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Il corsivo

DeMa-DeLa: in crisi i due modelli
della Napoli una volta vincente


In pochi giorni Napoli si è trovata di fronte a due grandi crisi. Quella del modello de Magistris e quella del modello De Laurentiis.

Da una parte c'è lui, 'o sindaco, contro cui alcuni esponenti della sua stessa maggioranza hanno tramato per boicottare il prosieguo dell'esperienza amministrativa. Da qui la decisione di 16 consiglieri comunali (tutti quelli d'opposizione) di presentare una mozione di sfiducia che sarà votata tra il 16 novembre e il 6 dicembre.

Dall'altra c'è 'o presidente De Laurentiis che consapevole di una profonda crisi del Napoli (che non vince, non avanza e non sorprende) ha mandato i suoi giocatori in ritiro a Castel Volturno. Prima la reazione di Mister Ancelotti che si è detto in disaccordo con presidente e società. Poi quella dei giocatori che dopo il pareggio con la Redbull Salisburgo boicottano. E invece di andare a Castel Volturno se ne tornano a casa.

Due modelli per anni vincenti e che ora si trovano in profonda crisi. Due modelli diversi che però hanno un punto in comune: il ruolo dell'uomo solo al comando. Andiamo con ordine.

Il modello DeMa è quello della gestione personale di un movimento politico, di una giunta comunale e, diciamola tutta, di un'intera città.

Il sindaco si è presentato come l'uomo rivoluzionario che doveva arrevotare la politica cittadina. Un masaniello, un capopopolo, chiamatelo come vi pare. Ma il suo consenso lo ha avuto, riuscendo a riavvicinare Palazzo San Giacomo al resto della città.

Con uno stile poco politichese ha convinto migliaia di napoletani (e non) che una rivoluzione andava fatta davvero. Al diavolo, dunque, le regole precostituite, al diavolo la comunicazione istituzionale.

Il suo stile però cozzava con i tecnicismi dell'amministrazione pubblica e del compromesso politico. Così 'o sindaco si è trovato a dover rivedere spesso la composizione della squadra, andando avanti a colpi di rimpasti.

Un nuovo rimpasto lo ha annunciato lui stesso: «nelle prossime ore - ha detto - farò cambiamenti importanti, non solo in Giunta ma nell'assetto di governo della città». Una rivoluzione, l'ennesima.

L'ultima? Non è detto. Ma dopo otto anni di amministrazione - tra promesse mantenute e altre disilluse - ora è tutto paralizzato: il consiglio comunale non riesce a riunirsi da quattro mesi e decisioni delicate sul governo della città stentano ad arrivare.

L'uomo solo al comando è condizione necessaria anche nel modello DeLa. Perché è lui, De Laurentiis, che da solo e con spirito manageriale ha preso in mano le redini di una società sportiva e di una squadra ormai fallite e le ha riportate allo splendore di un tempo. Efficienza e funzionalità le parole chiave della sua azione.

Ma una differenza, forte, col modello DeMa c'è: l'assenza, quasi totale, di empatia.

Uno stile alla "qui comando io. E chissenefrega se non sono amato: io porto a casa i risultati".

Ma quando a non amarti sono i tuoi stessi giocatori qualcosa non va. Perché in fondo sono loro che scendono in campo a giocare.

Presunzione? Egocentrismo? Cos'è che ha portato al fallimento - quasi contemporaneo - dei due modelli napoletani di gestione?

Questa però potrebbe essere l'occasione, per la città, di voltare pagina. Di puntare su un modello nuovo. Una buona sintesi tra i due precedenti o qualcosa di completamente innovativo. Chi ha idee si faccia avanti.

Mario Messina

[7.11.2019 - 17:23]



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