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ATP Cordoba

Garin a suo agio sulla terra rossa
In crisi Sonego e Cecchinato


Sono ancora lontani i mesi del triplete in red Montecarlo-Madrid-Roma. Eppure, per chi ama giocare sulla terra rossa fin da febbraio, il calendario tennistico riserva una finestra di rilievo in Sudamerica, inaugurata dall'ATP 250 di Cordoba. A vincere in Argentina il cileno Christian Garin che ha battuto in finale il padrone di casa Diego Schwartzman.

Immancabili anche per questo torneo le pagelle della redazione di Inchiostro.

ATP 250 Cordoba

Il vincitore

Christian Garin: 8

Una vittoria di sacrificio: solo così si può definire il trionfo di Garin a Cordoba. Al netto del facile esordio contro Balazs, con l'ungherese che in campo ha raccolto solo tre giochi, tutte le partite del cileno si sono chiuse al terzo set. I quarti di finale contro Cuevas, la semifinale contro la sorpresa Martin e la finale contro Schwartzman: in tutte e tre i match Garin si è trovato sotto di un parziale - tra l'altro perso anche malamente (6-1 contro il colombiano, 6-2 contro lo slovacco e 6-2 contro l'argentino). A fare la differenza, la voglia del cileno di rientrare in partita, con tanto di bagel in finale a Schwartzman. Avversario che, per la cronaca, è il numero 14 del ranking.

Il finalista

Diego Schwartzman: 7

Sembrava che nessuno potesse fermare il "Peque" in casa. Un solo set perso fino alla semifinale - quello che il serbo Djere gli aveva strappato, approfittando di un suo calo psico-fisico nel secondo set - e tanta voglia di vincere un titolo nella sua Argentina, dopo la delusione del 2019 a Buenos Aires. Invece, sul più bello Schwartzman si è squagliato. Non è bastato un primo set vinto in scioltezza contro Garin. Né l'argentino è riuscito ad aggrapparsi alla sua "garra", dopo aver strappato la battuta al cileno che serviva per il secondo set. Sulla palla break non concretizzata in apertura del terzo parziale, è definitivamente cambiata l'inerzia del match e il torneo del "Peque" si è chiuso con un triste bagel. Bagel in realtà bugiardo, visto che la partita è comunque durata altri 38 minuti. Ma quando la fortuna ti abbandona, non basta la voglia di lottare.

La sorpresa

Andrej Martin: 7,5

Data la prematura eliminazione di Verdasco e l'upset di Pella, sconfitto da Moutet, il tabellone di Martin si era aperto forse più di quanto lo stesso slovacco avesse preventivato. A lui va comunque il merito di essersi spinto fino alla semifinale senza mai perdere un set. I due highlight del suo torneo? Il break nel dodicesimo gioco del secondo set contro Coria, dopo che Martin si era lasciato annullare due match point nel precedente turno di servizio, e la prova di carattere contro Moutet, con il francese che ha portato a casa solo cinque giochi. Poi la partita contro Garin oggettivamente era fuori dalla portata dello slovacco che, comunque, ci ha creduto fino alla fine, portandosi nel primo set sul 6-2 prima di subire la rimonta del cileno.

La delusione

Fernando Verdasco: 3

Periodo nero per Verdasco. In tabellone da testa di serie numero 7, lo spagnolo è stato sconfitto all'esordio dal connazionale Taberner, 198esimo nel ranking ATP e reduce dalle qualificazioni. E dire che, dopo un primo set portato a casa nonostante le sei palle break non sfruttate nei primi cinque giochi, l'esperto madrileno sembrava avere dalla sua parte l'inerzia della partita. A fare la differenza, invece, il break, controbreak e nuovo break tra il quinto e il settimo game del parziale decisivo. Verdasco è sempre stato un giocatore in grado di vincere con chiunque e perdere con chiunque. In campo, però, a volte contano più le motivazioni del talento.

Gli italiani

Lorenzo Sonego: 4

In più occasioni in queste pagelle è stato sottolineato come i sorteggi di Sonego siano ispirati alla legge di Murphy. Questa volta, però, il torinese non ha giustificazioni. L'ungherese Balasz era un avversario tutt'altro che irresistibile, come dimostrato dal suo ranking. Invece, l'italiano è stato totalmente passivo al servizio nel primo set e troppo tenero in risposta nel secondo parziale. Pesano come macigni quelle sei palle break non sfruttate da Sonego nel quinto gioco del secondo set. Ne avesse convertita almeno una, la partita forse sarebbe svoltata.

Marco Cecchinato: 4,5

Chissà se vedremo di nuovo Cecchinato alzare trofei sulla terra rossa e giocare ai livelli che lo hanno portato in semifinale al Roland Garros. Passato quasi un anno e mezzo da quel magico exploit, il palermitano è l'ombra di se stesso. Contro il detentore del titolo, l'argentino Londero, "Ceck" si è preso un 6-2, 7-5 senza appello. Neanche una palla break costruita nei due parziali e solo il 10% di punti conquistati rispondendo alla seconda del suo avversario. Così non va.

Gianluca Mager: 7

Prima la vittoria - un po' troppo sofferta - all'esordio con il qualificato e padrone di casa Ficovich, poi l'onorevole resa con la testa di serie numero 6 Cuevas. Da numero 133 del mondo, Mager ha comunque provato a dire la sua a Cordoba, giocandosela alla pari per due set con un avversario più esperto. Addirittura, l'italiano può recriminare per aver avuto la possibilità di servire per la partita sul 5-4 del secondo parziale, anche se, per lui, non ci sono mai stati match point. Aggiustati questi peccati di inesperienza, la possibilità di farsi notare sulla terra rossa c'è.

Federico Gaio: 6

In tabellone da lucky loser, Gaio forse poteva ritagliarsi un posto al sole a Cordoba, visto che la partita con il qualificato spagnolo Martinez non sembrava poi così proibitiva. Dopo l'iniziale vantaggio di un set, per due volte l'italiano ha recuperato un break e per due volte ha perso il servizio nelle fasi delicate del match, rispettivamente nell'ottavo gioco del secondo set e nel settimo game del terzo parziale. Gaio può comunque essere soddisfatto per la prima apparizione nel circuito maggiore dopo un anno, precisamente dalla scorsa edizione dell'ATP 500 di Acapulco.

Michela Curcio

[11.2.2020 - 14:19]



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