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ATP Auckland

Primo titolo per Humbert
Hurkacz da tenere d'occhio


Little Italy si è trasformata in Caporetto. Ai nastri di partenza dell'ATP 250 di Auckland c'erano ben cinque portabandiera azzurri: Fognini, Sonego, Seppi, Cecchinato e Sinner. Nessuno di loro, però, è riuscito ad andare oltre il secondo turno del torneo. A ringraziare, soprattutto i cugini francesi. La finale di sabato, infatti, ha visto contrapposti due transalpini: il Next Gen Ugo Humbert e il ben più esperto Benoit Paire. Alla fine, la ha spuntata il ventunenne di Metz, al primo acuto in carriera.

Per la redazione di Inchiostro è il momento delle pagelle settimanali.

ATP 250 Auckland

Il vincitore

Ugo Humbert: 9

Nelle lacrime di gioia di Humbert, la più bella immagine della finale di Auckland. Nel corso del torneo il ventunenne di Metz ha tremato in più occasioni: già all'esordio contro Ruud, dopo un secondo set perso di schianto e dopo quattro palle break annullate nei primi cinque giochi del terzo parziale, sembrava in procinto di lasciare anzitempo la Nuova Zelanda. Il match contro Cecchinato gli è servito per rifiatare, mentre contro i due big Shapovalov e Isner sono arrivate due dimostrazioni di concretezza. In finale contro il connazionale Paire, Humbert ha sprecato due break nel primo set e solo un avversario ancora più sciupone gli ha permesso di portare a casa il parziale. Anche nel terzo set, sul 5-3 e servizio, il Next Gen francese si è spaventato e si è complicato la vita fino al tiebreak. Alla fine, però, ha prevalso l'incoscienza della gioventù.

Il finalista

Benoit Paire: 8

Spesso a Benoit Paire sul cemento manca l'acuto finale. E la finale ad Auckland non è servita a sfatare il tabù. Probabile che il francese fosse in debito di ossigeno. Dall'esordio con Sinner, alle rimonte contro Monteiro, Millman e Hurkacz: in tutte e quattro le partite il transalpino ha vinto in tre set. A salvarlo dalle debacle, il suo talento puro e la sua sfrontatezza. In finale, però, l'incoscienza non è bastata. Nonostante l'inesperienza del connazionale Humbert, nei due tiebreak nel primo e nel decisivo terzo set Paire è apparso deconcentrato e un po' sulle gambe. L'appuntamento con il primo trionfo non sulla terra rossa è rimandato. Chissà di quanto. Se il francese gioca come sa e senza cedere al nervosismo e alla tentazione di cercare sempre il colpo spettacolare, non dovrà aspettare molto.

I semifinalisti

Hubert Hurkacz: 8

A fermare la corsa di un Hurkacz che arrivava ad Auckland senza aver ancora perso nel 2020, soltanto l'estro di un Paire particolarmente ispirato. Il polacco, però, è sicuramente un prospetto da tenere d'occhio in questa stagione. Prima le nette vittorie contro Sonego e Ymer, con il Next Gen di Breslavia che non ha mai perso il servizio nei due match; poi lo scontro generazionale con Lopez, con Hurkacz che ha mancato sei match point nel tiebreak del secondo set, per poi breakkare immediatamente il suo avversario in apertura del terzo e decisivo parziale. Già lo scorso luglio a Wimbledon contro Djokovic il polacco aveva mostrato carattere. Impressione confermata durante l'ATP Cup, con Thiem, Coric e Schwartzman a farne le spese. Se questo è l'incipit di stagione, le prospettive sono rosee.

John Isner: 7

Una rimonta contro il connazionale Sandgren e la vittoria tirata con Edmund, con il britannico che ha sprecato tre set point sul 6-5 del secondo set. Poi, in semifinale, la sconfitta contro uno Humbert più in forma. Se durante la ATP Cup Isner era apparso sulle gambe e quasi incapace di scambiare da fondo, ad Auckland si sono visti sprazzi del vero Long John, leggermente più solido al servizio e più scattante nel presidiare la rete. Attenzione, però, ai passanti degli avversari, colpi che l'americano ha ancora serie difficoltà a gestire. Gli Australian Open saranno il vero banco di prova per capire se Isner potrà dire la sua nel 2020.

