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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Tennis/1

Undici partite da cineteca


Off-season: la parola più triste per tutti gli appassionati di tennis. Il sipario sul 2019 è ufficialmente calato dopo la parentesi sudamericana di Federer e Zverev e la vittoria della Spagna nella Coppa Davis. In attesa del primo torneo del nuovo decennio - quella ATP Cup in programma dal 3 gennaio - è il momento di rivivere le partite più divertenti degli undici mesi appena trascorsi. Piccola avvertenza: sarebbe troppo scontato e banale parlare di Wimbledon, della finale degli US Open, della rivolta Next Gen nel Master 1000 di Shanghai o di Tsitsipas che diventa "maestro". I match selezionati sono "di nicchia", ma altrettanto epici.

20 gennaio, Australian Open - ottavi di finale

Stefanos Tsitsipas df Roger Federer (6-7, 7-6, 7-5, 7-6)

A Star is Born, Melbourne edition. A gennaio Federer si presenta in Australia da doppio campione in carica e, nonostante le trentasette primavere e l'agguerritissima concorrenza di Nadal e Djokovic, nessuno lo dà per sfavorito. Anzi. Per molti "Re Roger" può seriamente riuscire a centrare un triplete che avrebbe del leggendario. Per questo, quando Tsitsipas lo estromette in anticipo dal primo Slam della stagione, tifosi e giornalisti restano a metà tra lo scioccato e il divertito. Non che l'elvetico sia esente da rimproveri: spreca quattro set point nel secondo parziale e, in generale, non converte neanche una delle ben dodici palle break procurate in più fasi dell'incontro. Al greco, invece, vanno riconosciuti due grossi meriti: aver mantenuto i nervi saldi e non essersi fatto intimorire né dal palcoscenico, né dal suo avversario. Venti anni e incoscienza: la ricetta porterà Tsitsipas fino alla sua prima semifinale Slam.

28 febbraio, ATP 500 Acapulco - 2° turno

Nick Kyrgios df Rafael Nadal (3-6, 7-6, 7-6)

In tutta la sua carriera Nadal ha perso soltanto cinque volte sprecando match point a favore. Una di queste proprio contro Kyrgios ad Acapulco. Che Nick non fosse l'avversario ideale per Rafa lo si sapeva già dal 2014, quando l'australiano, appena diciannovenne, eliminò il maiorchino agli ottavi di finale di Wimbledon. Eppure in Messico Nadal parte fortissimo. Nel primo set lo spagnolo domina a suon di dritti devastanti e recuperi da fondocampo. Kyrgios, al contrario, è deconcentrato e poco ispirato. Dal secondo parziale si accende la lotta: grazie agli ace e ai recuperi difensivi, l'australiano salva tre palle break nel nono gioco e si trascina al tiebreak, che vince grazie al suo dritto. Poi, annullati altri tre break point nel terzo set, al tiebreak decisivo Nick combina il finimondo. Con Nadal avanti 6-3, Kyrgios si inventa nell'ordine una volee in salto, una stop volley baciata dal nastro e un rovescio nei piedi del suo avversario. Al resto ci pensa il maiorchino, che commette doppio fallo sul 6-6. Nel post-partita, Rafa si lamenterà di un Nick irrispettoso e interessato soltanto a dare spettacolo. L'australiano se la legherà al dito, ma prima andrà a vincere il torneo, battendo in finale Zverev.

2 marzo, ATP 500 Dubai - finale

Roger Federer df Stefanos Tsitsipas (6-4, 6-4)

Neanche cinquanta giorni dopo essere stato detronizzato agli Australian Open, Federer si prende la rivincita. Ed è dolcissima, perché coincide con il titolo numero 100 della sua incredibile carriera. All'appuntamento con Tsitsipas l'elvetico arriva in modalità diesel. Dopo i primi due zoppicanti turni contro Kohlschreiber e Verdasco, inizia a trovare la quadra del suo gioco soltanto con Fucsovics, per poi lasciare quattro game a Coric in semifinale. In finale Roger fa pesare la maggiore esperienza a uno Stefanos molto stanco e anche un po' emozionato. A decidere la partita, i due break dello svizzero in apertura del primo set e in chiusura del secondo. Nel mezzo, volee che sfidano la forza di gravità e sensazionali rovesci a una mano - sia da una parte che dall'altra. Il match è un must to see anche in termini di atletismo. Da una parte un ventenne testardissimo nel cercare angoli non solo efficaci, ma anche belli. Dall'altra, un trentasettenne i cui riflessi non hanno nulla da invidiare a quelli dei rampanti Next Gen.

