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"Ultras" su Netflix

Gli Hooligans che parlano napoletano


"Ultras" il primo film di Francesco Lettieri arriva finalmente su Netflix. L'opera prima del regista specializzato in videoclip è un lungometraggio dedicato ai tifosi estremi ed estremisti del Napoli. Il film, poco fortunato al botteghino perché uscito in concomitanza con le restrizioni contro il coronavirus, arriva sulla piattaforma streaming ed entra subito fra i titoli più visti.

Attenzione: se alla fine del film avrete l'impressione di aver visto Hooligans di Lexi Alexander (2005), ma in napoletano, tranquilli, il vostro computer non è impazzito. È (più o meno) proprio così.

La storia ruota attorno al gruppo di ultras "apache", in cui è in corso una lotta fra vecchie glorie e giovani rampanti. La location principale, in cui si apre e chiude il film è quella di Pozzuoli, una scelta apprezzabile e che regala punti di vista inediti del comune flegreo. Il protagonista è Sandro, il vecchio capo ultras, che ha dovuto rinunciare alla sua passione più grande: il daspo lo costringe lontano dallo stadio proprio nell'anno imprecisato in cui il Napoli si sta giocando lo scudetto.

Sandro stringe amicizia con il giovane Angelo, fratello di un ultrà morto durante gli scontri in passato, e a lui rivelerà i segreti e i ricordi più emozionanti della vita da tifoso spericolato. L'uomo, ormai cinquantenne, scopre di avere una vita vuota senza il calcio e cerca di ricostruirsi partendo dalla storia d'amore con Terry, un animo inquieto quanto il suo, che però non fa domande e asseconda i suoi vizi.

La situazione precipita quando il gruppo "apache" si divide per l'ultima partita di campionato, prevista a Roma. Gli scontri durante la trentottesima giornata porteranno ad un'inevitabile tragedia.

Il film in realtà ricorda molto lo stile dei video musicali di Calcutta e Liberato che Lettieri firma praticamente dall'esordio dei due artisti. Le immagini di decadenza, la staticità di alcune inquadrature, infatti, ricordano più quella di un video musicale che di un film. Anzi, ci sono delle scene in cui Lettieri sembra citare se stesso: in strada un anziano canta e suona una chitarra e davanti ad una serranda abbassata su cui è dipinto lo sfondo del Vesuvio. Una scena che abbiamo già visto nel video di "Cosa mi manchi a fare" di Calcutta. In quell'occasione era un bambino a cantare, e ora, sembra quasi che il bambino davanti alla serranda fosse sempre lo stesso, solo più invecchiato. Una suggestione interessante.

La colonna sonora è stata affidata all'amico senza volto Liberato, e, durante la visione, a un certo punto il dubbio che possa trattarsi di un immenso video musicale è più che legittimo: un po' per gli attori e un po' perché la trama procede davvero con lentezza. L'orecchio, quindi, si attiva per ricercare tracce del nuovo inedito del contante partenopeo.

Pur raccontando la storia di un gruppo di tifosi organizzati, il calcio, in realtà, non si vede mai. È uno sfondo su cui far agire i personaggi, è il racconto di una passione senza l'oggetto del desiderio, proprio come accade ai capi-ultras allo stadio, che danno le spalle alla partita per concentrarsi sui cori. Un racconto anche vintage, fatto di grafiche anni '90 e partite ascoltate alla radio. Insomma, un film sul mondo del pallone, in cui quest'ultimo è una chimera. Proprio come il rapporto con i veri ultras del Napoli: sia il regista che le avvertenze all'inizio segnalano che non c'è nessun rapporto reale con i gruppi napoletani, la storia, infatti, è stata ispirata da alcuni tifosi di Latina.

Ultras porta con sé tutte le incertezze di un'opera prima, però ha il pregio di essere una delle poche novità cinematografiche in questo periodo: il successo, quindi, è assicurato.

Come recita uno dei personaggi a inizio film "Gli ultrà sono tornati", vero, ma forse non ne sentivamo proprio il bisogno.

Elvira Iadanza

[22.3.2020 - 17:22]



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