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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

La nota politica

Tante le turbolenze
che minano il Conte-bis


Il Conte-bis durerà fino al 2023? Oppure è destinato a una più o meno lenta implosione frutto degli infiniti scontri tra gli esponenti di maggioranza? A giudicare dagli ultimi smottamenti politici in Italia e nello scenario internazionale, la sopravvivenza del governo è sempre più in discussione.

L'esecutivo giallorosso zoppica soprattutto per le tensioni tra PD e Movimento Cinque Stelle. Ultimo tema di scontro, la riforma della giustizia. Per superare le perplessità dei "dem" in merito alla prescrizione targata Bonafede, il premier Conte ha proposto un "lodo" secondo il quale la contestata misura verrà sospesa soltanto per chi è colpevole in primo grado di giudizio. Un'idea che ha messo sulle barricate i rappresentanti di Italia Viva, pronti a votare in Parlamento la proposta di legge alternativa del forzista Enrico Costa. Se alla Camera i numeri del Conte-bis sono ancora larghi, al Senato anche un voto contro di troppo potrebbe essere decisivo per aprire una crisi di governo. E sulla giustizia né PD, né Cinque Stelle, né renziani sembrano disposti a un passo indietro. Ne va della loro identità politica.

Identità politica che, del resto, è un tema caldo anche in seno ai grillini. Del Movimento Cinque Stelle che neanche due anni fa raccoglieva il 33% alle elezioni politiche resta solo un bel ricordo. La leadership "tenera" di Luigi Di Maio durante l'esperienza di governo gialloverde ha causato un'emorragia di consenso che non sembra destinata ad arrestarsi presto. Dopo essere stato schiacciato mediaticamente da Salvini per quasi un anno, Di Maio ha cercato di guadagnare visibilità travestendosi da alfiere del populismo italiano, salvo trovarsi di fronte a un movimento più che mai sfrangiato. L'ala governista, guidata dal presidente della Camera Roberto Fico insiste per puntare su ambientalismo e giustizia sociale, strizzando l'occhio alla sinistra. I critici del Conte-bis, invece, rimpiangono i tempi in cui si governava con la Lega, a suon di attacchi sferzanti all'Europa e di manovre economiche oggettivamente insostenibili per le casse dello stato italiano. Il Movimento Cinque Stelle continua a perdere pezzi: tra chi è stato espulso per le troppe critiche al governo, come Gianluigi Paragone, chi si è spostato nel gruppo misto, come l'ex Ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti e chi chiede che Di Maio rinunci al ruolo di leader politico del movimento, l'ormai ex monolite grillino è una mina vagante la cui corsa alla ripicca potrebbe avere effetti devastanti sull'esecutivo giallo-rosso.

In questo contesto, non si sottovaluti la variabile delle elezioni regionali del 26 gennaio. Sia in Emilia Romagna che in Calabria PD e Cinque Stelle hanno deciso di correre separatamente. Un chiaro segnale di come l'alleanza di governo non venga ritenuta altrettanto efficace sui territori. Più che per la cittadella di Catanzaro, la vera lotta è per la conquista della "regione rossa" per eccellenza. Al momento il candidato dem Stefano Bonaccini è in leggerissimo vantaggio sulla leghista Lucia Borgonzoni. Se, però, ci dovesse essere un sorpasso del centrodestra sul filo di lana, le conseguenze sull'esecutivo potrebbero essere imprevedibili.

Infine, il Conte-bis deve stare attento alle turbolenze internazionali, soprattutto quelle in corso in Libia. Emblematica la figuraccia del tandem Conte-Di Maio che aveva invitato a Roma sia Haftar che Serraj, soltanto perché quest'ultimo neanche si presentasse all'incontro, irritato per il contemporaneo incontro tra il premier italiano e l'uomo forte della Cirenaica. Chissà che, alla fine, le opposizioni non facciano leva proprio sulle insicurezze in politica estera dell'esecutivo giallorosso per insinuare nuovi dubbi tra le forze di maggioranza e dare al Conte-bis la definitiva spallata.

Michela Curcio

[14.1.2020 - 16:53]



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