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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
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Tennis /1

Le previsioni per il 2020


Neanche il tempo per i big di riposarsi tra Sudamerica, Islanda e Maldive che la loro off-season già volge al termine. Dal 3 gennaio il tennis ritorna con la prima edizione dell'ATP Cup, il torneo che è un po' un mondiale, un po' una Coppa Davis light. Poi, fino a luglio, la stagione proseguirà con i grandi appuntamenti di sempre: l'Australian Open, il Sunshine double, vale a dire i due Master 1000 di Indian Wells e Miami e il triplete in red, ossia i tre Master 1000 di Montecarlo, Madrid e Roma. Infine, i due Slam più prestigiosi: Roland Garros e Wimbledon. Nel mezzo, poco più di venti tra ATP 250 e 500, perché tutti, nel circuito, possano avere almeno un'occasione di portarsi a casa un trofeo. Lasciando da parte i tornei "minori", chi sarà il tennista che dominerà la prima parte di 2020? La redazione di Inchiostro si è lasciata andare a qualche previsione, nella consapevolezza che, comunque, le sorprese sono sempre dietro l'angolo. Per ogni big tournament sono stati scelti due nomi, più un terzo, quello di un outsider sul quale val la pena puntare una fiche.

Australian Open

1° ipotesi: Stefanos Tsitsipas

A inizio 2019, dopo che Zverev vinse le ATP Finals, tifosi e giornalisti già lo vedevano alzare al cielo Norman, la coppa degli Australian Open. Dodici mesi dopo, considerato l'annus horribilis del tedesco, l'esperienza dovrebbe insegnare a non mettere troppa pressione sui giovani. Allora perché pronosticare la vittoria di Tsitsipas in Australia? Perché è innegabile che Stefanos non sia Sascha. Nonostante le similitudini nel loro percorso, il greco è più maturo e più in grado di gestire la sua emotività. Val la pena, quindi, credere che possa essere proprio lui a interrompere il dominio dei Fab 3 negli Slam.

2° ipotesi: Alexander Zverev

Se si è appena detto che Zverev esce da un 2019 orribile, perché inserirlo tra i favoriti per la vittoria in Australia? Perché è difficile pensare che il 2020 del tedesco possa essere altrettanto deludente. Unico tra i Next Gen più famosi a non essersi mai spinto oltre un quarto di finale Slam, Sascha non è più il primo tra i giovani. Un colpo che il suo ego potrebbe non avere intenzione di accettare. E poi, una curiosità: nonostante lo scarso feeling tra Sascha e i tornei Slam, il ventiduenne di Amburgo ha vinto la versione juniores degli Australian Open nel 2014.

Outsider: Nick Kyrgios

Se (dottor) Nick ne ha voglia, può vincere tutti gli Slam che vuole. Il problema è che (Mr. Hyde) Kyrgios non sa ancora mantenere alta la concentrazione in campo per due settimane. Il nativo di Camberra ha già vinto gli Australian Open a livello juniores nel 2013. A Melbourne il pubblico sarà ovviamente dalla sua parte. E, in fondo, considerato il talento di Kyrgios, fa strano pensare che non sia mai andato oltre un quarto di finale Slam. Si mettano da parte le intemperanze caratteriali: Nick merita di trionfare in un grande torneo. Lo deve al suo talento.

Indian Wells

1° ipotesi: Dominic Thiem

Visti i progressi di Thiem sul cemento, perché non pensare che a Indian Wells possa difendere il titolo? Il 2019 di Dominic lo ha visto scrollarsi di dosso l'etichetta del "terraiolo". Dopo la vittoria in America, sono arrivati i trionfi negli ATP 500 di Pechino e Vienna e la finale nelle ATP Finals di Londra. Nei dodici mesi appena trascorsi, l'austriaco ha adattato il suo gioco a superfici sempre più veloci: i risultati sono arrivati, ma sarebbe ingiusto porsi limiti. Unico cruccio, l'età non aiuta Thiem: nel 2020 compirà ventisette anni. Non un'anticamera della pensione, ma meglio muoversi a mettere in bacheca altri Master 1000.

2° ipotesi: Daniil Medvedev

Indian Wells è un torneo adatto a tennisti geometrici. Per questo motivo è impossibile non includere Medvedev tra i favoriti per la vittoria finale. Il russo (che pur è stato escluso dai papabili trionfatori nell'Australian Open per eccesso di coraggio da parte di chi scrive) ha colpi che ben funzionano sui campi americani. Inoltre, esclusa la parentesi Bercy e ATP Finals, Daniil è reduce dalle vittorie nei Master 1000 di Cincinnati e Shanghai e dalle finali a Washington, Montreal e gli US Open. Guarda caso, tutti tornei giocati sul cemento. Come Indian Wells.

