InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Indian Wells /2

Quando Federer tornò re in California
Poi le prime gioie di Del Potro e Thiem


Continua il viaggio di Inchiostro nell'Indian Wells Tennis Garden. Quali sono gli amarcord da non dimenticare degli ultimi tre anni?

Indian Wells 2017

La finale: Roger Federer b. Stanislas Wawrinka 6-4, 7-5

Che fatica dover sempre cedere il passo al connazionale più forte. Neanche due mesi dopo la semifinale agli Australian Open, anticamera di quella finale Fedal al termine della quale the Swiss Maestro avrebbe conquistato il suo diciottesimo Slam, Federer e Wawrinka si incontrano di nuovo a Indian Wells. Stan non ha mai battuto l'amico-rivale sul cemento e, come al solito, non parte con i favori del pronostico, nonostante sia la testa di serie numero 3 del tabellone e nonostante la vittoria in semifinale contro un Thiem in rampa di lancio. Roger, invece, è una fenice che risorge dalle ceneri, dopo un 2016 al termine del quale molti lo vedevano a un passo dal ritiro. Il match scorre rapido, ricco di rovesci lungolinea, volee, smorzate e contro-smorzate. Wawrinka perde il primo set dopo uno scambio durissimo con almeno due colpi per parte a pizzicare la riga. Federer rischia un po' a inizio del secondo parziale, quando per stanchezza subisce un break nel primo gioco. Più che il match point, è il passante di dritto con cui Roger si procura il controbreak che indirizza definitivamente la partita sponda Basilea. Durante la cerimonia di premiazione piange Stan che, provando a scherzare, chiama il suo amico «an as****e» e piange Roger che forse neanche si immaginava di poter tornare a questi livelli a trentasei anni e dopo un'operazione al ginocchio. Forse qualche lacrima sarà scesa anche a chi il match lo ha vissuto sugli spalti.

La storia di copertina: Yoshihito Nishioka, il lucky loser ammazza-teste di serie

Entrare nel tabellone di un Master 1000 da lucky loser significa aver già vinto. Capitalizzare l'occasione spingendosi fino agli ottavi di finale significa avere una storia da raccontare. Prendersi gli scalpi di due teste di serie di lusso come Karlovic e Berdych significa essere davvero molto maturi. Per vincere contro il croato, Nishioka annulla sette palle break su sette e strappa il servizio al suo avversario per ben tre volte. Cosa c'è di strano? Tra i due ci sono ben quaranta centimetri di differenza in altezza. Contro il ceco, invece, il giapponese rimonta uno svantaggio di 1-6, 2-5 e annulla anche un match point. Gli fosse riuscito il colpaccio anche contro Wawrinka, contro il quale ha servito due volte per il match, chissà che scenari gli si sarebbero aperti.

La delusione: 2T - Vasek Pospisil b. Andy Murray 6-4, 7-6

Già dagli Australian Open era parso evidente che Murray stesse soffrendo la fatica psico-fisica di essersi issato in testa al ranking dopo una seconda parte di 2016 da incorniciare. I rimpianti sono più per un primo set durante il quale lo scozzese era stato due volte in vantaggio di un break. A cambiare l'inerzia del match, un settimo gioco nel quale Sir Andy prima si esibisce in un mezzo pallonetto e mezzo passante sulla riga irreale, poi si vede restituita la cortesia da Pospisil che lo beffa con un lob quasi disegnato con il compasso. Da quel momento, il canadese si attacca alla rete e la presidia con autorità fino a fine partita.

I match che val la pena rivedere:

4T - Nick Kyrgios b. Novak Djokovic 6-4, 7-6. Dal dritto lungolinea allo slice di rovescio, passando per un paio di smorzate sublimi e per una serie di scambi sfiancanti da fondocampo: questo match è un manifesto di quello che potrebbe essere il gioco di Kyrgios se non si lasciasse andare al nervosismo e alla ricerca dello spettacolo fine a se stesso. E poi ci sono i demeriti di un Djokovic insolitamente con la pancia piena.

4T - Roger Federer b. Rafa Nadal 6-2, 6-3. Ogni #Fedal merita di essere rivisto, anche se, probabilmente, questo è uno degli incontri più squilibrati nel punteggio. Non resta che godersi le violenti risposte di rovescio di Roger e i tentativi di Rafa di aprirsi il campo con il dritto.

Indian Wells 2018

La finale: Juan Martin Del Potro b. Roger Federer 6-4, 6-7, 7-6

Se il suo ginocchio non si fosse rivelato maledettamente fragile, Del Potro sarebbe stato parte integrante dei Fab 4. Per chi pensa che il giudizio sia eccessivo e per chi si è dimenticato che "DelPo" ha pur sempre vinto uno Slam a ventuno anni, riguardare l'edizione 2018 del torneo di Indian Wells non sarebbe una cattiva idea. Persino i tifosi più accaniti di Federer, di fronte alle sfortune e alla forza di volontà dell'argentino, non possono che tirare giù il cappello. E che importa che re Roger, come spesso gli capita, abbia buttato via un torneo già vinto sprecando tre match point e non riuscendo a servire per portare a casa la partita. Guardando la cerimonia di premiazione e pensando che, per Del Potro, il primo Master 1000 della carriera (e forse anche ultimo) sia arrivato a quasi trent'anni, l'unica reazione possibile è: «Così tardi?»

