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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
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ATP Pune

Vesely sfrutta l'occasione
Ma il tabellone non era all'altezza


Non solo Europa e Sudamerica. Si è giocato anche a Pune, in India, in un torneo che un tempo fu glorioso, ma che, in questa edizione, complici le fatiche di ATP Cup e Australian Open, ha visto impegnato un solo top 20, il francese Benoit Paire. Ne ha approfittato la pattuglia nostrana, con ben quattro italiani ai nastri di partenza senza dover passare dalle qualificazioni, più un quinto, Roberto Marcora, che si è guadagnato sul campo l'accesso al main draw. A portare a casa il trofeo, però, è stato il ceco Jiri Vesely che ha battuto in finale il bulgaro Egor Gerasimov. Per lui è il secondo trionfo nel circuito maggiore, dopo quello ad Auckland nel 2015.

Per la redazione di Inchiostro è il momento delle pagelle.

ATP 250 Pune

Il vincitore

Jiri Vesely: 8,5

Lo avevamo lasciato a Wimbledon, quando si era reso protagonista di uno degli upset più clamorosi del 2019 eliminando al primo turno Alexander Zverev. Sei mesi dopo, Vesely è tornato a dire la sua nel circuito maggiore. Presentatosi a Pune da numero 107 del mondo - una classifica non così veritiera in realtà - il ceco ha giocato senza pressioni. Non che per lui non ci siano stati spaventi: sia nei quarti di finale contro Ivanshka che in semifinale contro Berankis, ha dovuto prima recuperare un set di vantaggio, poi salvare match point - per la precisione due contro il bielorusso, quattro contro il lituano. Anche in finale contro Gerasimov, Vesely ha avuto un momento di difficoltà quando ha subito il break sul finale del secondo set. A venirgli in soccorso, però, il servizio: 26 ace, nessun doppio fallo e l'88% di punti vinti con la prima.

Il finalista

Egor Gerasimov: 8

Già agli Australian Open Gerasimov non aveva demeritato, eliminando all'esordio il Next Gen norvegese Ruud e limitando i danni contro Zverev. A Pune, il bulgaro si è confermato, rimontando un set di svantaggio sia al secondo turno contro il serbo Milojevic che nei quarti di finale contro il sudcoreano Kwon Soonwoo. All'atto conclusivo contro Vesely, forse, gli è mancato un po' di coraggio. I break subiti in apertura sia del primo che del terzo set sono stati la prova di come Gerasimov sentisse il momento più del suo avversario. E con la palla break non convertita nel sesto gioco del parziale decisivo, è calato il sipario sulla finale.

La delusione

Benoit Paire: 3

In un tabellone degno di un Challenger, Paire era l'unico top 20. Potenzialmente poteva (e forse doveva) vincere il torneo senza mai perdere un set e, possibilmente, cercando di non farsi mai strappare il servizio. Invece? Eliminazione all'esordio contro il qualificato Marcora, numero 166 del ranking, convertendo una sola palla break su otto. Non serve aggiungere altro. Né può il francese accusare il suo avversario di essere stato scorretto in campo ed eccessivo nella sua esultanza.

Gli italiani

Stefano Travaglia: 4

Per Travaglia sembra essersi esaurito l'effetto ATP Cup. In tabellone da testa di serie numero 3, l'italiano è stato sconfitto all'esordio in due tiebreak dal bielorusso Ivashka, sotto di lui nel ranking di ben settanta posizioni. C'è qualcosa da potersi recriminare? Forse, quello zero su quattro alla voce palle break. La prima, nel settimo gioco del primo set, avrebbe potuto spostare l'inerzia di una partita fino a quel momento equilibrata; le altre tre, nel quarto game del secondo parziale, avrebbero potuto riaprire il match.

