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ATP Acapulco

Nadal risponde a distanza a Djokovic
Passo indietro per Zverev


Se gli Emirati Arabi sono stati dolci per Novak Djokovic, il Messico non è stato da meno per Rafa Nadal. Quindici anni dopo essere stato il più giovane vincitore dell'ATP 500 di Acapulco, il maiorchino si è nuovamente messo in testa il tradizionale sombrero e ha alzato al cielo l'iconica pera di argento. Questa volta, però, da trionfatore più anziano nella storia del torneo. A provare a contendergli - senza successo - lo stravagante trofeo era stato, sabato notte, il sorprendente Taylor Fritz che, dopo un avvio di stagione zoppicante, può guardare con fiducia ai Master 1000 di Indian Wells e Miami.

La redazione di Inchiostro ha dato i voti ai protagonisti del torneo.

ATP 500 Acapulco

Il vincitore

Rafael Nadal: 9

Nadal non arriva massimo dei voti perché, a parte Dimitrov, ad Acapulco non ha affrontato avversari sulla carta credibili. Non è colpa sua, però, se Kyrgios si è ritirato all'esordio per problemi al polso e se Zverev è tornato a commettere doppi falli a raffica. In tutto il torneo soltanto il Next Gen serbo Kecmanovic è riuscito a strappare più di cinque giochi a un Rafa on fire con il dritto lungolinea e particolarmente a suo agio a rete. Che poi, a guardare i numeri, quasi non sembra che il maiorchino sia stato dominante durante la settimana messicana. All'esordio contro Andujar era andato subito sotto di un break, al secondo turno proprio contro Kecmanovic era stato controbreakkato quando serviva per il match e anche in semifinale contro Dimitrov si era trovato 0-2 a inizio del secondo set. Il problema per gli avversari? Che quelli di Nadal più che passaggi a vuoto sembravano momenti di down frutto del caso.

Il finalista

Taylor Fritz: 8

Questo Fritz che non si affida soltanto al servizio, ma che cerca più spesso il passante di dritto lungolinea e che prova a prendere la rete, può dire la sua nel 2020. In realtà, però, l'esordio con Millman non era stato perfetto. Nei primi due parziali l'americano aveva sprecato tredici palle break su quattordici ed stato costretto a giocare il terzo set, vinto con un netto 6-1. I match contro Humbert ed Edmund gli erano poi serviti per rifiatare, prima del test contro il connazionale Isner. Nella semifinale tra un giovane e un vecchio big server, Fritz si è trovato subito sotto 4-0, ha lasciato andare il primo set 6-2 e si è anche trovato sul 2-4 nel secondo parziale. A quel punto, lo statunitense poteva soltanto aspettare che il suo avversario rallentasse la spinta offensiva. Con il punto vinto sul 4-3, 30-15 e servizio di Isner è cambiata l'inerzia del match, fino al doppio fallo nel secondo gioco del terzo set che ha di fatto consegnato il match a Fritz. Peccato per la finale con Nadal, durante la quale lo statunitense è rimasto lucido soltanto per i primi sei game.

I semifinalisti

Grigor Dimitrov: 7,5

Archiviati i balbettii di inizio stagione, ad Acapulco Dimitrov si è spinto fin dove ha potuto. L'esordio con il qualificato Dzumhur era stato agevole, con il 92% di punti vinti con la prima di servizio a compensare la statistica non confortante dei doppi falli - otto in totale. Al secondo turno contro Mannarino, invece, "baby Fed" la stava combinando grossa. Perso il primo set dopo aver mancato un set point al servizio nel tiebreak e riequilibrato il risultato nel secondo parziale - vinto 6-2 - il bulgaro era stato capace di sprecare un vantaggio di 1-4 nel terzo set decisivo e aveva dovuto annullare due match point sul 5-4. Il meglio di Dimitrov si è visto con gli avversari più blasonati. Nei quarti di finale il bulgaro ha vinto contro l'ex top three Wawrinka - vittoria che, tra l'altro, ha interrotto una striscia negativa di cinque sconfitte consecutive nell'head to head con l'elvetico. Poi, in semifinale contro Nadal, "baby Fed" ha dato spettacolo a suon di colpi rovesci in lungolinea e di lob da posizione impossibile. Peccato, però, che i dritti del maiorchino siano arrivati nei momenti più importanti della partita. Ecco spiegato un 6-3, 6-2 davvero eccessivo.

John Isner: 7

Non avrà vinto il derby contro il connazionale Fritz, ma ad Acapulco si è visto un Isner un po' più mobile a fondocampo e più reattivo nei pressi della rete. Se i test Mischa Zverev e Giron non avevano poi raccontato molto - con "Long John che nei due match aveva messo a segno cinquanta ace in totale e non aveva mai perso il servizio - nei quarti di finale contro il connazionale Paul, il trentaquattrenne di Greensboro ha dovuto faticare di più, soffrendo un netto calo fisico nel secondo set, prima di chiudere con un netto 6-2 al terzo. In semifinale contro Fritz, Isner era partito meglio, aveva vinto il primo set e si era anche portato sopra di un break per il secondo parziale. A tradirlo, una forma fisica non eccezionale e un servizio che ha funzionato peggio del solito. Per "Long John" tredici ace in una partita sono pochi.

