InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

La farmacista

Myriam Mazza: "Noi in trincea, ma soli"
"Meno canzoni, più responsabilità"

La dottoressa Myriam Mazza (foto di Klaus Bunker)


"In tv si parla sempre dell'impegno di medici, infermieri e personale sanitario nell'emergenza da Covid-19, ma quasi mai di quello che fanno i farmacisti". Myriam Mazza si sfoga, ma precisa che il suo non vuole essere un appello e ci tiene a sottolineare quanto la sua categoria in questa circostanza si sia dimostrata più compatta che mai. E lei di esperienza ne ha tanta: farmacista dell'anno 2019 agli Innovation Awards della Cosmofarma Exhibition per il suo impegno nelll'estetica oncologica, lavora da anni nella farmacia di famiglia a Torre del Greco. Inoltre, è la fondatrice di Ricomincio da Me, laboratorio solidale di estetica dedicato alle pazienti oncologiche, attivo adesso in tantissime città italiane.

Dottoressa, come state affrontando l'attuale emergenza?

"Rimboccandoci le maniche come sempre. Noi farmacisti stiamo lavorando in condizioni pazzesche eppure, come dice sempre il Presidente di Federfarma Nazionale Marco Cossolo, 'siamo il primo sportello tra il cittadino e il sistema sanitario'. I disagi sono tanti: io e mia sorella siamo murate vive da 18 giorni, abbiamo ridotto il personale e acquistato delle transenne di plexiglass per attenerci alle nuove norme e proteggerci. Abbiamo enormi difficoltà a reperire mascherine e gel per le mani, ma non molliamo. La nostra è sempre stata una 'farmacia di trincea', dove quello che conta di più è il contatto umano. Sento di farmacisti che stanno vendendo alcuni prodotti a prezzi raddoppiati, ma per fortuna non siamo tutti così. La nostra è una farmacia di quartiere, siamo sempre pronti per una parola di conforto, per uno scherzo: qui ci conosciamo tutti. L'Ordine dei farmacisti e Federfarma si stanno battendo tantissimo per tutelarci, ma non so quando cambieranno le cose".

In base alla sua esperienza quotidiana, può dirci se le persone stanno rispettando o meno l'invito a rimanere a casa?

"Purtroppo, io vedo ancora troppe persone in giro per la città senza un valido motivo. I primi a riempire le strade sono proprio gli anziani. Tutti con guanti e mascherine, addirittura ne ho visto uno con la maschera da sub. Molti, pur di uscire dalla propria abitazione, vengono in farmacia con la scusa di comprare qualcosa. Sabato pomeriggio un signore mi ha chiesto cosa potesse comprare, pur di avere con sé uno scontrino nel caso venisse fermato ai controlli. Questo significa vivere in una totale incoscienza, mettendo a repentaglio la propria vita e quella di chi ci sta attorno o si sta sacrificando in prima linea. Siamo stanchissimi, ma soprattutto molto preoccupati: per questo usiamo qualsiasi mezzo, in primis i social, per ribadire quanto sia importante seguire le norme. Siamo noi farmacisti il primo approdo di chi sta male: prima di andare in ospedale, vengono da noi. Anche i medici di famiglia stanno mandando i loro assistiti in farmacia perché hanno paura del contagio. Eppure non c'è nessun occhio di riguardo nei nostri confronti".

State mettendo in campo altre misure straordinarie per aiutare chi ha bisogno?

"Nei limiti del possibile, vorremmo intensificare ancor di più la vendita a domicilio per venire incontro a tutti quei nostri clienti affezionati che sono abituati da più di 30 anni a spostarsi pur di venire da noi. Alcuni sono stati fermati perché hanno altre farmacie più vicine, ma ben vengano i controlli, anzi ce ne dovrebbero essere ancor di più. Anche al supermercato c'è troppa gente che gironzola. Nel mio piccolo, poi, cerco di continuare a dare assistenza alle mie pazienti con il cancro. Quando ho creato 'Ricomincio da me', un progetto sociale nazionale completamente gratuito che si occupa dell'accudimento della pelle delle donne sottoposte a trattamenti oncologici in 8 città italiane, ho pensato proprio che, in caso di grave necessità, ognuno di noi dovesse ripartire da se stesso, trovando da soli la forza. Questo è proprio uno di quei casi: i nostri nonni hanno fatto la guerra, noi non possiamo lamentarci perché ci viene detto di stare a casa. Ognuno di noi deve sacrificarsi un po'. Ho chiuso il mio centro estetico e non posso insegnare alle estetiste, ma in quanto farmacista farò del mio meglio".

Secondo lei, gli italiani sono più uniti in questa circostanza?

"Vedo in tv immagini terribili ogni giorno: corpi trasportati nei camion perché non c'è più spazio, personale medico ormai al collasso. Nessuna cura accertata da Federfarma, Aifa o Ordine dei farmacisti, nonostante ci siano in giro diverse sperimentazioni. Sono in contatto costante con dei miei colleghi lombardi che mi raccontano di scene al limite. Poi, vedo tanta gente qui che canta dai balconi, trascorre le giornate guardando video divertenti su WhatsApp, ci ride e ci scherza su. Per me non c'è nulla da cantare, in quello che succede non c'è niente di divertente. Va bene sdrammatizzare, ma fino a un certo punto. Chiudetevi in casa e state zitti".

Titti Pentangelo

[19.3.2020 - 19:16]



Email Stampa Facebook Twitter Reddit LinkedIn Pinterest Mix Tumblr Bufferapp




RSS

© 2003/20 Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Napoli · P.Iva 03375800632 · Versione 4.2 · Privacy
Conforme agli standard XHTML 1.0 · CSS 3 · RSS 2.0