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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Tennis/2

I protagonisti
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Quali sono state le altre sei partite di tennis più significative degli undici mesi appena trascorsi? Scopriamolo con la seconda parte di questa "rassegna".

4 giugno, Roland Garros - quarti di finale

Roger Federer df Stanislas Wawrinka (7-6, 4-6, 7-6, 6-4)

Troppo facile raccontare del dodicesimo Roland Garros di Nadal. Il derby elvetico tra Federer e Wawrinka merita di essere rivisto perché è un elogio al talento e alla longevità. A giugno, Roger torna a Parigi dopo tre anni di assenza. La terra rossa non è la sua superficie preferita, ma, complice una forma fisica impressionante per la sua età, la semifinale non è un'utopia. Stan the Man, invece, è alla ricerca di punti che lo riportino a ridosso della top ten, nonostante le trentacinque primavere. I precedenti dicono 20 a 3 per Federer, ma le vittorie di Wawrinka sono arrivate tutte sulla terra rossa. Al Roland Garros tra i due connazionali è battaglia. Stan è tutt'altro che stanco dopo la maratona del giorno prima contro Tsitsipas. Roger, invece, alterna colpi meravigliosi a una scarsa concretezza quando si tratta di convertire palle break (a fine partita ne avrà sfruttate due su diciotto). Sul primo match point, Federer forza la seconda e commette doppio fallo. A trentotto anni, anche il "Re" sente la pressione e l'emozione. Per fortuna, il suo è un errore indolore. Al terzo tentativo, la volee è vincente e Roger torna tra i primi quattro di Francia. Sarà il preludio all'atto 39 del Fedal.

4 luglio, Wimbledon - 2° turno

Rafael Nadal df Nick Kyrgios (6-3, 3-6, 7-6, 7-6)

Quattro mesi dopo Acapulco, Nadal si prende la rivincita su Kyrgios. La vendetta arriva a Wimbledon, su quell'erba sopra la quale - nonostante i due titoli - Rafa non sembra mai davvero a suo agio. A Londra, i pronostici sono dalla parte del maiorchino, ma l'australiano, che ha saltato la stagione sulla terra rossa perché - semplicemente - non gli andava di giocarla, è carico all'idea di sfidare il suo più acerrimo rivale. Il primo set scorre veloce, con Nadal molto cattivo e Kyrgios più interessato alle smorzate no-sense e ai servizi dal basso che ai vincenti. Nel secondo parziale, però, la musica cambia: Nick comincia a coniugare spettacolo e concretezza e, nonostante subisca il controbreak sul 4-2, strappa di nuovo il servizio al suo avversario e si porta sul 6-3. Esaurita la fase di foga agonistica, regna l'equilibrio sia nel terzo che nel quarto set. Alla fine la spunta Nadal, chirurgico in entrambi i tiebreak. Ma lunga vita al controverso Nick Kyrgios, il cui talento cristallino non può e non deve essere messo in discussione.

4 agosto, ATP 500 Washington - finale

Nick Kyrgios df Daniil Medvedev (7-6, 7-6)

A parità di condizione fisica, il talento senza briglie vince sulle geometrie. Parola di Nick Kyrgios. A farne le spese a Washington un Medvedev che, nonostante l'impegno, non riesce mai a costruirsi una possibilità di fare breccia nel gioco del suo avversario. Nella finale del Citi Open, per scardinare la difesa di Kyrgios, il russo lo martella da fondocampo e, a onor del vero, sbaglia pochissimo. Eppure, l'australiano è semplicemente più completo. Smorzate, ace a oltre 200 km/h, dritti fulminanti: con queste armi, Nick non concede a Daniil neanche una palla break. Entrambi i set si decidono al tiebreak. Nel primo, sul 5-4 il nativo di Camberra recupera il mini-break con una palla corta tanto folle quanto spettacolare. Nel secondo, l'australiano è chirurgico al servizio, mentre Medvedev paga un po' di stanchezza e di inesperienza. Per Kyrgios, in America arriva il sesto titolo in carriera, il terzo ATP 500. Vero, con il suo talento può vincere molto di più, ma, in termini assoluti, a ventiquattro anni, la sua bacheca non è poi così povera.