L'ex top three

Stanislas Wawrinka: 6,5

Il Wawrinka post operazione al ginocchio, prossimo alle trentacinque primavere, ha ancora enormi lampi di classe - soprattutto con quell'iconico rovescio lungolinea che gli ha permesso di vincere tre Slam su tre superfici diverse nell'era dei Fab 3. Eppure, l'elvetico è troppo sciupone in tornei che potrebbe vincere o nei quali potrebbe arrivare in finale. In particolare, è stato quasi snervante vederlo mancare quattro match point all'esordio contro Tiafoe. Su due in particolare, Stan the Man ha grandi responsabilità: meglio sarebbe stato rispondere in contenimento, piuttosto che tentare la botta violenta di rovescio che piace al pubblico e ai fotografi. Anche contro Martinez Wawrinka ha scherzato con il fuoco, subendo il controbreak proprio quando serviva per il match, ma riuscendo a rimediare nel successivo game. Di fronte a un Dimitrov contro il quale sarebbe stato necessario alzare il livello, però, l'elvetico non ha saputo rimediare ai suoi passaggi a vuoto. E d'altronde, per capire quanto Stan the Man fosse calato dall'esordio, basta guardare al numero di ace messi a segno: 35 contro Tiafoe, solo tre contro Dimitrov.

La delusione

Alexander Zverev: 4

Dopo la semifinale agli Australian Open, sembrava che il vero Zverev fosse tornato a mettere in crisi i suoi avversari con le sue violente prime di servizio e i rovesci lungolinea. Invece, ad Acapulco - torneo tra l'altro storicamente favorevole al tedesco - per il Next Gen di Amburgo è arrivato un grosso passo indietro. Se le premesse all'esordio con il qualificato Jung erano state tutt'altro che edificanti, con tanto di sei doppi falli soltanto nel primo set, peggio è andata con un altro qualificato, l'americano Paul. Il match in un'immagine? Il doppio fallo, il nono della partita, sulla palla break sul 4-4, 40-30, nonostante la seconda di servizio viaggiasse a soli 116 km/h - lentissima per un tennista abituato a servire la prima ben oltre i 200 km/h. Ai giornalisti Zverev ha raccontato di essersi sottoposto di recente a una seconda operazione agli occhi, dopo l'intervento di laser a dicembre. È possibile (ma non probabile) che i suoi problemi al servizio dipendano da questo. L'alternativa - poco rassicurante - è che i vecchi demoni siano tornati a bussare alla porta del tedesco.

I Next Gen

Alex De Minaur: 5,5

L'insufficienza non è netta perché l'australiano ancora non si è ripreso dall'infortunio agli addominali che lo ha costretto a saltare gli Australian Open. Ad Acapulco De Minaur ha provato a forzare il rientro, ma è stato sconfitto all'esordio da un più brillante Kecmanovic che lo ha lasciato correre nel primo set per poi logorarlo in rimonta. Demon, però, non è esente da responsabilità. Nel secondo parziale non ha convertito sei palle break, di cui quattro nel sesto gioco. Ne avesse sfruttata anche solo una, gli sarebbero bastati due soli turni di servizio per vincere la partita. E anche nel terzo set, ha avuto due occasioni d'oro sul 3-3. Non sono ammessi simili errori da un ragazzo che, da fine 2019 in poi, ha dimostrato di potersela giocare anche con i big.

Felix Auger-Aliassime: 6

Il sei è per la voglia di onorare l'impegno preso con il pubblico di Acapulco e perché, nonostante le due sconfitte in finale nelle ultime due settimane, Auger-Aliassime è subito tornato in campo. Per avere la meglio all'esordio del lucky loser Bolt, è bastato un FAA a mezzo servizio. Contro Edmund, però, complice il jet-leg e lo stress accumulato, il canadese dava l'impressione di reggersi a stento in piedi. Troppi i dritti che ha sparato fuori dal campo e tanti i momenti in cui il Next Gen di Toronto è partito in ritardo nel tentativo di rispondere ai colpi a sventaglio del britannico. Se il passivo non è stato severo, è stato solo perché Auger-Aliassime ha giocato con orgoglio, annullando sei palle break su otto e mettendo comunque a segno 13 ace. Il riposo prima di Indian Wells è più che meritato.

Frances Tiafoe: 6

A differenza di quanto mostrato nella sciapa prestazione con Humbert nei quarti di finale a Delray Beach, ad Acapulco Tiafoe - che pur non aveva avuto un sorteggio favorevole - ha provato a giocarsela fino alla fine con Wawrinka. Perso il primo set 6-3 in poco più di mezz'ora e messo all'angolo dai martellanti rovesci dell'elvetico, lo statunitense ha prima salvato tre palle break sul 4-4 del secondo parziale, poi ha vinto il successivo tiebreak, infine ha annullato quattro match point - uno sul 5-4 e tre sul 6-5 del terzo set, l'ultimo dei quali neutralizzato con un dropshot rischiosissimo. Nel tiebreak decisivo, però, Tiafoe non ne aveva più. E forse anche Stan the Man si era stancato di giocare al gatto e al topo.

Michela Curcio

[3.3.2020 - 18:07]



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