Outsider: Denis Shapovalov

Shapovalov vede il campo da tennis come San Siro o come il recinto di casa sua. Non ci sono altre opzioni. Eppure, sul finale dello scorso anno il canadese ha trovato continuità. A ciò si aggiunga che proprio sul cemento Denis ha raccolto i migliori risultati della sua giovane carriera: semifinale nel Master 1000 di Toronto (2017), semifinale nel Master 1000 di Miami (2019), vittoria nell'ATP 250 di Stoccolma (2019) e finale nel Master 1000 di Parigi Bercy (2019).

Miami

1° ipotesi: Roger Federer

Anche a Miami l'ipotesi più probabile è che il campione uscente riesca a difendere il titolo. Vero, a marzo Federer avrà trentotto anni e mezzo. Ma c'è qualcuno che ha il coraggio di pronosticare un 2020 senza neanche un Master 1000 nella bacheca dell'elvetico? Chi scrive francamente non se la sente di prendersi questa responsabilità. Il motivo? Quando "Re Roger" decide di entrare in modalità "dio del tennis" dà ancora tre piste a tutti. Sia all'uomo di gomma Nole (basta vedere cosa è successo alle ATP Finals) che ai Next Gen (Tsitsipas e De Minaur lo hanno capito a Basilea).

2° ipotesi: Novak Djokovic

Impossibile immaginare un 2020 nel quale Djokovic non riesca a vincere un trofeo per tutta la prima parte di stagione. Ecco perché, nonostante non sia stato annoverato tra i favoriti per l'Australian Open e Indian Wells, entro marzo quasi sicuramente Nole avrà già messo in bacheca un ennesimo titolo di rilievo. Le qualità tecniche del serbo non si discutono, la voglia di vincere neanche. Soltanto un avversario in stato di grazia o qualche problema fisico potrebbero impedirgli di non fare strada in un torneo che gli è tradizionalmente favorevole come Miami.

Outsider: Alex De Minaur

Attenzione a "Demon". Dopo un 2019 in cui De Minaur ha vinto tre ATP 250 (Sydney, Atlanta e Zhuhai) e si è spinto fino alla finale nell'ATP 500 di Basilea, il 2020 potrebbe essere il definitivo anno della consacrazione. Nei Master 1000 l'australiano ha offerto prestazioni altalenanti, ma l'impressione è che gli serva soltanto una spinta prima di esplodere a tutti gli effetti. E poi, una curiosità: nel circuito maggiore il ventenne De Minaur ha già giocato otto finali. Tutte sul cemento.

Montecarlo

1° ipotesi: Rafa Nadal

Poco da segnalare: se Nadal è in forma, il trittico dei Master 1000 sulla terra rossa sarà tranquillamente suo. A cominciare da Montecarlo, torneo che il mancino di Manacor ha vinto undici volte negli ultimi quindici anni, di cui otto consecutivamente dal 2005 al 2012. Vero, l'anno scorso sui campi monegaschi Rafa venne eliminato in semifinale da Fognini, in una partita destinata a rimanere negli almanacchi. Lo scivolone del 2019, però, più che un campanello d'allarme sembra destinato a rimanere un semplice incidente di percorso.

2° ipotesi: Dominic Thiem

Anche in questo caso i dubbi sono pochi. C'è un unico tennista in grado di spodestare Rafa dal suo trono "rosso": Dominic Thiem. Strano ma vero, l'austriaco non ha mai vinto un Master 1000 sulla terra battuta. Eppure il 2020 potrebbe proprio essere il suo anno. Ormai Domi non è più un semplice "terraiolo", ma è tra aprile e giugno che riesce a esprimere il suo miglior tennis. Sulla terra rossa il rovescio di Thiem si esalta e le sue smorzate sembrano ancora più eleganti. È arrivata l'ora che il principino diventi re per una volta (o forse più di una).

Outsider: Stanislas Wawrinka

Stan the Man è uno dei pochi ad aver interrotto il dominio di Nadal a Montecarlo. Non solo. Nel 2014 sconfisse in finale Roger Federer, impedendogli di vincere il torneo monegasco per la prima volta in assoluto. Wawrinka non ha ancora pienamente ritrovato la forma fisica dopo l'operazione al ginocchio. Inoltre, ad aprile l'elvetico avrà trentacinque anni appena compiuti. Eppure, quanto sarebbe ingiusto se Stanimal chiudesse la sua carriera avendo in bacheca un unico Master 1000? In fondo, sulla terra battuta Stan non se la cava così male.

Michela Curcio

[17.12.2019 - 17:00]



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