La storia di copertina: Taro Daniel, il qualificato che sconfigge Djokovic

Vincere contro Djokovic in un Master 1000: tanti ci sperano, in pochi ci riescono. Molti, addirittura, scendono in campo sentendosi già sconfitti e tornano in albergo continuando a sognare quell'irrealizzabile quarto d'ora di celebrità. Non è il caso di Taro Daniel, però. Proveniente dalle qualificazioni e accortosi di un Nole che, dopo l'operazione al gomito, ancora non forza più di tanto il servizio e non è reattivo da fondocampo, il giapponese comincia a martellare sulle righe. Assistito dalla fortuna e dal sangue freddo, Daniel chiude il terzo set addirittura per 6-1. Che importa che, poi, nel match successivo contro l'argentino Mayer riesca a raccogliere appena cinque giochi. La storia di Indian Wells 2018 la ha scritta un po' anche lui.

La delusione: 2T - Joao Sousa b. Alexander Zverev 7-5, 5-7, 6-4

Dimitrov e Zverev si giocano la palma di grandi delusi in California. Se per il neo-maestro bulgaro, però, la sconfitta arriva contro un ex top ten contro Verdasco, ben più rumoroso è il tonfo del tedesco contro il qualificato Sousa. Due gli errori da matita blu: prima Sascha non chiude un set di apertura dominato, poi spreca uno svantaggio di 4-2 nel parziale decisivo. Dopo la traumatica sconfitta contro Nadal nel 2016, il Master 1000 di Indian Wells è stato ancora una volta indigesto per il tedesco.

I match che val la pena rivedere:

2T - Dominic Thiem b. Stefanos Tsitsipas 6-2, 3-6, 6-3. Nell'atto secondo di uno dei match-up più suggestivi tra due dei tennisti che giocano attualmente il rovescio a una mano si vedono i primi lampi di classe di uno Tsitsipas che per il 2018 si è posto un importante obiettivo: qualificarsi per le Next Gen ATP Finals. Spoiler alert, sia lui che Thiem nei successivi due anni raccoglieranno molto (ma molto) di più.

SF - Roger Federer b. Borna Coric 5-7, 6-4, 6-4. Prima della finale, per Federer anche la semifinale era stata thriller. Coric gioca sulle linee, corre da fondocampo e, per un set e mezzo, sembra sempre sapere quando forzare il rovescio. Poi, però, prevale l'inesperienza del croato. Da questo match chi imparerà per primo la lezione? Per saperlo, appuntamento all'edizione 2018 dell'ATP 500 di Halle.

Indian Wells 2019

La finale: Dominic Thiem b. Roger Federer 3-6, 6-3, 7-5

Quel deserto californiano che tante gioie ha regalato a Federer nei suoi anni migliori, da due anni è stregato. Questa volta a ringraziare è il "fu(turo)" principe della terra battuta Thiem che, pur preferendo sporcarsi di rosso la suola delle scarpe, sta imparando a muoversi sempre meglio sullo scivoloso cemento di Indian Wells. In finale l'austriaco parte a rilento: complici un po' di tensione, qualche sortita improvvisata a rete e un'eccessiva timidezza nel giocare la seconda di servizio, perde il primo set 6-3 in poco più di mezz'ora. Il leit motiv della partita, però, cambia nel secondo parziale. "The Dominator" si allontana dalla linea di fondo e capisce che, per mettere in difficoltà re Roger, deve tenerlo lontano dalla rete e muoverlo con il rovescio. La palla break non sfruttata da Federer nel settimo gioco del terzo set? Troppo poco per parlare di occasione sprecata dall'elvetico. La palla corta disegnata da Thiem sul 5-5, 15-30? Il punto che gli dà la fiducia per completare una rimonta più che meritata.

La storia di copertina: Hubert Hurkacz il sottovalutato

Mentre ci si chiede se Zverev vincerà mai uno Slam o se Tsitsipas ci arriverà prima, si aspetta che Shapovalov diventi meno anarchico in campo e ci si rammarica perché Chung è sempre infortunato, c'è un Hurkacz che cresce al riparo da polemiche e pressioni. A Indian Wells i risultati si vedono: prima dell'onorevole sconfitta contro Federer arrivano un 6-3, 6-3 all'esordio contro Young, una vittoria di carattere contro l'ex semifinalista Slam Pouille, un successo in rimonta contro l'ex numero 4 del mondo Nishikori e uno scontro-spettacolo contro il coetaneo Shapovalov. Ironia della sorte, l'exploit del polacco è oscurato dalla contemporanea favola di Kecmanovic, ventenne serbo che, da lucky loser, in California si spinge fino ai quarti di finale, prima di essere sconfitto da Raonic. Chissà, però, che lo stesso Hurkacz preferisca le vittorie alle copertine.

Le delusioni: 3T - Philipp Kohlschreiber b. Novak Djokovic 6-4, 6-4; 3T - Jan Leonard Struff b. Alexander Zverev 6-3, 6-1; 2T - Felix Auger Aliassime b. Stefanos Tsitsipas 6-4, 6-2

È davvero difficile chi la combina più grossa a Indian Wells nel 2019. Le opzioni sono tre. La prima: Kohlschreiber che lascia impietrito Djokovic a suon di dritti e gli rovina prima del previsto il sogno di vincere il suo quinto Sunshine Double. La seconda: il neo-maestro e il predestinato Zverev che prova a stuzzicare a rete il connazionale Struff e ne esce con le ossa rotte anche a fondocampo. La terza: il neo-top ten Tsitsipas che si lascia dominare psicologicamente da un avversario ancora più giovane di lui e che crolla sotto una pioggia di rovesci lungolinea.

Il match da rivedere:

SF - Dominic Thiem df Milos Raonic 7-6, 6-7, 6-4. Di fronte a un match durante il quale si vedono soltanto cinque palle break in tutti e tre i set, si potrebbe pensare che i servizi e la noia abbiano dominato. Invece, sarebbe meglio non sottovalutare lo spettacolo combinato dei rovesci a una mano di Thiem e delle volee a rete di Raonic.

Michela Curcio

[17.3.2020 - 20:53]



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