramma era cominciato sabato, dopo la sconfitta in campionato contro la Roma e l'obbligo di andare in ritiro per preparare al meglio la decisiva partita di Champions League contro il Salisburgo. Da lì, il caos: prima le rimostranze di Carlo Ancelotti in conferenza stampa, poi il pareggio in rimonta per 1-1 positivo per le speranze di qualificazione agli ottavi di finale, ma negativo per la tenuta psichica della squadra. Infine, l'acceso scambio di vedute tra i big azzurri e la decisione finale, comunicata alla società per bocca del capitano Lorenzo Insigne, «Noi - avrebbe detto a Edo De Laurentiis - andiamo a casa. Dillo a tuo padre». Ritiro terminato per tutti. Meno che per Ancelotti - l'unico a essere tornato a Castel Volturno. Proprio l'unico che aveva provato a dire "no" alla clausura forzata.

Se non è ancora chiaro quali saranno le conseguenze di questa insurrezione di spogliatoio, è facile rendersi conto che in gioco ci sono tre parti, che si danno battaglia al grido di mors tua, vita mea. ?Da un lato del campo i calciatori, quelli che si ribellano all'autorità costruita. C'è un Lorenzo Insigne che periodicamente punta i piedi, per capriccio, gioco o per necessità. Ci sono un Dries - Ciro - Mertens e uno José Maria Callejon che hanno dato tutto per la maglia azzurra, per poi venire "mortificati" dal presidente De Laurentiis di fronte alle loro richieste di adeguamento di contratto. «Se trovano chi li paga di più - aveva detto ai giornalisti qualche settimane fa - possono andare». C'è quel Kalidou Koulibaly che è la vera delusione di questo inizio di stagione napoletano. E poi c'è quell'Allan che, a gennaio, era stato a un passo dal Paris St. Germain, per poi rimanere all'ombra del Vesuvio per motivi poco chiari. Sarebbero loro i big che hanno guidato la rivolta. Per ribadire alla società che la loro volontà conta. Ma, forse, anche per liberarsi di Ancelotti, quel tecnico che - evidentemente - non piace più come prima.

Dall'altra parte della linea di centrocampo, la famiglia De Laurentiis - Aurelio ed Edo. Due che non hanno paura di scendere in guerra contro i dissidenti. Due che non si fanno mettere i piedi in testa da quello che ormai non è che un manipolo di ingrati. Due che, nel pomeriggio di ieri, hanno affidato la loro linea di pensiero a un durissimo comunicato stampa. «La società - si legge nella nota - tutelerà i nostri suoi diritti economici, patrimoniali, di immagini e disciplinari in ogni sede». In altre parole, i De La sono pronti ad andare in causa con i big della squadra. Anche se questo potrebbe voler dire compromettere una stagione che, forse, ancora si può ancora salvare.

Incastrato nel cuore della lunetta di metà campo l'allenatore, Carlo Ancelotti. L'uomo che non può lasciare la baracca ma che non può neanche essere allontanato dalla baracca. In entrambi i casi le penali sarebbero salatissime. Ma chi è che davvero supporta Carletto nel Centro Tecnico di Castel Volturno? Su un solo punto calciatori e società sono d'accordo: Ancelotti è ai titoli di coda con il Napoli. Ai senatori partenopei non piace la sua leadership troppo "familiare" e "aziendalista" mentre per De Laurentiis l'allenatore di Reggiolo non solo ha fallito nel portare la squadra al livello successivo, ma non si è neanche speso a favore della società nei momenti topici della stagione, quale, per esempio, la querelle "ritiro sì, ritiro no, ritiro forse". Nel calcio, si sa, si gioca di squadra. Ma per questo Napoli, recuperare la coesione perduta sembra una mission impossible.

Michela Curcio

[7.11.2019 - 15:58]



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