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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
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ATP Rio De Janeiro

Emozionante exploit di Mager
ma Garin porta a casa il trofeo


Sul 5-3 e servizio a favore di Gianluca Mager nel secondo set della finale dell'ATP 500 di Rio De Janeiro, ci si era illusi che la partita potesse riaprirsi e che, per la prima volta dalla vittoria di Fognini ad Amburgo nel 2013, un titolo di questo calibro potesse davvero tornare in Italia. Invece, lo specialista della terra rossa Garin ha approfittato delle vertigini del suo avversario e ha infilato quattro game consecutivi per portarsi a casa il trofeo. E dire che, alla vigilia del torneo, vista la dubbia qualità del tabellone, sembrava che ci potesse essere un unico vincitore: Dominic Thiem. Invece, "the Dominator" è stato eliminato a sorpresa nei quarti di finale proprio da Mager. Per l'austriaco, il sorpasso su re Roger Federer al terzo posto della classifica ATP è rimandato di una settimana, quando allo svizzero scadranno i punti conquistati nell'ATP 500 di Dubai l'anno scorso.

Per la redazione di Inchiostro è il momento delle pagelle settimanali.

ATP 500 Rio De Janeiro

Il vincitore

Christian Garin: 9

Dalla tournee sudamericana viene un'importante indicazione in vista del trittico in red Montecarlo-Madrid-Roma: bisogna tenere d'occhio Garin sulla terra battuta. Il cileno - che aveva saltato l'ATP 250 di Buenos Aires per riposare dopo la vittoria a Cordoba - prima della semifinale ha sconfitto lo slovacco Martin, che lo aveva costretto a rimontare un set di svantaggio e due break di ritardo nel parziale decisivo, e gli argentini Delbonis e Coria, con quest'ultimo che si era portato sopra 6-2 nella prima mezz'ora di gioco. La pioggia, poi, lo ha costretto agli straordinari sia contro il croato Coric, in una sfida ricca di break e controbreak, sia in finale contro Mager. Finale che, nonostante le premesse del ranking, non è stata scontata. Nel primo set il cileno ha sprecato un break di vantaggio, nel secondo si è trovato sotto 5-3. Strano a dirsi per un ventitreenne, ma Garin si è salvato grazie all'esperienza: quella di chi ha già giocato altre finali nel circuito maggiore, quella che gli ha permesso di infilare quattro giochi consecutivi e di prendersi il trofeo.

Il finalista

Gianluca Mager: 9,5

Non ce ne voglia Garin se non ha preso il voto più alto, ma l'exploit di Mager merita la copertina di queste pagelle. Nessuno avrebbe scommesso sul venticinquenne ligure in un torneo - l'ATP 500 di Rio De Janeiro - di caratura più prestigiosa rispetto ai Challenger che l'italiano gioca di solito. Invece, complice una fiducia cresciuta giorno dopo giorno, per poco non riusciva nel colpaccio. Tra le vittorie più belle, quella contro Thiem - con l'austriaco che sul 5-4 era rientrato nel match da campione approfittando dei tremolii di un Mager che serviva per la partita - e quella contro l'ungherese Balazs, in una semifinale eterna sia per colpa della pioggia che per la determinazione dei due sfidanti. Mezzo voto in meno per gli errori di inesperienza in finale. Quando si gioca per un titolo, non ci si può permettere di convertire solo tre palle break su dieci.

La sorpresa

Attila Balazs: 8

Dalla sconfitta nell'ultimo turno di qualificazioni contro Mager alla lotta durata tre ore e due interruzioni per pioggia in semifinale sempre contro Mager: miracoli sportivi che accadono quando si viene ripescati come lucky loser. A Rio De Janeiro Balazs ha avuto il merito di crederci più dei suoi avversari. All'esordio ha annullato il 100% delle palle break all'esperto uruguaiano Cuevas, poi sia contro il brasiliano Monteiro che contro lo spagnolo Martinez ha recuperato un set di svantaggio. Per poco non gli riusciva la rimonta anche contro l'italiano, con tanto di break a favore sprecato nel set decisivo. A fare la differenza il tiebreak decisivo, suo malgrado giocato alla perfezione da Mager.

Il top seed

Dominic Thiem: 6

Era acciaccato e forse ancora traumatizzato dopo la finale persa agli Australian Open: per questi motivi Thiem raggiunge comunque la sufficienza a Rio De Janeiro. La condizione di Dominic, però, desta qualche preoccupazione. All'esordio contro la wild card Meligeni Rodrigues Alves, l'austriaco ha avuto un inspiegabile calo di tensione nel secondo set, solo in parte passato sotto traccia con il 6-1 del terzo parziale. Problemi di intensità che "the Dominator" ha accusato anche contro lo spagnolo Munar, che gli ha strappato il primo set al tiebreak e che si è anche trovato sopra 0-2 e servizio nel secondo parziale. Contro Mager a Thiem non è riuscito il triplete delle rimonte. Ma soprattutto, non gli si può perdonare quel break subito sul 5-6 del secondo set, dopo che aveva salvato il match piazzando il controbreak quando l'italiano serviva per il match.