La delusione

Karen Khachanov: 4

Anno nuovo, alti e bassi vecchi: per Khachanov il 2020 è già difficile da decifrare. Se durante l'ATP Cup il russo, pur soffrendo sia contro Travaglia che contro Fritz, era sempre riuscito a levarsi dagli impicci nel terzo set, ad Auckland contro John Millman, KK ha pagato a caro prezzo il passaggio a vuoto nel quarto gioco del secondo set e il successivo crollo psicofisico nel terzo parziale. Che l'effetto Marat Safin sia già svanito? Dopo la vittoria a Parigi Bercy nel 2018, Khachanov non è riuscito a dare continuità alle sue prestazioni. Arrivare agli Australian Open senza indicazioni precise sul proprio stato di forma potrebbe essere un azzardo.

Gli italiani

Fabio Fognini: 4,5

Mezzo voto in più perché Feliciano Lopez è sempre un avversario temibile. Eppure, il 2020 di Fognini è cominciato in modo tutt'altro che esaltante. Già durante l'ATP Cup Fabio era sembrato in ritardo di preparazione e alle prese con qualche piccolo acciacco alla schiena. Ad Auckland il tennista di Arma di Taggia non ha tranquillizzato i suoi tifosi. Un primo set giocato con autorità, poi il calo psicofisico e l'inevitabile rimonta. Vero, Fognini non è mai stato famoso per costanza, concentrazione e regolarità di gioco. Ma gli Australian Open sono alle porte e da un numero 12 del mondo è sempre lecito aspettarsi tanto.

Lorenzo Sonego: 5,5

Mezzo voto in più per il sorteggio sfortunato - ormai una costante per Sonego. Contro un Hurkacz in rampa di lancio, Lorenzo era quasi chiamato all'impresa. Nel primo set ha tenuto botta, annullando due palle break e capitolando 7-5 solo al terzo set point. Nel secondo parziale, invece, il polacco ha messo a segno lo strappo decisivo nel quarto gioco, dopo essersi visto annullare tre palle break sull'1-0. A conti fatti, Sonego non vince una partita di main draw da settembre. Ma, in questo caso, ha poco da rimproverarsi.

Marco Cecchinato: 6

Finalmente Marco Cecchinato! Contro il lucky loser Mayer, il palermitano ha vinto una vera e propria battaglia di nervi. Dopo un primo set chiuso al tiebreak, "Ceck" si è trovato sotto di due break, prima che l'interruzione per pioggia gli restituisse tranquillità e gli permettesse di trascinare anche il secondo parziale al tiebreak. Lì, il dramma. L'italiano ha sprecato cinque match point e ha perso il set con il punteggio di 20-18. Finita qui? Sprecato un altro match point nel decimo gioco del terzo parziale, all'ultimo e decisivo tiebreak Cecchinato ha sfatato il tabù primo turno - che andava avanti da luglio dello scorso anno - e ha portato a casa la partita. Che importa che poi, contro Hurkacz, "Ceck" abbia raccolto solo quattro giochi. A sbloccarlo psicologicamente potrebbe essere bastata una vittoria.

Andreas Seppi: 6

Il 2020 di Seppi è cominciato sulla scia del finale di 2019: tanta buona volontà per godersi gli ultimi anni di una carriera da lottatore. All'esordio contro il francese Mannarino, l'altoatesino è stato costretto a rimontare un set e, nei successivi due parziali, ad annullare ben sette palle break. Poi, contro un Edmund in ripresa, ci ha provato, disinnescando tre tentativi di break nel secondo gioco del primo set e strappando a quindici il servizio al britannico nel momento in cui serviva per il match nel secondo parziale. Per chi si troverà ad affrontare Seppi, la parola d'ordine sarà sempre sudarsi ogni punto. Anche in questa stagione.

Jannik Sinner: 6

Sei politico perché ad Auckland il sorteggio di Sinner è stato sfortunato. Contro il futuro finalista Paire, l'altoatesino ha sempre giocato alla pari, pagando il break in apertura del terzo set. Forse, gli è mancato qualche punto diretto con il servizio, colpo sul quale Jannik sembra avere ancora enormi margini di miglioramento. Eppure il Next Gen italiano stupisce per la sua freddezza e perché non sembra provare alcun tipo di timore reverenziale nei confronti di avversari più esperti e più in alto nel ranking. Niente paura, quindi. Anche perché - spoiler alert - Sinner si è sbloccato agli Australian Open

Michela Curcio

[21.1.2020 - 11:46]



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