20 aprile, Master 1000 Montecarlo - semifinale

Fabio Fognini df Rafael Nadal (6-4, 6-2)

Una delle peggiori partite in carriera di Nadal sulla terra rossa. Non per suoi demeriti, ma per meriti di un Fognini che, quando ha voglia di giocare, vale ben più di un posto in top ten. A Montecarlo Rafa è senza dubbio favorito. Prima della semifinale, il maiorchino si sbarazza facilmente di Bautista-Agut, Dimitrov e Pella. Fabio, invece, al primo turno contro Rublev si trova sotto 4-6, 1-4 e palla dell'1-5 per il russo. A un passo dal baratro, qualcosa nella mente dell'italiano cambia e per lui, dagli ottavi di finale, arrivano due vittorie di peso contro Zverev e in rimonta contro Coric. In semifinale, sprecato un break in apertura e recuperato un break a sfavore nel quinto gioco, a Fognini comincia a riuscire tutto: dritti a pizzicare la linea, rovesci lungolinea, lob difensivi e smorzate da cineteca. Di fronte a un avversario che disegna traiettorie a suo piacimento, Nadal sembra impotente sul piano dell'intensità e della resistenza da fondocampo. Addirittura, nel secondo set, Fabio va vicino a infliggere un 6-0 a Rafa sulla terra rossa. Non ci riesce, complice un fisiologico rilassamento fisico, ma il 6-2 con cui chiude l'incontro è da cineteca. Il giorno dopo, Fognini batterà Lajovic 6-3, 6-4 e vincerà il suo primo Master 1000. E chissà che proprio in quel momento Nadal non abbia deciso di volerlo con sé alla Laver Cup.

11 maggio, Master 1000 Madrid - semifinale

Stefanos Tsitsipas df Rafael Nadal (6-4, 2-6, 6-3)

Fognini è stato un precursore, Tsitsipas ha appreso velocemente la lezione. Così, anche in Spagna il "re del rosso" è costretto ad abdicare prima della finale. Proprio come a Montecarlo, Nadal arriva a Madrid da favorito e, nel suo cammino verso il titolo, sconfigge nettamente Auger-Aliassime, Tiafoe e Wawrinka. Alla vigilia della semifinale i colpi aggressivi di Tsitsipas non sembrano poter mettere in difficoltà uno come Rafa sulla terra battuta. Eppure il greco interpreta la partita adattandosi con umiltà al gioco del suo avversario. Gli scambi sono duri e prolungati, ma Stefanos capisce quando cercare il vincente e quando aspettare con pazienza l'errore di Nadal. Non sempre il suo piano riesce. Due volte sopra di un break, Tsitsipas si fa riprendere sia sull'1-0 che sul 4-3, prima di chiudere il primo set 6-4. Poi, nel secondo parziale, dopo un iniziale equilibrio, il greco cede di schianto e subisce un duro 2-6. In apertura di terzo set Nadal ha due palle break. Tsitsipas, però, reagisce ritrovando i suoi guizzi sulle righe. Poi strappa il servizio al suo avversario prima sul 2-2 e poi di nuovo sul 4-2. Poco importa che, alla prima occasione di chiudere il match, il greco subisca il controbreak perché, quando è il maiorchino a dover servire per allungare la partita, Stefanos chiude la partita al quarto match point. La vittoria è da antologia, ma, il giorno dopo, a Tsitsipas non riuscirà l'impresa di battere anche Djokovic, con il serbo che vincerà il Master 1000 di Madrid con un netto 6-3, 6-4.

Michela Curcio

[3.12.2019 - 16:54]



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