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Zerocalcare a Napoli

Nei fumetti la mia realtà
tra impegno e disimpegno


Dai commenti su fb agli articoli di giornale, da una parte c'è chi lo accusa per la sua produzione disimpegnata e dall'altra chi per l'eccesso di impegno sui temi sociali. «Del resto, siamo tutti - a meno che non siamo dei deficienti - delle persone con degli interessi diversi e diversificati. Uno può avere interesse a capire cosa succede in Siria del nord e al tempo stesso aspettare con trepidazione le puntate de Il trono di Spade, no?», chiede al suo pubblico in un plebiscito di applausi e risate, Zerocalcare, al secolo Michele Rech.

La tappa napoletana del tour di presentazioni del nuovo lavoro del fumettista romano si svolge in una Feltrinelli piena di giovani e meno giovani in fila per ore per un autografo o un disegno accompagnati dal selfie di rito col proprio beniamino.

"La scuola di pizze in faccia del professor Calcare", edito da Bao Publishing e uscito il 21 ottobre scorso, raccoglie 304 pagine di storie realizzate e pubblicate negli anni sul blog, sui siti e sulle riviste con cui collabora (L'Espresso, Wired, Internazionale, ecc) ma anche una storia inedita di 25 pagine in tre parti. Per la prima edizione un regalo extra: una storia che non sarà presente nelle ristampe successive.

Un lavoro totalmente in linea con il suo pensiero su impegno e disimpegno, alternando temi sociali e al mondo del cinema e della televisione. Il disegnatore romano ripercorre insieme all'editore e al suo pubblico, tra risate e ironia, alcuni episodi. C'è spazio anche per le polemiche.

«All'interno del mondo dell'editoria rimaniamo le scimmiette folkloristiche. C'è ancora lo stereotipo che il fumetto serva a raccontare solo le cazzate», racconta Zerocalcare. «Questa cosa - aggiunge - l'ha scalfita Givi in parte e in parte io ma nell'esperienza, ad esempio, del Premio Strega rimane. In tutto quel macchinario la presenza della graphic novel non era un riconoscimento per le copie vendute ma un modo per svecchiare l'immagine del premio e far vedere aperture verso altre tendenze. Se un premio ai libri non prendesse in considerazione un libro che va in classifica evidentemente non fotograferebbe bene la realtà ma sicuramente c'è una parte di loro che pensava facessimo folklore, come quando uno si porta il cugino scemo».

Un racconto il suo fatto al tempo stesso di citazioni colte e cultura pop, saggiamente mescolate. «La cultura "alta" - spiega - è quello che mi rimane del liceo classico quindi è difficile che chi ha finito la scuola non conosca. Di solito, mi serve per aumentare l'effetto comico o per fare da contraltare a qualcosa di profondamente meschino o volgare. La cultura pop, invece, è una scorciatoia. Se cito qualcosa che conosciamo tutti perché fa parte del bagaglio generale, il lettore capisce subito di cosa sto parlando. Magari se dico una cosa buffa e lo fa ridere è meglio»

Attualmente è a lavoro su una miniserie inedita divisa in più puntate, tuttora in cerca di produttore ma con un ricco cast di doppiatori: da Elio Germano nel ruolo di Secco a Valerio Mastandrea nel ruolo dell'armadillo. Da buon romano che vive nel quartiere Rebibbia non può, sollecitato dal pubblico in sala, non dedicare un pensiero alla Pecora Elettrica e alla difficile realtà metropolitana della capitale che, come ricorda il suo editore, conosce bene perché «Michele guarda Roma come un macellaio guarda una mucca, vede i trattini rossi che dividono i quarti».

Valentina Ersilia Matrascia

[8.11.2019 - 07:32]



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