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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
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Cocaina a Milano

Lo spaccio ora avviene
nelle piazze virtuali


Il pediatra che ha cominciato a drogarsi per lenire il dolore del divorzio. L'istruttore di volo che indossa gli occhiali da sole per nascondere gli effetti della dose. L'addetta stampa di una nota casa di moda che ha cominciato con l'hashish. L'informatrice scientifica che da quattro anni si rifornisce sempre dallo stesso pusher. Sono le insospettabili storie della Milano bene che si fa portare la cocaina a domicilio. A rivelare i dettagli di questo commercio underground, Cesare Giuzzi, in un'inchiesta pubblicata sull'edizione odierna del Corriere della Sera.

Grazie a un'enorme operazione di marketing criminale, l'acquisto di coca non passa più dagli spacciatori per strada e dal tristemente noto "boschetto di Rogoredo". Le bande di narcotrafficanti, oggi, lavorano grazie al "Nokietto", un telefono adibito alla compravendita delle dosi. A smistare le chiamate un apposito centralinista, a consegnare la droga un "cavallo" - così si chiama nel gergo chi si occupa di formalizzare l'acquisto della "bamba" - che può tenersi tre dosi ogni quindici consegnate.

A tenere le fila di questo immenso business, sono le storiche famiglie di malavita, soprattutto quelle calabresi, legate alla 'ndrangheta, e quelle siciliane. Cambiano i tempi e la piazza di spaccio diventa un mondo virtuale e indefinito, senza allarmi per la sicurezza e senza attenzione da parte della politica.

Non esistono statistiche in grado di quantificare il fenomeno cocaina a Milano. Nel 2018, la sola polizia ha sequestrato nel capoluogo lombardo 265 chili di "polvere bianca". Tra gli investigatori si ipotizza che solo il 10% dei carichi di "bamba" venga effettivamente intercettato. Stando a questi numeri, quindi, a Milano, su un milione e quattrocentomila abitanti, la media di consumo di cocaina è di due grammi a persona. Non solo. Nella maggior parte dei casi, i consumatori non hanno evidenti conseguenze del consumo di droga sul fisico o sulla capacità di lavorare. La "botta" di cocaina è percepita come un doping lavorativo e un volano per amicizie, affari e relazioni.

Sono almeno dieci le organizzazioni che "coprono" il business della cocaina in tutta Milano. I pusher si assomigliano: vestono casual, hanno i capelli curati e modi garbati. A volte effettuano le consegne insieme alle proprie fidanzate. La droga viene venduta in bustine ricavate da sacchetti "gelo" che vengono saldati con un accendino. In alcuni casi, addirittura la droga viene lasciata dietro una cabina telefonica o una cassetta della posta, senza scambio a mano. Una pratica che ha eliminato la commistione sociale tra il mondo falsamente chic dei consumatori e la realtà underground dei pusher.

Michela Curcio

[8.1.2020 - 17:44]



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