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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
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ATP Santiago del Cil

Seyboth Wild: il millennial nella storia
Delusione in extremis per Ruud


Incredibile a dirsi, date le premesse di tabellone, ma l'ATP 250 di Santiago del Cile - tra l'altro al suo debutto nel calendario - passerà alla storia. Il motivo? È stato il primo torneo vinto da un nato negli anni 2000, la wild card brasiliana Thiago Seyboth Wild. E dire che, ai nastri di partenza, complice la concomitanza con i due ben più prestigiosi ATP 500 di Dubai e Acapulco, in Cile si erano presentati soltanto quegli outsider del circuito che volevano sfruttare l'ultimo scampolo di pre-swing sulla terra rossa per raccogliere punti. Chi lascia Santiago con le ossa rotte, invece, è Casper Ruud. Il norvegese, favorito alla vigilia, aveva assaporato la doppietta sul red, dopo il trionfo di due settimane fa a Buenos Aires, ma si è dovuto arrendere a un avversario più cinico che lo ha battuto con il punteggio di 7-5, 4-6, 6-2.

Immancabili anche in questo caso le pagelle della redazione di Inchiostro.

ATP 250 Santiago del Cile

Il vincitore

Thiago Seyboth Wild: 10

Il dieci è l'unico voto che si può dare al primo nato negli anni 2000 capace di vincere un titolo ATP. In tabellone da wild card, Seyboth Wild ha impressionato per l'atteggiamento in campo. Qualche esempio? Neanche un po' di timore reverenziale di fronte ad avversari più esperti, un servizio che è sempre salito di livello nei momenti decisivi e una freddezza impressionante di fronte alle tante palle break fronteggiate durante il torneo - ne ha annullate ventidue su ventotto. Il millennial brasiliano ha perso un unico set prima della finale: quello contro l'argentino Bagnis all'esordio. A legittimare ulteriormente la cavalcata verso il titolo, le vittorie contro due teste di serie: l'argentino Londero e il top seed Garin, che si sarà anche ritirato dopo aver perso il primo set, ma che in precedenza non aveva sfruttato sei set point a favore. Contro Ruud, Seyboth Wild era partito male, con un break a inizio partita che avrebbe tagliato le gambe a chiunque. La risposta del brasiliano? Diciassette ace, otto palle break salvate su undici e, dopo aver perso il secondo set al cardiopalma, un break a favore arrivato in apertura del terzo parziale e difeso fino alla fine.

Il finalista

Casper Ruud: 8

Inutile girarci intorno: la finale era ampiamente alla sua portata. A Ruud, però, non si può rimproverare più di tanto. Forse, il suo unico grande errore è stato non riuscire a entrare subito in partita nel primo set, con quell'immediato controbreak subito a zero a inizio del match che già lasciava presagire una serata non semplice per il norvegese. Serata che si è ulteriormente complicata quando il ventiduenne di Oslo ha perso il primo set 7-5. Ruud è stato comunque bravo a portare la partita al terzo, con un break nel nono gioco del secondo parziale che sembrava destinato a cambiare l'inerzia del match. Evidentemente, però, il norvegese ha pagato lo sforzo psico-fisico di dover provare a ribaltare una finale in cui partiva da favorito. Il break in apertura di terzo set forse era recuperabile ma Casper sembrava con la testa già in Nord America, complici le fatiche a Buenos Aires e la delusione di Rio De Janeiro. Chissà se guarderà a questo torneo come un'occasione mancata.

