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Sui Colli Aminei il Covid non spaventa
ma anche qui serrande abbassate

Viale Colli Aminei (foto di Federico Quagliuolo)


Il decreto "resto a casa" non ferma i residenti della zona collinare. Sarà forse la fiducia nell'aria dei Colli Aminei, che secoli fa era prescritta dai medici come rimedio miracoloso per le influenze, ma il day one di quarantena nazionale è stato poco considerato dalle centinaia di persone che passeggiano placidamente lungo i marciapiedi del quartiere, senza mascherine e senza rispettare le distanze di sicurezza.

Anche il traffico non sembra diminuito, anzi, la sicurezza virtuale che regala l'ambiente chiuso delle automobili ha invogliato le famiglie intere a muoversi su quattro ruote in un lunghissimo "struscio", come quello che si fa solitamente il sabato sera in provincia. E così l'intera zona ospedaliera rimane bloccata in una lunghissima fila di auto che, nelle ore mattutine e pomeridiane, intasa le strade delle ambulanze anche nella piena emergenza sanitaria.

L'unico dettaglio che effettivamente fa intuire la straordinarietà della situazione sono le serrande chiuse di quasi tutte le attività commerciali. Un leit motiv di cancelli grigi e cartelli con "riapriamo presto!" che fa da sfondo al viavai di mamme con i bambini, anziani con i carrellini e padri di famiglia carichi di buste. Fanno eccezione solo i supermercati, le farmacie, i bar e un'agenzia di viaggio, che stoicamente ha deciso di aspettare clienti, sperando che qualcuno già progetti un viaggio da sogno per l'estate in modo da dimenticare questo strano marzo.

Decido di passare il mio periodo di isolamento trasferendomi a casa della mia ultima nonna, che vive da sola. Da oggi in poi avrà bisogno di un aiuto quotidiano e la brusca interruzione della mia vita lavorativa, fatta di quella frenesia tipica dei giovani, è l'occasione per recuperare tutto il tempo sprecato. La sua vita è da tre anni fatta di una solitudine che spezza metodicamente con chiacchierate a telefono e piccole routine fatte di incontri con il salumiere che porta la spesa, la parrucchiera sotto casa e la cameriera. Persone che, da oggi, spariranno a tempo indeterminato dalla sua vita, sottraendole d'un colpo quel bisogno di contatto umano al quale nessuno vuole rinunciare.

Saluto la nonna da lontano e, mentre mi accomodo sul divano per scrivere l'articolo, suona il telefono: "Signora, sono la parrucchiera. Da domani chiudiamo il negozio, ma vorrei informarla che da domani faremo i capelli a domicilio. Vuole prenotare?". Fatta la legge, trovato l'inganno.

Federico Norberto Quagliuolo

[10.3.2020 - 22:03]



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