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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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ATP Dubai

Djokovic è imbattibile
Tsitsipas si deve inchinare


Roger Federer avrà anche dato forfait, ma gli organizzatori dell'ATP 500 di Dubai non si sono potuti lamentare, perché sabato pomeriggio sul campo centrale è andata in scena la migliore finale possibile. A giocarsi il titolo sono stati il numero 1 del mondo Novak Djokovic e il "maestro" in carica Stefanos Tsitsipas che, dopo un Australian Open sottotono, sembra aver ritrovato lo smalto di fine 2019. Nonostante gli sforzi del greco, non c'è stata storia: il trofeo se lo è portato a casa Nole, con un 6-3, 6-4 più netto di quanto il punteggio non possa suggerire. Il serbo interrompe così un'astinenza che negli Emirati Arabi durava dal 2013 - quando in finale sconfisse Tomas Berdych - e allunga l'impressionante serie di 18 partite vinte e zero perse nel 2020.

Per la redazione di Inchiostro è il momento delle pagelle settimanali.

ATP 500 Dubai

Il vincitore

Novak Djokovic: 10-

Il meno è per il primo set giocato contro Monfils: un parziale davvero non da Djokovic. Per il resto, Nole ha giocato l'ennesimo torneo perfetto. Qualche numero: prima della semifinale il serbo era stato in campo appena tre ore, perdendo undici giochi in tutto con la wild card tunisina Jaziri, il tedesco Kohlschreiber e il Next Gen russo Khachanov. Il dominio si è visto su tutti i fondamentali: dal servizio, con una media dell'80% di punti vinti con la prima, all'efficacia in risposta, con 13 game vinti su 23, fino alla smorzata, arma in più che ha mandato al manicomio soprattutto KK nei quarti di finale. In semifinale, contro Monfils, però qualcosa in Nole si è inceppato: un primo set perso 2-6, un secondo parziale con cinque set point non convertiti e uno svantaggio di 3-6 al tiebreak. A quel punto, si è vista la stoffa del fenomeno. Approfittando dei due dritti a campo vuoto sbagliati dal suo avversario, il serbo ha prima messo in scena «una fuga alla Houdini», poi ha aspettato l'errore del transalpino, infine ha chiuso al terzo set 6-1. Dopo una vittoria del genere, per Nole la finale non poteva che essere una formalità.

Il finalista

Stefanos Tsitsipas: 9

Stefanos dovrà attendere ancora per vincere il suo primo ATP 500 (o Master 1000 - il greco ha giocato sei finali a questi livelli e le ha perse tutte). Tsitsipas si presentava a Dubai in fiducia dopo essersi riconfermato campione nell'ATP 250 di Marsiglia la scorsa settimana. Contro Carreno Busta è stato cinico nel contenere il rientro nel suo avversario nel primo set, contro Bublik è stato intelligente a gestire le stravaganze del kazako, contro Struff - con il quale aveva un head to head a sfavore - è stato coraggioso nel prendersi il break dal 4-4, 40-0 a favore del tedesco nel terzo set e contro Evans è stato sornione nello sfruttare l'inesperienza del britannico su questi palcoscenici. Sembrava il prologo per una finale da giocare da campione. Invece, pur non sbagliando molto, Tsitsipas non ha trovato risposte allo strapotere di un Djokovic in versione robot. La partita si è decisa su pochi punti: sui tre doppi falli del greco - tutti nei game in cui poi è stato breakkato - e sul passante irreale di Nole sul 4-3, 30-40 nel primo set.

Il semifinalista

Gael Monfils: 8

Un voto in meno per quei tre match point non sfruttati in semifinale contro Djokovic. Fino a quel momento Monfils era stato impeccabile. Aveva corso come un dannato: da fondocampo, a rete, se necessario anche fuori dal perimetro di gioco, dove le telecamere non inquadrano i tennisti. Poi, quando si è trattato di chiudere la partita, il transalpino ha tremato. Non c'era più l'esperienza di chi ha trentaquattro primavere, né l'energia di chi veniva dalla vittoria di due tornei in due settimane. Nella mente, ha preso il sopravvento il Gael che si era presentato a Dubai con un bilancio di 16 sconfitte su 16 partite giocate contro Djokovic. E con il doppio fallo sull'ottavo set point per Nole, Monfils ha completato la frittata. Un vero peccato, anche perché, fino a quel momento, il cammino del francese negli Emirati Arabi era stato notevole, con zero set persi e ben quarantuno palle break in suo favore - ne aveva sfruttate solo dieci però - nelle partite con Fucsovics, Uchiyama e Gasquet.

La sorpresa

Daniel Evans: 8

Un po' per fortuna, un po' per determinazione, un po' per l'incoscienza di chi non ha niente da perdere: così Evans si è spinto fino alla semifinale dell'ATP 500 di Dubai. Se all'esordio contro Fognini al britannico è bastato beneficiare dei demeriti dell'italiano, nella partita di secondo turno contro Herbert è emersa tutta la personalità del ventinovenne di Birmingham, costretto a recuperare da 5-3 nel primo set e ad annullare tre match point - di cui due sul servizio del suo avversario - nel tiebreak decisivo del terzo parziale. Più sofferto il match nei quarti di finale contro Rublev: Evans ssi era portato avanti contro un 6-2 bugiardo soprattutto per quanto visto nell'ultimo game - nel quale ha annullato cinque palle del controbreak. Il secondo set, invece, è stato una montagna russa. Recuperato un break dal 1-3 al 4-3, il britannico non è riuscito a servire per il match e ha anche annullato due set point al suo avversario nel tiebreak. Inevitabile che gli sforzi psico-fisici lo mettessero al tappeto nella semifinale contro uno Tsitsipas più in forma e più avvezzo a certi palcoscenici.