La sorpresa

Renzo Olivo: 8

ATP 250 di San Paolo, 26 febbraio 2018: a questa data risaliva l'ultima partita giocata - e persa - da Olivo nel circuito di maggiore. Dopo due anni, dopo essere finito fuori dai primi 500 nel ranking e dopo aver avuto la tentazione di smettere con il tennis, l'argentino è tornato ad assaporare la gioia di vincere in un torneo non Challenger. Nel suo cammino verso la semifinale il ventisettenne di Rosario ha sconfitto, nell'ordine, il portoghese Sousa, finalista a Buenos Aires, l'uruguaiano Cuevas e il boliviano Dellien. In tutti e tre i match, Olivo ha tutt'altro che passeggiato: ha commesso una media di sette doppi falli a partita, ha sempre dovuto rimontare un set e al secondo turno ha dovuto persino annullare due match point. Prevedibile che contro la wild card brasiliana Seyboth Wild, l'argentino avesse esaurito l'energia. Difficile, però, immaginarlo triste o deluso per essersi fermato in semifinale.

Il top seed

Christian Garin: 6

Dopo le delusioni di Schwartzman a Cordoba e a Buenos Aires, la maledizione del torneo di casa colpisce anche Garin. Il cileno, che aveva deciso di onorare l'impegno nonostante le fatiche nell'ATP 500 di Rio De Janeiro, non è mai sembrato al meglio in campo. Già all'esordio contro il Next Gen spagnolo Davidovich Fokina il ventitreenne di Santiago aveva faticato, subendo addirittura un bagel nel secondo set e non riuscendo a chiudere il terzo parziale dopo aver servito per il match per due volte - sul 5-4, con tanto di match point a favore, e sul 6-5. Nei quarti di finale, poi, dopo aver perso il primo set al tiebreak contro il futuro vincitore Seyboth Wild, Garin ha preferito ritirarsi. Inutile affaticarsi, se nei ben più prestigiosi Master 1000 di Indian Wells e Miami il cileno potrà sfruttare il vantaggio di un tabellone che lo vedrà testa di serie.

Gli italiani

Marco Cecchinato: 4

Cecchinato non riesce a uscire dal baratro. L'italiano - che sulla terra rossa vanta una semifinale Slam nel Roland Garros 2018 - ha chiuso il red swing sudamericano senza raccogliere neanche una vittoria. Ultimo tra gli avversari ad approfittare del suo disastroso stato psico-fisico, il boliviano Dellien. Né ha giovato al palermitano rimontare il primo set di svantaggio, tra l'altro con un perentorio 6-1 nel secondo parziale. Decisiva è stata la palla break nel quarto gioco del set decisivo. Da allora l'italiano ha smesso di crederci, vincendo soltanto tre punti nei rimanenti game al servizio del suo avversario.

Salvatore Caruso: 6

Prima la vittoria più che tranquilla contro Kovalik, con lo slovacco che è riuscito a raccogliere soltanto cinque giochi. Poi la solita sconfitta con più di un rimpianto con un avversario sulla carta non impossibile come l'argentino Delbonis. Lo swing sudamericano di Caruso poteva andare meglio, ma a Santiago del Cile se non altro non è arrivata un'eliminazione al primo turno. Brucia soprattutto la prestazione del ventisettenne di Avola nel primo set. Dopo il break e immediato controbreak tra l'undicesimo e il dodicesimo game, l'inerzia del tiebreak doveva essere favorevole all'italiano. Invece, Caruso è riuscito a vincere soltanto un punto al servizio. Dettagli che, come nel match di primo turno a Rio De Janeiro contro lo spagnolo Munar, sono stati fatali.

Paolo Lorenzi: 4,5

Ancora un'altra delusione per Lorenzi nel 2020. Il trentottenne italiano si presentava a Santiago del Cile per provare a mettere in cascina punti nel ranking ATP e fiducia per i prossimi impegni nel circuito. Invece, dopo i piccoli progressi a Delray Beach, è arrivata una battuta d'arresto all'esordio contro la wild card di casa Tabilo, di sedici anni più giovane. Troppe le palle break concesse dal romano - nove in totale - e troppa la sofferenza, soprattutto nel primo set, sulle smorzate del suo avversario. Mezzo voto in più per i tre match point annullati sul 5-3 del secondo parziale: un moto d'orgoglio che, però, è servito soltanto a rimandare di poco la sconfitta.

Michela Curcio

[3.3.2020 - 18:11]



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