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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Erasmus in Spagna

Le Università richiamano gli studenti
ma la comunicazione è un disastro


C'è una gran confusione attorno ai preparativi per il rientro in Italia dei circa 4000 studenti Erasmus in Spagna. Le università italiane, infatti, hanno cominciato a contattare i propri studenti per invitarli a ritornare in patria con un volo che sarà organizzato in futuro dal ministero degli Esteri e viaggerà da Madrid a Roma in deroga al blocco dei voli fra Spagna e Italia.

L'adesione al volo va data attraverso un piccolo e laconico modulo online di Google Forms chiamato "Vuoi tornare in Italia?", uno di quelli che, all'apparenza, sembra quasi una truffa organizzata male. Una volta inviati alcuni dati personali e risposto "SI" alla richiesta di tornare in Italia, bisogna aspettare essere ricontattati, non è nemmeno indicato il nome dell'interlocutore.

Sembra una strana operazione di telemarketing, ma è la soluzione adottata frettolosamente da quasi tutti gli atenei italiani per richiamare i propri studenti in patria.

Il modulo, come spiegato nelle email di accompagnamento, serve infatti a raccogliere i nominativi degli studenti che avranno il diritto di viaggiare su un futuro ponte aereo che, ufficialmente, non è stato ancora annunciato dalla Farnesina.

"Quando ho letto l'email mi sono sentita spaventata e confusa. L'Università alla quale appartengo mi ha chiesto tornare in Italia, ma qui in Spagna la vita proseguirà senza problemi fino a lunedì". Maria, 23 anni festeggiati in diretta Skype con la famiglia, è una studentessa Erasmus che vive a Granada da sei mesi. Mentre compila il modulo della Federico II, aggiunge: "I professori spagnoli e gli altri studenti trattano gli italiani come pazzi, non c'è ancora la percezione del pericolo Coronavirus. Basta pensare che l'Università di Granada, fino ad oggi, si è limitata a consigliare una migliore igiene personale per le persone preoccupate da possibili infezioni". Poi, in serata, è arrivata la chiusura nazionale di tutti gli istituti anche in Spagna.

Nel frattempo le chat degli studenti italiani all'estero sono diventate incubatrici di panico. Alcuni ragazzi credevano che il modulo di Google fosse una truffa, altri non hanno ricevuto nulla per colpa di ritardi nell'invio delle email da parte degli atenei. A salvarsi dalle polemiche è invece stata l'Università di Cagliari, che ha proposto ai suoi studenti una pagina web dell'istituto in cui inserire i dati personali, evitando i moduli creati su servizi gratuiti online. Un dettaglio che ha subito dimostrato la credibilità dell'iniziativa e ha tranquillizzato gli studenti.

Anche i tempi di consegna dei moduli sono diversi da ateneo ad ateneo. Ogni Università ha infatti stabilito tempistiche diverse per la compilazione delle richieste. Milano Bicocca, ad esempio, ha concesso appena 30 minuti di tempo per aderire alla proposta di rimpatrio, con email inviata alle 15.30 in scadenza alle 16; l'Orientale di Napoli ha invece garantito circa 5 ore per decidere se avvalersi del ponte aereo predisposto dalla Farnesina. Altri, come Sassari, hanno concesso un giorno intero per riflettere.

Firenze ha inizialmente scelto una linea "soft": nella mattinata del 12 marzo ha diramato un invito ad "affidarsi alle disposizioni locali, in attesa di ufficialità per quanto riguarda i trasferimenti ". Poi, nel pomeriggio, è arrivata una raffica di email con il famigerato modulo digitale di Google Forms.

Come se non bastasse la confusione creata dalle università, c'è un alone di mistero attorno al volo di rientro. L'unica certezza è che coprirà la tratta Madrid-Roma, atterrando nell'aeroporto di Ciampino. Nessuna università sa dare ulteriori dettagli, tantomeno è chiaro il modo in cui saranno movimentati a Madrid tutti gli studenti in giro per la penisola iberica. Un problema non di poco conto dato che la Spagna sta cominciando ad interrompere, in via precauzionale, alcuni collegamenti civili via autobus e treno.

Il caos e l'incertezza attorno alla questione rimpatrio hanno portato alcuni studenti come Martina a non voler tornare a casa: "Preferisco aspettare 15 giorni chiusa in casa. Magari mi contagiano in aeroporto e porto il virus in famiglia". E c'è anche la storia di Massimo, che ha deciso di non tornare in Italia "perché è venuta a trovarmi la mia fidanzata dieci giorni fa. L'aereo predisposto dal Ministero per gli Affari Esteri è prenotabile solo per gli studenti e quindi lei rimarrebbe bloccata in Spagna. Troveremo un modo di muoverci insieme via mare, sperando che non ci siano persone infette sulla nave".

In questo bailamme fatto di gruppi di Whatsapp pieni d'ansia e insulti, voci di corridoio, paure e tensioni, c'è anche chi è arrivato a gesti estremi. Mario, 28 anni e un Erasmus a Barcellona, si è imbarcato in una vera e propria odissea personale in giro per l'Europa: "Sto tornando a Roma via terra. Attraverserò tre paesi e farò quattro scali. Ho pagato una cifra folle per prenotare tutte le coincidenze fra treni e aerei, ma volevo scappare. È nell'aria la proclamazione dello stato d'emergenza in Spagna ed ho il terrore di rimanere in quarantena lontano dalla mia famiglia".

Altri vivono l'emergenza con serenità. Giuseppe, che da quattro mesi si trova nella cittadina di Castellon de la Plana, racconta: "Ci sono solo quattro casi di Coronavirus nella mia città. La vita prosegue normalmente ed è strano vedere foto di un'Italia deserta e impaurita mentre cammino per le strade affollate. Credo che presto anche qui vivremo scenari simili: ci hanno da poco comunicato la sospensione delle attività accademiche. La Federico II mi ha mandato un'email per invitarmi a tornare a casa, ma non ha menzionato il ponte aereo di cui parlano tutti. Credo rimarrò qui, ho rassicurato la mia famiglia".

Resta anche poco chiaro il destino degli studi all'estero incompiuti. Gli studenti Erasmus, infatti, sono vincolati ad un obbligo di permanenza all'estero per tutta la durata degli studi.

In tal proposito è intervenuta l'Agenzia Indire, che gestisce la mobilità del progetto Erasmus: "La scelta di tornare in Italia è facoltativa ed è possibile anche comunicare alle università di riferimento che ci si è organizzati diversamente. Per gli studenti Erasmus che rientreranno in anticipo si farà valere la "Causa di forza maggiore". Non è quindi prevista alcuna penalizzazione e saranno ugualmente riconosciuti tutti i crediti accumulati durante le attività svolte all'estero. Gli studenti siano tranquilli, non perderanno nulla".

Per gli studenti che in questi giorni avrebbero dovuto raggiungere le mete straniere, invece, la situazione non ammette eccezioni: "la mobilità Erasmus in uscita è sospesa fino a cessata emergenza".

Così, mentre l'Italia aspetta con il fiato sospeso la fine della quarantena nazionale, gli studenti all'estero sono improvvisamente chiamati ad una scelta: tornare in una casa con le porte sbarrate o combattere la pandemia fra le trafficate strade europee che, fino ad ora, non hanno ancora conosciuto gli scenari italiani.

Federico Norberto Quagliuolo

[15.3.2020 - 18:19]



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