I Next Gen

Karen Khachanov: 7

Segnali di ripresa da Khachanov che, pur non convincendo, ha centrato i primi quarti di finale in stagione, tra l'altro in un ATP 500. All'esordio con Kukushkin, pur perdendo il servizio due volte nel primo set, è riuscito a trascinarsi al tiebreak che ha poi dominato, prima di chiudere il secondo set 6-1 in meno di mezz'ora. Stesso copione - o quasi - contro il qualificato Novak, con un primo parziale nel quale si sono susseguiti break, controbreak e nuovo break tra il sesto e l'ottavo gioco e un secondo set in cui non ha concesso neanche una palla break. Peccato che, contro questo Djokovic, non sarebbe bastato neanche un KK in versione Parigi Bercy 2018, figuriamoci un Khachanov che sta provando a ritrovarsi. Il russo aveva ironizzato alla vigilia su Twitter: per battere Nole avrebbe avuto bisogno di almeno quattro o cinque cloni in campo. E infatti ha perso 6-2, 6-2.

Andrej Rublev: 7

Per un Khachanov che - forse - sta cominciando a trovare ritmo, c'è un Rublev che avrebbe bisogno di rifiatare. Come a Rotterdam, a Dubai il russo ha pagato le fatiche di gennaio, quando aveva infilato una striscia di tredici vittorie consecutive prima di essere fermato da uno Zverev on fire agli ottavi di finale degli Australian Open. Già all'esordio negli Emirati Arabi il ventiduenne di Mosca aveva avuto i suoi problemi contro un Musetti che per un'ora e mezza ha risposto colpo su colpo alle sue bordate e che gli ha annullato otto palle break su dodici. Anche al secondo turno contro Krajinovic erano arrivati altri scricchiolii: Rublev si era prima trovato sotto 5-3 e aveva dovuto salvare un set point, poi aveva perso il servizio quando, a sua volta, poteva portare a casa il parziale. Ai quarti di finale contro Evans è arrivata la resa, nonostante un controbreak, quando il britannico serviva per il match, che gli ha permesso di allungare la partita. Segnali di come la testa ci fosse, il fisico un po' meno.

La delusione

Marin Cilic: 3

Un voto in meno perché, con la complicità di Benoit Paire, ha giocato la partita al momento più brutta del 2020. Cilic conduceva 6-2, 5-3, 40-15 con tanto di penalty point dato al suo avversario proprio all'inizio del nono gioco del secondo set, quello durante il quale il croato avrebbe servito per il match. Poi, all'improvviso, il controbreak e il break a sfavore. Partita soltanto formalmente allungata? Niente affatto, perché il trentunenne di Medugorje nel frattempo è riuscito a dilapidare un altro break di vantaggio e altri due match point sul 6-5. Al resto ci ha pensato un tiebreak giocato orribilmente, con tanto di doppio fallo - il dodicesimo della sua partita - a suggellare il disastro.

Gli italiani

Fabio Fognini: 4

A proposito di psicodrammi, che dire di un Fognini che conduceva 4-0 nel primo set, che aveva avuto un break a favore nel secondo parziale e ben due nel terzo - sullo 0-1 e sul 2-3 - ed è riuscito lo stesso a perdere il match? Per più di un'ora sembrava davvero impossibile pronosticare la sconfitta di un Fabio sempre in anticipo sul palleggio, devastante sia di dritto che di rovescio e quasi sublime nelle smorzate. Poi, però, sono arrivati i soliti cali di concentrazione e qualche balbettio di troppo al servizio, non il punto di forza dell'italiano. Per Fognini spingersi fino in fondo a Dubai poteva essere una buona occasione per rientrare in top ten. Invece, sarà tutto rimandato a Indian Wells.

Lorenzo Musetti: 8

Non solo Sinner, l'Italia ha un altro teenager terribile che promette davvero bene. Alla sua prima apparizione in un torneo del circuito maggiore, Musetti ha mostrato personalità, prima sfruttando la wild card per il tabellone di qualificazioni, poi esordendo nel main draw contro un aspirante top ten come Andrej Rublev. Non inganni il punteggio: il doppio 6-4 racconta una partita combattuta alla pari. Sia nel primo che nel secondo set, il diciassettenne toscano ha recuperato un break di svantaggio al ben più quotato russo e, nonostante la sconfitta, ha annullato otto delle dodici palle break concesse. Di tutto il match resta un punto su tutti: il passante di rovescio giocato sul 2-2, 40-40 del secondo set. Una cannonata che ha lasciato inerme a rete un Rublev che ha il suo punto di forza proprio nei colpi martellanti.

Michela Curcio

[3.3.2020 - 18:02]



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