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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Indian Wells /1

Gli amarcord califoniani dal 2015
La doppietta di Djokovic


Dominic Thiem sarebbe riuscito a conservare la corona di re della California? Per Novak Djokovic sarebbe stato possibile conquistare il quinto Sunshine Double della sua carriera, dopo quelli del 2011, del 2014, del 2015 e del 2016? Oppure Rafa Nadal lo avrebbe battuto prima del traguardo sul cemento per la prima volta dalla finale degli US Open del 2013? Che speranze avevano Medvedev, Tsitsipas e Zverev di vincere il Master 1000 di Indian Wells, il primo della stagione?

Sono domande che, a causa del coronavirus, quest'anno rimarranno senza risposta.

I vertici dell'ATP hanno ufficializzato uno stop di sei settimane effettivo per tutti i tornei di tennis in programma, allo scopo di tutelare la salute di tesserati e tifosi. Il ritorno in campo in teoria sarebbe previsto per il 27 aprile a Monaco di Baviera o all'Estoril, in Portogallo, ma la situazione in continua evoluzione (e in continuo peggioramento) getta ombre fosche su tutta la stagione sulla terra rossa. Questo non significa, comunque, che gli appassionati della racchetta non possano rivivere i trionfi dei loro preferiti in televisione o su Youtube.

Per i prossimi quaranta giorni alle pagelle della redazione di Inchiostro si sostituirà un viaggio tra gli amarcord - dal 2015 in poi - dei tornei cancellati.

La nostra prima tappa ci porta, neanche a dirlo, nell'Indian Wells Tennis Garden.

Indian Wells 2015

La finale: Novak Djokovic b. Roger Federer 6-3, 6-7, 6-2

Se il numero 1 e il numero 2 del ranking (e del seeding) si incontrano nell'atto conclusivo del Master 1000 più importante del circuito, lo spettacolo è garantito. A Indian Wells il pronostico pende dalla parte di Djokovic che ha vinto tre delle ultime quattro finali giocate contro Federer. Nell'ultima sfida di tre settimane prima a Dubai, però, è stato l'elvetico ad avere la meglio. Sul campo centrale dell'Indian Wells Tennis Garden sembra partire meglio Roger, che sale 2-2, 0-30. Ma l'inerzia del match cambia presto. Djokovic si procura il primo break dell'incontro sul 3-2 con un passante di rovescio che piega la racchetta al suo avversario. Poi Federer non sfrutta una palla break in apertura del secondo set sull'1-0, 30-40 e viene di nuovo breakkato nel game successivo. Se la partita non si chiude in anticipo di tre quarti d'ora è soltanto perché re Roger ritrova il dritto e le volee, mentre Nole si lascia prendere dal nervosismo con un evitabile doppio fallo sul 5-5 del tiebreak del secondo parziale. Il moto d'orgoglio dello svizzero si esaurisce nel quinto gioco del terzo set, non prima di un altro controbreak sul 2-0 e di una racchetta brutalmente distrutta da Djokovic per la frustrazione. Il re si sta avviando sul viale del tramonto? Spoiler alert: dopo ogni Indian Wells c'è sempre una Cincinnati.

La storia di copertina: Thanasi Kokkinakis, aspirante stella del tennis australiano

Non capita tutti i giorni che una wild card di neanche venti anni riesca a spingersi fino al quarto turno di Indian Wells. All'esordio contro Struff, Kokkinakis non perde mai il servizio e annulla, sull'1-3 del secondo set, le tre palle break che avrebbero potuto riaprire la partita. Contro lo spagnolo Garcia Lopez e contro l'argentino Monaco, invece, l'australiano, pur sprecando set e match point - si tira fuori dai guai con personalità. Gli fosse riuscita la remuntada contro il connazionale Tomic, si sarebbe prenotato un posto ai quarti di finale in un match da blockbuster contro Djokovic. "Avrò altre occasioni", avrà sicuramente pensato Kokkinakis lasciando la California. In effetti, l'australiano riuscirà a conquistarsi il suo quarto d'ora di gloria due anni dopo nel Master 1000 di Miami in California, ma la sua carriera sarà costellata di infortuni.

La delusione: 2T - Robin Haase b. Stanislas Wawrinka 6-3, 3-6, 6-3

Chi mai poteva aspettarsi che un tennista in serie negativa da sette incontri e che nel 2015 aveva passato il primo turno soltanto nell'ATP 250 di Auckland - tra l'altro grazie a un bye - potesse eliminare un campione Slam, tra l'altro reduce dalla vittoria nel prestigioso ATP 500 di Rotterdam? Nella sconfitta contro Haase, il manifesto dell'incostanza di Wawrinka, campione dal talento cristallino e con il rovescio forse più forte - e più bello - del circuito, ma capace di passaggi a vuoto evitabili, soprattutto nei Master 1000. All'olandese va il merito di essere stato chirurgico nella conversione delle palle break: quattro su quattro, percentuale di realizzazione del 100%.

