InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

L'epidemia

Modello "Corea del Sud", rischi e pregi
del sistema di contenimento per il Covid


In tutti gli Stati fortemente colpiti dalla pandemia da Coronavirus, la curva dei contagiati da covid-19 cresce inesorabile verso l'alto in maniera esponenziale. In tutti tranne che in uno: la Corea del Sud.

Dopo un primo momento di forte crescita dei soggetti risultati positivi, il numero si è assestato a circa 9mila contagi e poco più di cento morti. Come ha fatto il governo di Seul a bloccare il contagio così rapidamente? Attuando un modello ben specifico, frutto di un sistema sanitario già collaudato a gestire emergenze improvvise, implementato dopo l'emergenza Mers (Middle-East Respiratory Syndrome) che colpì il Paese nel 2015 trovandolo impreparato con pochi kit a disposizione per effettuare i test e centinaia di malati a cui non veniva offerta adeguata assistenza.

Come funziona il "Modello Corea del Sud"?

Il governo sud-coreano, di fronte a un contagio da coronavirus che stava crescendo inesorabilmente, ha deciso di attivarsi tempestivamente con un intervento che potremmo sintetizzare in tre punti:

1. Test a tappeto, con circa 20mila tamponi somministrati ogni giorni in circa 500 cliniche del Paese e con risultati veloci (tra le sei e le 24 ore);

2. No alle "zone rosse", con un sistema di informazione e partecipazione che fa leva sulla disciplina dei cittadini;

3. Tracciabilità, con un monitoraggio degli spostamenti della popolazione attraverso l'analisi dei telefoni cellulari e delle carte di credito e l'utilizzo di app specifiche.

E proprio questo ultimo punto sembra essere il più interessante per quegli stati - come il nostro - che si trovano ancora a fronteggiare l'emergenza.

Bucci: «Modello-Corea utile a rintracciare i focolai epidemici»

«L'anomalia della Corea del Sud è ovvia ed è l'unico segnale serio da prendere in considerazione» ha spiegato Enrico Bucci, professore di Biologia presso la Temple University di Philadelphia che ha firmato un'analisi sul blog cattiviscienziati.com che mira a smontare le fake news in ambito scientifico.

Secondo l'esperto, le peculiarità del modello coreano sono due: la protezione e il monitoraggio continuo dei sanitari e l'attivazione di un protocollo di tracciamento, test e isolamento delle persone venute in contatto con soggetti infetti, basato su uso di tecnologie digitali. Il tutto grazie a un'app che segnala i luoghi frequentati nei giorni precedenti da un soggetto risultato poi positivo ai test.

«Seguendo in toto la strategia della Corea del Sud - spiega il professor Bucci - e cioè usando anche strumenti invasivi della privacy personale, si riesce a tracciare per tempo i focolai epidemici».

Coronavirus, il governo italiano verso la tracciabilità dei contagiati

Tanto è emblematica l'esperienza di Seul che anche il governo italiano - in piena emergenza coronavirus - sta prendendo in considerazione l'idea di attuare una strategia simile.

Il primo via libera a un modello che metterebbe a rischio la privacy di milioni di italiani se utilizzato in maniera impropria, è arrivato dal Garante per la Privacy che ha fatto sapere che la normativa sulla protezione dei dati personali «contiene già in sé gli strumenti per affrontare le emergenze come quelle che stiamo vivendo».

Questa mattina sono iniziati i lavori della task force governativa guidata da Walter Ricciardi dell'Organizzazione mondiale della sanità e consulente scientifico del ministro della Salute Roberto Speranza. Lo scopo del team di studio è implementare una strategia per permetta di utilizzare anche in Italia la tecnologia per impedire il dilagarsi del contagio.

Intervenendo questa mattina a L'aria che tira su La7, il professor Ricciardi ha spiegato che in Italia «abbiamo imparato dalla Cina la lezione del contenimento e ora stiamo imparando dalla Corea del Sud la lezione del tracciamento, somministrando il tampone immediatamente a chiunque avverta un sintomo anche lieve per poi tracciare in maniera digitale e ipertecnologica tutti i contatti di queste persone».

Una strategia che si fonda sulla messa a sistema dei dati sui soggetti positivi già disponibili (ma che spesso non vengono condivisi tra diversi enti pubblici) e su un modello di "contact tracing" alla coreana.

Mario Messina

[24.3.2020 - 09:48]



Email Stampa Facebook Twitter Reddit LinkedIn Pinterest Mix Tumblr Bufferapp




RSS

© 2003/20 Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Napoli · P.Iva 03375800632 · Versione 4.2 · Privacy
Conforme agli standard XHTML 1.0 · CSS 3 · RSS 2.0