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Epidemia e salute

Uscire dalla quarantena sani... di mente
Felaco: "La nostra psiche si riadatta"

Raffaele Felaco


"Costruiamo la nostra identità in base alle relazioni che abbiamo nel nostro mondo e nel nostro quotidiano. In questa situazione, però, la nostra mente lavora per adattarsi alla nuova condizione di vita domestica" a spiegare cosa potrebbe succedere alla nostra mente nel periodo di restrizioni dovute al coronavirus è Raffaele Felaco, in passato presidente dell'Ordine degli Psicologi della Campania, psicologo e professore di Psicologia Sociale e Dinamiche Familiari all'Università del Molise e attualmente alla guida di "Psicologi per la responsabilità sociale".

Ora che la quarantena impone nuovi ritmi, soprattutto mettendo un freno alla vita sociale, come reagisce la nostra psiche? Rischiamo di sentirci tagliati fuori dal mondo? O di diventare vittime della FOMO (Fear of missing out), una forma di ansia sociale caratterizzata dal desiderio di voler restare in contatto con le attività delle altre persone e di aver paura di saltare un qualsiasi evento pubblico? "Bisogna essere molto cauti prima di usare etichette a comportamenti dovuti, in maggior parte, allo stress" spiega lo psicologo.

"Ci saranno persone che - continua Felaco - risentiranno maggiormente della chiusura forzata in casa, ma questo dipende da molteplici fattori, fra cui, soprattutto, le abitudini personali. Chi passava dieci ore al giorno fuori casa, ad esempio, è normale che aveva trovato fuori dalle mura domestiche dei punti di riferimento. Quindi una crisi di adattamento è ineluttabile".

I più colpiti da questa condizione sono probabilmente coloro che, già prima, vivevano una situazione pesante fra le mura domestiche: famiglie in conflitto oppure con rapporti difficili non sono lo sfondo giusto per vivere serenamente il periodo di isolamento. A chiedere aiuto agli psicologi in questo periodo sono soprattutto le persone che avevano delle problematicità prima e che in questo frangente si sono acuite.

Ma ciò che sembra mancare di più è la routine delle nostre azioni: "Ogni persona ha un'organizzazione mentale, e, perché no, rituale. Ad esempio, una signora che è abituata ad andare ogni giorno al solito panificio, e magari scambiare quattro chiacchiere mentre fa il suo acquisto, deprivata di questo sistema di relazioni, ha una difficoltà di adattamento: questo, però, vale per tutti perché la nostra identità la costruiamo in base al tessuto di relazioni che abbiamo nel nostro mondo e nel nostro quotidiano". Fortunatamente la tecnologia può venirci in aiuto: "Riuscire a vedere o a sentire i propri cari lontani, è un supporto in più: ma non è la stessa cosa. Non si possono paragonare i rapporti attraverso i media rispetto a quelli personali, possiamo considerare la tecnologia come un ausilio nel momento di crisi".

Niente panico però. Stare chiusi a casa non è dannoso per la nostra mente: "Non credo che esista un limite fisiologico o connesso con strutture della mente umana che diano un tempo massimo alla sopravvivenza fra le sole quattro mura: la mente umana è molto pigra, si attrezza in base ai problemi che ha facendo il minimo possibile, quando è necessario si organizza. In questo momento di necessità la mente si organizza per la vita domestica, trovando varie soluzioni".

Elvira Iadanza

[24.3.2020 - 15:44]



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