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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
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La recensione

Successo al teatro Bellini di Napoli
per l'Antigone coraggiosa e passionale


Quando la legge degli uomini sfida quella degli dei, il compito di ribellarsi spetta alle donne. E non si sottrae certo a questa missione Antigone, anarchica ante litteram, disposta a farsi guidare - anche a costo della propria stessa vita - dai propri ideali di giustizia e dal proprio sangue più che dalle leggi degli uomini e del re.

Ribelle, coraggiosa e passionale, l'Antigone portata in scena dal 7 al 12 gennaio al Teatro Bellini di Napoli dalla compagnia Teatro Stabile di Catania per la regia di Laura Sicignano che ne ha curato, insieme ad Alessandra Vannucci, anche la traduzione e l'adattamento.

Una narrazione senza tempo, elemento in particolar modo evidente nella scelta dei costumi di Guido Fiorato, così come l'opera stessa di Sofocle che mette in luce temi universali e archetipici come il rapporto con il potere e tra i sessi. Al centro della narrazione è l'ostinazione di Antigone - un'intensa Barbara Moselli - di dare sepoltura al fratello Polinice, ritenuto un traditore della patria, contravvenendo all'edito di suo zio il re Creonte - interpretato magistralmente da Sebastiano Lo Monaco - che vuole riservarne l'onore soltanto a Eteocle, anche egli fratello di Antigone ma morto sul fronte opposto nella guerra civile appena conclusasi a Tebe.

Nessun passo indietro dalla ragion di Stato e il governo della città da parte di Creonte, nonostante gli appelli accorati di suo figlio Emone, promesso sposo di Antigone, che si scontra con un potere - quello del re e del padre, allo stesso tempo - incapace di ascoltare e sordo anche alla rivelazione dell'ipocrisia del rispetto che i cittadini gli tributano.

Soltanto le drammatiche e terribili parole dell'indovino Tiresia gli faranno cambiare idea quando, però, sarà ormai troppo tardi. Quando non c'è più spazio per Creonte, sua moglie, suo figlio e la coraggiosa Antigone tra le macerie di palazzi sventrati dal sapore di Sicilia ma anche di Medio Oriente e di guerre infinite, sanguinarie e causa di morte e miseria. Tra i protagonisti è impossibile non citare le musiche originali ed eseguite dal vivo di Edmondo Romano, che prendono per mano lo spettatore portandolo all'interno della tragedia raccontando il dualismo tra potere e strapotere, tra ribellione e anarchia, tra bene e male nella storia di un popolo e allo stesso tempo di tutti i popoli.

Valentina Ersilia Matrascia

[11.1.2020 - 16:50]



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