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ATP Doha

Primo acuto di Rublev nel 2020
Moutet stupisce tutti


Da una parte, una prima edizione dell'ATP Cup dal gusto vintage; dall'altra, il tradizionale ATP 250 di Doha al termine del quale è andata in scena una finale Next Gen. Il 2020 del tennis è entrato nel vivo in Qatar, con la vittoria di Andrej Rublev su Corentin Moutet per 6-2, 7-6. Per il russo è il terzo titolo in carriera, dopo quelli negli ATP 250 di Umago nel 2017 e Mosca nel 2019.

La redazione di Inchiostro riprende l'appuntamento con le pagelle settimanali.

ATP 250 Doha

Il vincitore

Andrej Rublev: 8,5

Andrej Rublev ha cominciato il suo 2020 quasi come aveva chiuso il suo 2019. Dopo i quarti di finale a Cincinnati e gli ottavi di finale agli US Open, il Next Gen russo aveva vinto a Mosca e si era comportato bene in tutti gli altri tornei giocati, perdendo soltanto da chi si trova oppure è stato almeno una volta in top ten (Medvedev a San Pietroburgo, Fognini a Pechino, Zverev a Shanghai, Berrettini a Vienna e Tsonga a Bercy). A Doha, Rublev si è presentato in gran forma e non ha deluso le aspettative. Per portare a casa il titolo ha battuto - senza mai perdere un set - Kukushkin, Herbert, Kecmanovic e Moutet. Nomi forse non altisonanti, ma mai sottovalutati. C'è chi sostiene che il russo non abbia un piano B nel suo gioco di sola potenza e colpi martellanti da fondocampo. Poco male. La sua etica del lavoro e la sua testardaggine lo rendono una mina vagante nel variegato panorama Next Gen. Una nota a margine: in off-season, Rublev aveva ricevuto l'endorsement social di un certo Roger Federer. A giudicare da questo inizio di 2020, il "Re" ha azzeccato la sua previsione sul neo-numero 19 del ranking.

Il finalista

Corentin Moutet: 8

Dalle qualificazioni a una vittoria solo sfiorata: per Moutet il 2020 è iniziato alla grande. Peccato per una finale durante la quale il francese ha ceduto alla tensione, alla stanchezza e al nervosismo. Peccati di gioventù di chi era alla prima volta su questi palcoscenici. Prima di arrendersi con onore a Rublev, il classe '99 ha sconfitto tre ex-top ten come Raonic, Verdasco e Wawrinka, ubriacandoli con dritti fulminanti, rovesci in slice, testardi tentativi di smorzata e una gran voglia di correre su ogni palla. Chi lo incontrerà agli Australian Open dovrà stare attento.

I semifinalisti

Stanislas Wawrinka: 6,5

Mezzo voto in meno rispetto a Kecmanovic per le distrazioni - poi fatali - nel finale del secondo set in semifinale contro Moutet. Per più di un'ora Wawrinka sembrava in controllo del match contro il Next Gen francese. Alla lunga, però, l'elvetico - che nei giorni precedenti non aveva faticato contro Chardy e Bedene - ha avuto un calo di concentrazione e di resistenza fisica. Nonostante le quasi trentacinque primavere e gli acciacchi al ginocchio, comunque, a Doha si è visto uno Stan the Man che ha ancora tutte le carte in regola per rientrare in top ten nel 2020, grazie al suo iconico rovescio e la sua sensibilità di gioco. In bocca al lupo per gli Australian Open.

Miomir Kecmanovic: 7

Galeotto fu quel terzo turno a Cincinnati lo scorso agosto, con Kecmanovic che, per arrivarci, ebbe ragione di due irriconoscibili Auger-Aliassime e Zverev. Da allora, il classe 1999 è entrato nei radar degli osservatori. E, in effetti, il suo 2020 non è cominciato male. Prima le vittorie contro gli esperti Thompson e Tsonga, poi l'impressionante prova di forza contro Fucsovics, con l'ungherese che ha raccolto solo due giochi. Vero, in semifinale il Next Gen serbo ha ceduto di schianto a un Rublev molto più maturo di lui e che non gli ha concesso neanche una palla break. Ma l'impressione è che questa stagione sarà determinante per il prosieguo della carriera di Kecmanovic.

Le delusioni

Milos Raonic: 4

Riavvolgiamo il nastro e torniamo alla Laver Cup, con quel super tiebreak perso di schianto contro Sascha Zverev e con il Team Europa che alza al cielo la coppa. Da allora, Milos Raonic ha vinto una sola partita: al primo turno del Master 1000 di Parigi Bercy contro il qualificato Cameron Norrie. Complici gli acciacchi fisici, l'eccessiva insicurezza a rete e un servizio meno esplosivo del solito, il canadese è sempre più in crisi. Contro Moutet, l'ex numero 3 del ranking ha anche avuto la possibilità di portare la partita al terzo set, ma ha perso il servizio a zero. Agli Australian Open Raonic sarà testa di serie, ma chi lo pescherà forse non si lamenterà più di tanto.

Jo-Wilfried Tsonga: 5

A proposito di teste di serie degli Australian Open che al momento non sembrano così minacciose, anche Tsonga ha iniziato il 2020 con il piede sbagliato. Contro Kecmanovic il francese ha tenuto botta per un set, annullando una palla break nel sesto gioco del primo set, ma fallendo tre set point nel successivo tiebreak. Da lì si è spenta la luce, con il Next Gen serbo che non ha rischiato più niente fino al definitivo 6-1 nel secondo parziale. Un voto in più perché Tsonga è reduce da due anni di operazioni al ginocchio e problemi alla schiena che lo avevano relegato alla posizione numero 262 del ranking ATP. Recuperare la forma fisica, però, richiede più tempo del previsto.

Gli italiani

Marco Cecchinato e Lorenzo Sonego: 4

Pagella unica per i due italiani in Qatar. Sia Cecchinato che Sonego hanno cominciato il 2020 senza invertire il trend negativo di fine 2019. Il palermitano non vince un incontro in tabellone principale dallo scorso maggio, il torinese è in crisi da ottobre. Marco ha giocato una partita anonima con il francese Herbert, Lorenzo si è sciolto al terzo set contro il serbo Djere, dopo la reazione di orgoglio nel secondo parziale. La stagione è ancora all'inizio, ma gli Australian Open sono sempre più vicini.

Michela Curcio

[14.1.2020 - 16:49]



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