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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Salvati dal vinile

I 250 negozi di dischi
che resistono alla crisi


Una piccola boccata di ossigeno potrebbe arrivare dal vinile ma la crisi delle vendite della musica non sembra avere facile soluzione. «È un fenomeno limitato e certo non compensa la paurosa flessione delle vendite», confessa amaramente Mario Buscemi, gestore di una rivendita di dischi a Corso Magenta a Milano, uno degli ultimi negozi indipendenti di musica rimasti nel capoluogo meneghino. Secondo Confesercenti, le attività commerciali indipendenti che vendevano dischi in Italia nel 2006 erano 1391. Nel 2017, invece, ammontavano a 258. La fotografia della crisi tracciata da Sergio Rizzo per «La Repubblica» è decisamente poco rosea.

Una crisi che coinvolge l'intera nazione, non risparmiando né paesini né metropoli, e che potrebbe erroneamente apparire speculare a quella dell'editoria. La chiusura delle edicole, però, precisa il cronista, non ha a che fare con la crisi della carta stampata e quella delle librerie è la conseguenza logica di un paese che non ama la lettura. Lo stesso discorso, però, non vale per la musica. Il fatturato per il settore si è ridotto a circa il 30% di quello degli anni passati, un'emorragia di vendite che va avanti da più di vent'anni e che non è legata a una disaffezione per la musica ma a un cambio di supporti.

Internet e la pirateria i primi indiziati. La musica non si ascolta più su supporti fisici e la situazione per molti rivenditori si è fatta insostenibile. L'ultimo a farne le spese è lo storico rivenditore di dischi di Chiavasso, paesino piemontese di 27 mila abitanti. Non ne escono immune nemmeno le realtà storiche a livello internazionale: sei mesi fa a Londra a chiudere i battenti è stata "HMV - His master's voice", il più famoso negozio di dischi della capitale britannica fondato nel 1921 e noto in Italia come "La voce del padrone".

Diversi i tentativi di mettere freno alla crisi. Se vent'anni fa il Forum Cultura e Spettacolo dei Verdi lanciava il suo appello all'Antitrust perché intervenisse a seguito dell'accordo delle grandi multinazionali sul prezzo dei dischi in grado di danneggiare i piccoli negozi, nel 2002 è Confesercenti a lanciare la crociata contro la pirateria che deteneva oltre il 20% del mercato dei dischi venduti in Italia. Fallimentare anche la proposta di Norina Rossi, presidente del comparto per Confesercenti, di estendere la vendita dei dischi alle edicole coinvolte esse stesse di lì a poco dalla crisi del settore editoriale.

«La crisi è nella lettera A, quella di Amazon», denunciano i rivenditori. Sempre meno i dischi ad essere venduti, sempre di più la musica ad essere ascoltata e scaricata in digitale. Allora perché non puntare sugli eventi con incontri con musicisti e cantanti per riportare gli ascoltatori nei negozi di musica? La resistenza nostrana passa anche per il fronte fiscale ma senza esito: resta lettera morta la proposta di legge del ministro Dario Franceschini datata gennaio 2005 per riportare l'Iva sui dischi e i compact disc. Attualmente, infatti, è del 22%, la più alta d'Europa.

Valentina Ersilia Matrascia

[28.2.2020 - 16:11]



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