InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Tiziana Cantone

Vandalizzata la panchina a lei dedicata
La madre: "Ma io continuerò a lottare"


Neanche dopo la morte sembra trovare pace Tiziana Cantone. Vandalizzata e asportata in queste ore la targa in sua memoria dalla panchina a lei dedicata a Napoli, in piazzetta Duca d'Aosta, accanto al Teatro Augusteo, lo scorso 25 novembre in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

«L'ennesima dimostrazione della miseria dell'animo umano. Se sperate di spaventarmi o di ferirmi, ebbene devo ancora una volta ribadire che di voi minuscoli esserini non me ne frega un bel niente e continuerò a lottare nel nome di Tiziana e di tutte quelle che voce non hanno», commenta Maria Teresa Giglio, madre di Tiziana, affidando la sua rabbia a Facebook. «Spero - continua - che venga ripristinata, perché questa panchina rappresenta il primo simbolo dell'ennesima e gravissima violenza psicologica, di omicidio virtuale contro una donna».

La giovane, infatti, si tolse la vita nel 2016 a soli 33 anni a seguito della gogna mediatica cui fu sottoposta dopo la diffusione sul web di suoi video intimi senza il suo consenso. Tra le vittime più note di revenge porn, il suo caso, oltre ad aver avuto un forte clamore mediatico, ha dato una forte spinta al processo legislativo su un fenomeno tristemente sempre più diffuso.

Ancora in corso il processo a carico dell'ex compagno Sergio Di Palo, accusato di calunnia, accesso abusivo a dati informatici e falso. Aperta anche un'indagine federale negli Stati Uniti a carico di quanti hanno continuato a pubblicare il video e le offese alla ragazza e a sua madre.

Dalla sua morte Maria Teresa Giglio ha iniziato la battaglia per renderle giustizia e a sostegno di tante altre potenziali vittime. «Non sarà interrotto, distrutto - promette - quel messaggio che cerco di portare avanti con tutte le mie forze. Deve essere un impegno civile di tutti quanti noi per combattere questa cultura maschilista patriarcale in cui una donna, anche se vittima, è ritenuta quasi sempre un carnefice, presa di mira dall'odio».

Valentina Ersilia Matrascia

[12.1.2020 - 18:00]



Email Stampa Facebook Twitter Reddit LinkedIn Pinterest Mix Tumblr Bufferapp




RSS

© 2003/20 Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Napoli · P.Iva 03375800632 · Versione 4.2 · Privacy
Conforme agli standard XHTML 1.0 · CSS 3 · RSS 2.0