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L'anniversario

Tutte le opere di Viviani
ora sono pubblicate online


Per festeggiare il 132esimo anniversario dalla nascita di Raffaele Viviani, l'Università di Salerno ha pubblicato in digitale l'intero archivio di opere dell'artista. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Campania e organizzato dalla fondazione Campania Festival. Da oggi l'opera è liberamente consultabile sul sito web dell'università.

Il lavoro è stato presentato a dicembre del 2019 dai ricercatori del laboratorio "ALPHANUS", della facoltà di "Filosofia dei linguaggi e dell'immagine", che hanno dovuto maneggiare migliaia di pagine e documenti d'epoca, digitalizzandoli in altissima definizione.

Il compositore, attore e poeta napoletano nacque infatti nella notte del 10 gennaio a Castellammare di Stabia. Ebbe una giovinezza assai travagliata: il padre morì quando era ancora piccolo e sin da giovane fu costretto a vivere alla giornata, fra espedienti ed elemosina, per mantenere la sua famiglia poverissima.

Da buon napoletano, aveva però un animo votato all'arte. E nonostante una povertà feroce, l'incapacità di leggere e scrivere e la scarsa conoscenza dell'italiano, aveva un talento naturale per il teatro. E decise di non rinunciare mai alla sua passione, tanto da arrivare a presentare nel 1917 la sua prima opera.

Mentre il mondo combatteva la Grande Guerra, Napoli viveva la sua Belle Epoque fra le poesie borghesi di Salvatore Di Giacomo, il teatro comico di Scarpetta e le musiche della scuola napoletana. Nel frattempo, al Teatro Umberto, il ventinovenne Viviani presentò la sua prima opera, 'O Vico, che raccontava in napoletano i personaggi dei bassifondi con tutte le loro particolarità e stranezze, che il giovane stabiese imparò a conoscere molto bene.

Dopo il primo successo teatrale, la vita di Don Rafele ebbe un cambio repentino. E con lui cambiò anche il cognome, che all'anagrafe era "Viviano". Il plurale, infatti, suonava meglio all'orecchio degli ascoltatori. Non cambiò però il suo soprannome, che rimase quello di "scugnizzo".

Nonostante il successo, che finalmente gli garantì una vita benestante, le opere di Viviani rimasero caratterizzate dalle "macchiette", caricature dei caratteri tipici dei personaggi dei bassifondi napoletani. Figure ben diverse da quelle dei racconti di Ferdinando Russo, che dipingono invece il popolo povero nei suoi istinti più bassi e cupi.

Dopo quarant'anni di attività artistica, che lo portarono ad essere uno dei più prolifici autori napoletani, Viviani morì nel 1950 dopo una lunga malattia. Il suo ultimo desiderio fu quello di vedere il panorama di Napoli dalla sua finestra.

Federico Norberto Quagliuolo

[10.1.2020 - 11:37]



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