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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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IL MASTER GERENZA CONTATTI

L'inviato

Sales: "Ricorderemo le città vuote"
Spazio in futuro all'informazione medica

Marco Sales in un frame tratto da un suo servizio per Rete4


"Quando questa emergenza finirà, noi giornalisti dovremmo ricordarci di dare più attenzione all'informazione sanitaria, dal punto di vista emotivo, invece, ricorderemo le città vuote, ma mi auguro anche che finalmente venga data più importanza al lavoro che stiamo facendo". Marco Sales è uno degli inviati di punta di Stasera Italia, il programma di informazione in onda su Rete4 e condotto da Barbara Palombelli. L'emergenza coronavirus e le direttive per il contenimento dell'epidemia, hanno cambiato le abitudini di tutti. Ma mentre molti comparti lavorativi si sono fermati, c'è chi è ancora in giro, non per eludere le leggi, ma per raccontare ciò che sta succedendo. Gli inviati come Marco, infatti, continuano a lavorare, anche se la normalità della routine, è un po' cambiata.

Com'è cambiata la vita del giornalista inviato?

"La vita dell'inviato è cambiata perché, sostanzialmente, ci spostiamo molto meno. Io sono a Napoli, la mia città, e non è un caso. L'organizzazione del lavoro è cambiata, anche nelle cose più semplici. Ad esempio non ho quasi più contatti con la troupe con cui lavoro. Prima si viaggiava insieme, arrivavamo nei vari luoghi con lo stesso mezzo, ora però le regole sono più stringenti. Mediaset, infatti, ha stabilito che il giornalista si muova in forma autonoma rispetto al cameraman e al montatore".

Ci sono altre regole da rispettare?

"Si, la prima è quella che si vede anche in video. Utilizziamo dei microfoni direzionali oppure microfoni tradizionali con un'asta un po' più lunga. Ovviamente, poi, ci sono dei tipi di intervista che non possiamo più fare: fermare un politico mentre esce da un palazzo ad esempio, diventa difficile a causa delle distanze di sicurezza. Anche il montaggio dei servizi è un po' più complesso. Il montatore, che solitamente inizia il suo lavoro già per strada, non può stare vicino al giornalista. Il servizio, quindi, viene guardato a distanza dal giornalista, ma lavorando su pc portatili questo complica un po' le cose. Chi invece monta da solo ha sicuramente meno problemi, almeno nell'imbastimento del lavoro".

Cosa si prova a lavorare in questo scenario?

"E' una sensazione strana e complicata quella che si prova a lavorare così. Prima, di solito, quando incontravo qualcuno per un'intervista passavo un po' di tempo a parlare con l'intervistato a telecamere spente. Ci conoscevamo e capivo come approcciare. Ora farlo a distanza, con i guanti e la mascherina fa un certo effetto, a volte subentra anche un po' di paura. E' anche una situazione nuova, non era mai successo di dover lavorare in questo modo. Non è un periodo semplice. Ci sono anche piccole cose che non si possono fare più: prima era normale fare l'intervista a un medico e girare immagini di copertura all'interno dell'ospedale. Ora non si può più. Possiamo girare solo fuori dalle strutture sanitarie".

Che sensazioni dà, invece, camminare per le strade vuote?

"Raccontare le città vuote è qualcosa di importantissimo. Credo che sarà un ricordo indelebile per tutti. Dal punto di vista giornalistico è importantissimo, è un'esperienza anomala, soprattutto per chi è giovane. Ogni giorno si notano cose diverse..".

C'è qualcosa che ti è rimasta particolarmente impressa?

"Qui a Napoli ho notato soprattutto un utilizzo scorretto della mascherina. Ho visto persone che la tenevano in testa, e altri che se la rigiravano fra le mani prima di indossarla, una cosa sbagliatissima. Un'ennesima conferma del fatto che non siamo in alcun modo abituati a vivere in una situazione così".

Alla fine di tutto, quali lezioni sia giornalistiche che non porteremo con noi?

"Dal punto di vista giornalistico impareremo a dar più importanza al settore sanitario, dando risalto alle ricerche agli studi, e questo forse lo stiamo pagando ora. Dal punto di vista emotivo, invece, ricorderemo le immagini delle città vuote. In ultimo spero che venga dato più peso al nostro lavoro. Non siamo noi a combattere il virus, però possiamo dare una grande mano. Una buona informazione può aiutare tanto. Ma questi cambiamenti richiedono tempo".

Elvira Iadanza

[19.3.2020 - 17:34]



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