Salvatore Caruso: 5,5

È vero, Caruso ha perso contro il futuro vincitore del torneo. Ma quanta fatica già dall'esordio per superare la wild card di casa Ramanathan, di circa cento posizioni più giù nel ranking rispetto a lui. Prima l'italiano si è trovato sotto di un set; poi, sul 5-3 nel secondo parziale, si è lasciato strappare il servizio; infine, nell'undicesimo game del set decisivo, ha dovuto annullare due palle break che sarebbero state mini-match point. Con queste premesse, era inevitabile che, contro Vesely, Caruso si trovasse in difficoltà. Dieci le palle break concesse, di cui otto soltanto nel primo set, sette su otto quelle non concretizzate: con queste statistiche, non basta un onorevole sforzo in campo.

Paolo Lorenzi e Thomas Fabbiano: 4,5

Pagella unica per i due esperti italiani che, dopo aver fallito l'accesso al main draw degli Australian Open, non escono dalla crisi. Netto 6-2, 6-3 per Lorenzi contro il futuro finalista Gerasimov; ancor più indiscutibile 6-3, 6-0 per Fabbiano contro il giapponese Sugita. E pensare che neanche cinque mesi fa entrambi ruggivano agli US Open, con Lorenzi che si spingeva fino al terzo turno, fermato solo da un Wawrinka superiore, e con Fabbiano che, dopo aver eliminato Tsitsipas a Wimbledon, si prendeva anche lo scalpo di Thiem. Tempi che, al momento, sono tristemente lontani.

Roberto Marcora: 8

Tra tutti gli italiani, il migliore è stato l'unico che, per entrare in tabellone, è stato costretto a passare dalle qualificazioni. A Pune Marcora ha conquistato i primi quarti di finale nel circuito maggiore, battendo prima il qualificato ceco Rosol con un netto 6-3, 6-2, poi portando a casa la prima vittoria in carriera contro un top 20, il francese Paire. Il tennista di Busto Arsizio ha approfittato dei passaggi a vuoto di un avversario che, forse, lo aveva sottovalutato ed è stato cinico nel convertire tre delle quattro palle break che si è costruito nel corso del match. Poteva far meglio contro Duckworth? Vista l'inerzia del torneo, forse sì. Visto l'andamento della partita, no.

La polemica

La qualità del tabellone: 2

Massimo rispetto per Vesely e Gerasimov, ma, oggettivamente, il tabellone dell'ATP 250 di Pune era ai limiti dell'imbarazzo. Due settimane fa ai nastri di partenza del Challenger di Newport Beach c'era molta più concorrenza. Qualche esempio? Tre top 60 - Taylor Fritz, Frances Tiafoe e Miomir Kecmanovic - e un ex top 20 come Andreas Seppi. E dire che nell'albo d'oro del torneo indiano figurano nomi del calibro di Marin Cilic (2009-2010), Stan Wawrinka (2011, 2014-2016), Milos Raonic (2012) e Kevin Anderson (2019). A penalizzare lo storico Maharashtra Open la neo-ATP Cup, con i big che, costretti a passare due settimane in più del previsto in Australia, non sono stati disposti a posticipare il ritorno in Europa. Visti i problemi organizzativi di quella che è stata a tutti gli effetti una Davis Cup 2.0, il tennis made in India ha tanto di cui lamentarsi.

P.S. Domenica a Pune i tifosi in tribuna assistevano a una finale Vesely-Gerasimov. Due giorni prima, a Città del Capo Roger Federer e Rafa Nadal - alias i Fedal, perché ormai sono un'unica entità - polverizzavano il record di spettatori per una partita di tennis - con 52.000 persone sedute sugli spalti per guardarli giocare. A Sanremo, invece, Novak Djokovic, fresco vincitore degli Australian Open, si presentava sull'Ariston vestito meglio di Amadeus e Fiorello, cantava Terra Promessa stonando meno di Elettra Lamborghini e parlava un italiano migliore del 90% dei nostri madrelingua. Seguire la normale programmazione ATP oppure divertirsi fuori dal campo insieme ai Fab 3? Questa settimana la scelta è stata scontata.

Michela Curcio

[11.2.2020 - 14:30]



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