22 settembre, Laver Cup - the decider

Alexander Zverev df Milos Raonic (6-4, 3-6, 10-4)

«I want a fist pump or a let's go every point you win (Voglio un'esultanza con il pugno o un "andiamo" per ogni punto che vinci)». Parole di un agguerrito Roger Federer a un insicuro Alexander Zverev prima del decisivo super tiebreak contro Raonic. Tutta la partita è un must to see, perché è un manifesto di quanto, nel tennis, la fiducia sia fondamentale. Alla Laver Cup Sascha arriva a pezzi nel fisico e nella psiche. Highlights dei suoi ultimi due mesi, le sconfitte contro Vesely a Wimbledon e Kecmanovic a Cincinnati. Quando Federer e Nadal lo obbligano a giocare contro Raonic, il tedesco non può rifiutarsi, ma scende in campo spaventato. Zverev vince il primo set e sembra in controllo nel secondo. Ma sul 2-3 perde la concentrazione e subisce un evitabile break. Non solo. Sul 5-3 ha quattro palle del controbreak, ma non riesce a sfruttarne neanche una. La partita sembra scritta, ma, grazie agli incoraggiamenti del suo team, nel super tiebreak Zverev tira fuori l'orgoglio e, a suon di passanti lungolinea di dritto e di rovescio, consegna la Laver Cup agli europei. Da quel momento la sua stagione migliorerà. Nell'ordine arriveranno la semifinale a Pechino, la finale nel Master 1000 di Shanghai e la semifinale alle ATP Finals.

5 ottobre, ATP 500 Pechino - semifinale

Stefanos Tsitsipas df Alexander Zverev (7-6, 6-4)

Forse la partita più sottovalutata dell'anno. A Pechino il tennis è drammatico, impulsivo, spettacolare. Sia Tsitsipas che Zverev arrivano alla semifinale cercando di mettersi alle spalle dubbi e paure. Il greco ha avuto una crisi di identità dopo le due premature eliminazioni a Wimbledon e agli US Open, mentre il tedesco è reduce da una battaglia legale con il suo ex manager. La partita è ricca di capovolgimenti: Zverev scappa 3-0, serve un ace per salire 4-1, ma Tsitsipas chiama (in leggero ritardo) il falco e la palla è out. Si rigioca il punto e, poco dopo, è controbreak e successivo break del greco. Sul 5-3, il primo parziale sembra in archivio, ma a Stefanos sale la paura e Sascha rientra nel set. Si arriva al tiebreak, dove Zverev non converte tre set point. Le conseguenze saranno letali: tenuta botta nel primo game del secondo set, il Next Gen di Amburgo si lascia andare e va sotto 5-1. Con Tsitsipas che serve per il match, però, Zverev si inorgoglisce e risale fino al 5-4 e vantaggi. Alla fine, Stefanos prevale di nervi e di gioco. E si porta tre a uno negli scontri diretti con Sascha.

14 novembre, ATP Finals - round robin

Roger Federer df Novak Djokovic (6-4, 6-3)

8-7, 40-15, due match point sul servizio. Dal 14 luglio questa sequenza ha tormentato tutti i tifosi di Federer. Esattamente dopo quattro mesi arriva la vendetta. Certo, il secondo posto nel girone eliminatorio delle ATP Finals non vale un trionfo a Wimbledon. Eppure la vittoria di "Re Roger" ha un enorme valore simbolico. Per tutto il match Djokovic non capisce granché. Federer è in modalità "dio del tennis": da fondocampo recupera tutto, i suoi colpi toccano sempre la riga e le sue smorzate sono inarrivabili persino per l'uomo di gomma Nole. Per poco più di un'ora il tempo si ferma e il trentottenne di Basilea gioca in versione 2006/2007. Il resto è poesia: dodici ace, 81% di punti con la prima di servizio, una sola palla break concessa (e annullata con una volee stupenda), ventitré vincenti e soltanto sei errori non forzati. Inutile aggiungere altro, val la pena trovare il tempo per rivedere questa partita ancora una volta.

Michela Curcio

[3.12.2019 - 16:45]



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