I match che val la pena rivedere:

QF - Milos Raonic b. Rafa Nadal 4-6, 7-6, 7-6. Non capita spesso che Nadal perda una partita dopo aver avuto ben tre match point. E che, soprattutto, si faccia strappare il servizio sul più bello, quando deve servire per garantirsi un tiebreak decisivo. Elogi, però, al modo in cui Raonic si procura il break decisivo.

QF - Roger Federer b. Tomas Berdych 6-4, 6-0. Una masterclass del fenomeno elvetico a suon di servizio e dritto, con qualche rovescio lungolinea per i fotografi. Berdych riesce a tenersi a galla per tre quarti d'ora appena. Poi per il ceco arriva il bagel, per colpa delle troppe volee ciabattate fuori e dei doppi falli di rassegnazione.

Indian Wells 2016

La finale: Novak Djokovic b. Milos Raonic 6-2, 6-0

È vero, Raonic non è al meglio, ma il serbo, che a Indian Wells difende il titolo, non ha pietà del suo avversario fin dall'incipit della finale: un lob con il contagiri per procurarsi la prima palla break dell'incontro. Il canadese si fa notare soltanto per un dritto lungolinea sull'1-0, V-40. Poi la partita scorre ineluttabile tra break a zero e persino un bagel nel secondo set. E anche quando Raonic vince i primi due giochi del suo incontro sul finale del primo set, lo fa concedendo comunque almeno due punti al suo avversario. Mentre tiene in mano il trofeo del runner-up durante la cerimonia di premiazione, Milos probabilmente pensa che, pur avendo appena perso la partita più importante della sua carriera, la stagione è cominciata bene. Non può immaginarsi quello che gli accadrà a luglio a Wimbledon.

La storia di copertina: Alexander Zverev e il trauma Nadal

In realtà, la stella del tedesco è già nata nell'ATP 500 di Amburgo nel 2014. A Indian Wells, però, sembra che il giovane Sascha sia pronto per quel big break che, forse, può rimescolare le carte in tavola in una stagione dove i grandi tornei sembrano alla portata di tutti. Neanche diciannovenne, Zverev mette in fila Dimitrov prima - tra l'altro recuperando un break di svantaggio nel set decisivo - e Simon poi. Contro Nadal il nativo di Amburgo vince il primo parziale annullando due set point, di cui uno al servizio. Poi subisce il ritorno del mancino di Manacor, che gli rifila un bagel. Si va al terzo set che diventa un thriller. Si parte con un break, controbreak e nuovo break a favore di Zverev che, sul 5-3, ha un match point. Il tedesco si apre bene il campo, arriva a rete, deve solo appoggiare la palla dall'altra parte... e sbaglia. Perderà il servizio a zero e il match per 7-5. Da lì in poi, verrà sempre battuto da Nadal nei successivi quattro scontri diretti e non andrà mai oltre il terzo turno a Indian Wells. Quando si dice stress post-traumatico.

La delusione: 3T - Federico Delbonis b. Andy Murray 6-4, 4-6, 7-6

Il 2016 che porterà Murray in cima al ranking grazie ai trionfi a Wimbledon, alle Olimpiadi di Rio De Janeiro e alle ATP Finals, in realtà non si apre benissimo per lo scozzese. Prima la quinta sconfitta in finale agli Australian Open, poi l'uscita prematura in California contro Delbonis. Per tutta la partita Sir Andy - in tabellone da testa di serie numero 2 - sembra essere più a suo agio a inseguire nel punteggio che non a concretizzare le occasioni che si costruisce. Tanto che quando sale sul 4-2 nel terzo set, pecca di cinismo. Un aspirante numero 1 non può permettersi di sprecare troppe energie con avversari alla sua portata. Ma questo Murray lo imparerà da maggio.

I match che val la pena rivedere:

4T - David Goffin b. Stanislas Wawrinka 6-3, 5-7, 7-6. A volte basta un unico punto per cambiare l'inerzia di una partita. Nello specifico il comodo smash sbagliato da Wawrinka sul 5-5 del tiebreak decisivo. E pensare l'elvetico aveva anche recuperato dal 3-6, 2-4 prima e da 3-5 nel terzo set.

4T - Kei Nishikori b. John Isner 1-6, 7-6, 7-6. Il match è un must see non fosse altro per rendersi conto di come, nel tennis, si può perdere mettendo a segno 22 ace, non concedendo palle break per tutto l'incontro e vincendo il primo set 6-1. Courtesy of John Isner. Se non altro, la sconfitta è arrivata contro un finalista Slam.

Michela Curcio

[17.3.2020 - 21:02]



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