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Covid, il cuore di Napoli batte "piano"
Cibo buttato e negozi vuoti

Cumuli di cibo da buttare al centro storico (foto di Elvira Iadanza)


Il cuore pulsante di Napoli, il centro storico, adesso batte un po' di meno. Siamo in via San Biagio dei librai, una delle arterie solitamente più frequentate da turisti e studenti che trovano il connubio perfetto fra movida e bellezza artistica.

Oggi, 10 marzo, è il primo giorno del decreto che allarga la zona rossa a tutta l'Italia, San Biagio è spenta. Saracinesche calate per molti negozi, anche quelli autorizzati all'apertura fino alle 18. In strada sfreccia qualche motorino, ma il rumore, ormai, rimbomba sui vecchi palazzi in tufo. Non ci sono persone: dove prima bisognare chiedere permesso per passare, ora si cammina tranquillamente.

I bar sono vuoti. Chi non ha ancora chiuso, pensa di farlo a breve. "Almeno fino al tre aprile" dicono, "Così non ha senso stare aperti" risponde il dirimpettaio altrettanto vuoto.

E i secchi dell'immondizia si riempiono delle preparazioni che erano già state fatte. Prima del nuovo decreto. Zucchine, arancine, crocchè di patate: tutto da buttare, non potrà essere usato quando il locale riaprirà, e, allo stesso tempo, non c'è nessuno a cui venderle.

Le decisioni del Governo sono arrivate al cuore della città. Nessuno esce di casa se non per fare la spesa. Anche qui, come in tutta Italia, si entra in pochi alla volta. Le regole ci sono e, anche nella Napoli che si racconta indisciplinata e anarchica, si fanno rispettare. Il tabaccaio della strada ha preso una decisione drastica pur di non chiudere: dato che il suo locale è troppo piccolo per rispettare le misure di sicurezza, c'è un banchetto da cui passa sigarette, bollette pagate e caramelle.

È un'atmosfera da invasione zombie. Per chi è abituato a vedere San Gregorio Armeno piena di turisti che anche a Ferragosto scelgono le decorazioni per l'albero di Natale, oggi sembra quasi un giorno di lutto. Persino la musica proveniente dai negozi è più bassa. Non c'è nessuno da invogliare all'acquisto, nessuno da affascinare. E non si vuole neanche attirare l'attenzione. Chi è in giro lo fa per necessità, meglio non farlo avvicinare.

La Napoli da cui non si vede il mare, pur essendo vicinissimo, non ha sfoghi. Può solo guardare in alto, a quello che verrà, quando questa situazione finirà e si potrà tornare alla vita normale. A litigare con quello del furgone che passa in un vicolo troppo stretto, o a passare fra i gruppi di giapponesi appena scesi da una nave da crociera. Per il momento, il cuore pompa più piano, ma, di sicuro, è ancora vivo.

Elvira Iadanza

[10.3.2020 - 16:31]



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