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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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L'epidemia

Coronavirus, la "giravolta" di Trump
L'America ora combatte come tutti noi

Donald Trump (foto di Gage Skidmore)


«Gli Stati Uniti amano l'Italia!». Un Tweet accompagnato dal video di una esibizione delle Frecce tricolore a firma Donald Trump racconta la svolta. Lo stesso Trump che meno di 48 ore prima aveva adottato la scelta "dura e necessaria" di sospendere tutti i voli dall'Europa per un periodo di trenta giorni, eccezion fatta per il Regno Unito, per "proteggere gli americani" dal virus orribile contro cui gli europei si erano dimostrati "incapaci di prendere alcune precauzioni".

Ne è passata di acqua sotto ai ponti dal tweet del 24 febbraio, il virus non è più «molto sotto controllo negli Usa» ma un «nemico comune, in realtà un nemico del mondo». Non l'unico passo indietro del tycoon: dopo essere venuto in contatto con almeno tre persone risultate positive, Trump si è sottoposto al test risultando negativo. Aumentano, però, le cautele intorno al presidente e al suo staff con l'obbligo di test per chiunque vi entri in contatto. Non tarda ad arrivare - a poche ore dalle foto che ritraggono il presidente intento a stringere varie mani - anche l'invito a ridurre contatti e interazioni sociali.

Quello che fino a pochi giorni prima era soltanto "un imbroglio dei democratici" per soffiargli la presidenza e che avrebbe sicuramente causato "zero" contagi negli Stati a stelle e strisce oggi è un nemico reale che porta Wall Street ad uno dei più grandi crolli dal 2008.

Il presidente statunitense dopo aver messo in allerta tutti gli ospedali ha promesso 50 miliardi di dollari in aiuti, accantonati per le gravi crisi, agli Stati per affrontare la pandemia. L'America mette in campo una partnership tra pubblico e privato coinvolgendo anche dieci aziende della grande distribuzione e dell'industria farmaceutica. Obiettivo: produrre rapidamente i test per il Covid-19 e entro il mese distribuirne almeno 5 milioni sul territorio. Perché, intanto, la diffusione del virus non si arresta ed ha raggiunto oltre 40 Stati con più di 100 nuovi contagi in un giorno nel solo Stato di NY.

«Tra un po' qui scoppierà la bomba e Trump, dopo avere negato tutto e dichiarato addirittura che l'OMS si sbagliava, ha dovuto ritrattare tutto. Ma adesso è troppo tardi», racconta preoccupato il fotografo Gaetano Scollo, siciliano da quasi sette anni residente negli States. «Finora Trump - continua Gaetano - ha inviato il messaggio (asparamente criticato da molti) che il virus rappresenta un'invasione esterna, proveniente dalla Cina prima e dall'Italia poi. Questo sicuramente non distende il clima e fa passare l'idea che quindi bisogna difendersi da un'invasione esterna. Un messaggio chiaro e razzista».

È tempo di correre ai ripari. Se in questi giorni, infatti, in diversi Stati i governatori locali iniziano a prendere misure precauzionali e a chiudere scuole e università - tra cui Ohio State University e Kent State University - invitandole a passare alla didattica online in sostituzione di quella frontale, gli americani «sono molto divisi», dichiara Giulia Cerasi, giornalista italiana da oltre 4 anni residente a Kent, cittadina a un'oretta da Cleveland. «Molti - aggiunge - pensano che tutte queste misure precauzionali siano esagerate e che sia tratti solo di "un'influenza che fa meno morti di quella normale", altri invece comprendono che potrebbe succedere quello sta succedendo in Italia e fa scorte impressionanti ai supermercati (l'Amuchina è già introvabile anche qua)».

A destare non poche preoccupazioni la tenuta del sistema sanitario a maggior ragione per la sua natura privatizzata. «Andare in ospedale - afferma Cerasi - è proibitivo dal punto di vista economico e molta gente, non avendo l'assicurazione, non si farebbe mai visitare. Non so, ad essere sincera, se le autorità sanitarie potranno "obbligare" la gente a farsi i tamponi e/o a ricoverarsi. Naturalmente chi non ha l'assicurazione sono le fasce più povere e più deboli della popolazione, quindi, non è difficile immaginare che proprio tra di loro il virus si diffonderebbe in maniera pesante».

Valentina Ersilia Matrascia

[16.3.2020 - 08:42]



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