Il Next Gen

Borna Coric: 7

Coric può guardare con fiducia ai tornei del sunshine double. In tabellone da testa di serie numero 5, a Rio De Janeiro il croato - che nel 2020 aveva vinto solo in ATP Cup contro Thiem - si è spinto fino alla semifinale. Non sempre ha convinto in campo: all'esordio contro Londero ha sprecato un vantaggio di 5-1 e ha mancato due match point nel nono game, prima di chiudere il secondo set 7-5. Poi, contro la wild card Seyboth Wild ha giocato un match altalenante, perdendo il secondo parziale 1-6 e annullando quattro palle break su quattro nel set decisivo. Soltanto contro Sonego si sono visti sprazzi del vero Borna, con l'italiano che si è visto annullare cinque palle break e tre set point. In semifinale l'attuale Garin si è rivelato un avversario troppo forte per il Coric del 2020. Sarebbe bello, però, rivedere questa sfida Cile-Croazia in uno dei tre Master 1000 sul rosso.

Il millennial

Carlos Alcaraz: 7

Correva l'anno 2003 e un allora quindicenne Rafael Nadal arrivava al terzo turno nel Master 1000 di Montecarlo. Un mese più tardi sarebbe nato un altro spagnolo che - forse - diventerà un baby prodigio del tennis. Alcaraz è il più giovane tennista di sempre a vincere una partita in un ATP 500. Ma, soprattutto, il suo successo è arrivato contro un avversario in top 50, lo spagnolo Ramos, testa di serie numero 7 del tabellone. Il millennial di El Palmar ha vinto il match nonostante gli innumerevoli sprechi di palle break (sei nel primo set e quattro nel secondo), set point (due nel primo parziale) e match point (due nel terzo set). Statistiche che la dicono lunga sulla solidità mentale di un ragazzo che ha soltanto sedici anni. La sconfitta contro Coria è stata ovviamente fisiologica. E comunque anche l'argentino ha dovuto faticare, dato che ha avuto bisogno di tre set per battere il baby spagnolo.

Gli altri italiani

Lorenzo Sonego: 7

Finalmente Lorenzo Sonego! A Rio il torinese ha interrotto la striscia di dodici sconfitte consecutive all'esordio, ma la partita con l'argentino Mayer è stata tutt'altro che banale, con l'italiano che ha rischiato di complicarsi la vita dopo aver perso 7-5 il secondo set. Libero da ogni peso, poi, nella sfida contro Lajovic l'italiano ha dato il meglio di sé. I due tiebreak vinti raccontano una storia di nervi saldi. Sia nel primo che nel secondo set Sonego si è trovato sotto di un break, ma è stato bravo a capitalizzare le poche occasioni che il serbo gli ha concesso per rientrare nel match. Prova ne sono le due palle break su tre vinte. Peccato per il primo set nei quarti di finale con Coric, con il torinese che non ha sfruttato tre set point.

Marco Cecchinato: 4,5

Mezzo voto in più perché il sorteggio lo ha visto contrapposto alla testa di serie numero 2 Lajovic. Eppure, neanche un anno e mezzo fa Cecchinato era accreditato tra i giocatori più pericolosi da affrontare sulla terra rossa e aveva persino battuto Novak Djokovic nei quarti di finale del Roland Garros. Vederlo rimontare da un set di svantaggio e annullare sei palle break nel secondo parziale, solo per beccarsi un 6-1 nei successivi ventotto minuti, lascia davvero tanta amarezza.

Salvatore Caruso: 5

L'impressione è che la partita con lo spagnolo Munar fosse ampiamente alla portata di Caruso - giocatore che sulla terra rossa se la cava e che, nel 2019, si è spinto al terzo turno del Roland Garros. Invece, il ventisettenne di Avola ha pagato i quattro doppi falli e le cinque palle break su sette che non è riuscito a salvare. Per riscattare la mini-tournee sul red gli resta un'ultima occasione: il neo-istituito ATP 250 di Santiago del Cile.

Federico Gaio: 5

In tabellone da lucky loser, Gaio aveva comunque l'occasione di passare il primo turno, visto l'incontro non proibitivo con il portoghese Domingues. Per l'italiano, invece, è arrivata una sconfitta in due set e con più di un rimpianto. Prima il ventisettenne di Faenza ha subito il controbreak proprio quando ha servito per il primo parziale, poi non ha convertito due set point, di cui uno con la battuta. Per Gaio è stata un'occasione sprecata di giocare un derby al secondo turno con il futuro finalista Mager.

La polemica

Il tabellone non all'altezza: 2

Non per dare ragione a Kyrgios che è sempre in prima linea quando si tratta di sparare a zero contro chi gioca sulla terra rossa - a Rafa Nadal e Casper Ruud staranno fischiando le orecchie - ma la qualità dei tabelloni sudamericani ha effettivamente lasciato a desiderare. Passi avere un ATP 250 povero di grandi nomi - in fondo è successo anche a Pune e in America, sia a New York che a Delray Beach. Eppure un ATP 500 dovrebbe sempre essere garanzia di qualità. Mettendo a confronto l'entry list del torneo di Rio De Janeiro con quelle di Acapulco e Dubai la differenza è indiscutibile. In Messico le prime quattro di serie sono Nadal, Zverev, Wawrinka e Auger-Aliassime. In Qatar sono Djokovic, Tsitsipas, Monfils e Fognini. In Brasile? Meglio non aprire questa porta.

Michela Curcio

[25.2.2020 - 13:25]



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