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Europa

Elezioni in Irlanda: vince la McDonald
Ora l'impresa è formare un Governo

Mary Lou McDonald (Fonte: Wikipedia)


Largo alla sinistra. Quella nazionalista, quella che coltiva il sogno di un'Irlanda unita. Quella che, da oggi, proverà usare il linguaggio politico per realizzare un sogno che, fino a qualche decennio fa, si poteva conquistare soltanto con le armi.

Mary Lou McDonald oggi può festeggiare. Il suo Sinn Fein è il primo partito del Paese con il 24% dei voti. Un risultato che sarebbe stato ancora più netto, se solo la leader avesse avuto tra le sue fila più candidati rispetto ai quarantadue che sono scesi in campo nelle elezioni generali dell'8 febbraio.

Dopo un primo exit poll in cui sembrava che Fine Gael del premier uscente Leo Varadkar avesse limitato l'emorragia di consensi, Sinn Fein ha nettamente staccato il diretto competitor, rimasto inchiodato al 20,9% delle preferenze. Due, invece, i punti percentuali di vantaggio rispetto all'altro partito di centrodestra, Fianna Fail, guidato da Michael Martin e fermo al 22,2% dei voti.

Il problema, comunque, è che nessun partito "tradizionale" vuole entrare in coalizione con lo Sinn Fein - almeno per il momento. Il motivo? Il partito oggi guidato dalla McDonald è ancora considerato il braccio politico dell'IRA (Irish Revolutionary Army), la formazione para-militare che, negli anni '60 e '70, a suon di bombe e di attacchi di guerriglia creò più di un problema sia a Westminister che al governo centrale irlandese.

E infatti, proprio Varadkar, a exit poll ancora in corso, aveva ribadito il suo "no grazie" a un esecutivo di coalizione con la McDonald. «Sarà una sfida - ha detto ai giornalisti - formare un nuovo governo».

In effetti, nessuno dei tre grandi partiti irlandesi - Sinn Fein, Fine Gael e Fianna Fail - ha attualmente i numeri per garantire stabilità al Dail (il parlamento irlandese ndr), dato che per la formazione di una maggioranza è necessaria la metà dei 160 seggi in Parlamento. Nonostante le dichiarazioni baldanzose della McDonald, sembra quindi impossibile per il suo partito formare un governo senza l'aiuto di uno tra Varadkar e Martin. Questo perché i trentacinque seggi di Sinn Fein, insieme a quelli di Verdi, Labour e Indipendenti, non bastano per arrivare alla fatidica "quota ottanta".

La speranza dei dirigenti dello Sinn Fein, dunque, è di convincere Fianna Fail a piegarsi all'ineluttabilità di un esecutivo di coalizione. Del resto, Martin non ha nettamente chiuso la porta a questa eventualità, dichiarando però che tra i due partiti esistono ancora «significative incompatibilità».

Per il partito che insegue il mito dell'EIRE unita, però, non è questo il momento di pensare al futuro. Il lunedì post-elezioni è dedicato ai festeggiamenti. «Questa - ha detto la McDonald - è una rivoluzione alle urne». Di caro affitti, di crisi degli alloggi, di un'economia che spera di tornare ai fasti della Celtic Tiger e di un paese che ha appena scoperto il tri-partitismo, se ne parlerà da domani. Magari anche con Belfast nei panni di interlocutore privilegiato.

Michela Curcio

[10.2.2020 - 15:38]



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