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Sos dei familiari

"Non trasferite i pazienti post coma
per fare spazio a ricoverati Covid-19"


Il reparto Unità di cure residenziali intensive del San Camillo (Ucri) non deve chiudere. Questa la richiesta del Comitato Ridivita (Riabilitiamo la dignità di vita), associazione di familiari e amministratori di sostegno dei pazienti in stato vegetativo e di minima responsività ricoverati presso il reparto del San Camillo Forlanini di Roma.

È del 23 marzo scorso - si legge nella nota diffusa dal Comitato - la comunicazione del Primario dell'Ucri Claudio Granato, della decisione della Direzione aziendale di chiudere il reparto nato nel 2011 da un progetto regionale, per fare posto a un reparto di cura per malati di Covid-19, con il conseguente trasferimento dei pazienti presso altre strutture convenzionate della Regione Lazio.

Una comunicazione - «al momento non supportata da un atto formale scritto bensì solamente da un input orale ricevuto dal Primario durante la visita di alcune referenti della Direzione Aziendale» - che preoccupa i familiari. «Siamo preoccupati per la fragilità e le conseguenze di questa scelta seppur fatta nell'emergenza» racconta Veronica Bisconti, figlia di uno dei pazienti. «La vita di pazienti - continua - tanto fragili e fortemente immunodepressi potrebbe essere messa a rischio da un trasferimento così come dalla scelta di aprire reparti per malati infettivi Covid19 all'interno dello stesso edificio. Nei pazienti post coma è prioritario sentire la vicinanza e il calore dei propri familiari, almeno quanto avere una continuità con il parente e con il personale sanitario, continuità che in questo modo verrebbe a mancare».

«Non si può pensare - denuncia il Comitato Ridivita - di chiudere una unità funzionante deportandone altrove i pazienti e smembrandone valori, esperienza, conoscenze e qualità». L'Ucri nel 2015 dall'ospedale Forlanini venne spostata presso il padiglione Puddu del San Camillo, una struttura «a ridosso del perimetro ospedaliero - ricorda il Comitato - e del quartiere abitato, non essendo un edificio isolato come altri nel nosocomio e non possedendo le caratteristiche dell'ospedale Spallanzani e del dismesso Forlanini».

Da quanto si apprende, l'azienda ospedaliera sta valutando anche altre soluzioni (in primo luogo il padiglione Marchiafava) per cercare di fronteggiare l'emergenza sanitaria. Nel frattempo, però, da familiari e amministratori di sostegno dei pazienti sono partite le prime diffide alla Regione perché trovi soluzioni alternative e non distrugga il progetto Ucri essenziale per i nove pazienti, fragili e immunodepressi, in stato vegetativo e di minima responsività.

Valentina Ersilia Matrascia

[25.3.2020 - 13:53]



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