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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Tanti contest

La quarantena non ferma
gli amanti della fotografia


Tempi duri per professionisti e amatori della fotografia. La "reclusione" forzata in casa rende impossibili escursioni fotografiche e reportage fuori porta ma non ferma la creatività e il bisogno di raccontare per immagini. Ecco allora che la fotografia - e la successiva condivisione sul web, ovviamente - diventano strumento per lasciare una testimonianza e raccontare il proprio punto di vista sulla quarantena, che siano foto della propria ritrovata quotidianità casalinga o la vista dalla propria finestra compresa di 'improvvidi' passanti da denunciare alle autorità (ma questa è un'altra storia).

Per vincere l'isolamento e per soddisfare il proprio bisogno di condivisione, felicemente supportati dalla rete, arrivano i contest. L'associazione Roma Fotografia, TWM Factory, la rivista ILFOTOGRAFO, il Festival della Fotografia Etica di Lodi in collaborazione con The Walkman Magazine lanciano una call internazionale e gratuita dal titolo piuttosto esplicito: Life in the time of Coronavirus. La vita al tempo del Coronavirus, un modo per raccogliere attraverso l'obiettivo testimonianze in grado di descrivere la straordinaria emergenza delle ultime settimane. Poco importa che si sia fotografi professionisti o amatori, per partecipare basta aver compiuto 18 anni e aver voglia di affidare a un fotogramma la propria testimonianza dell'«epidemia più mediatica che l'umanità abbia mai conosciuto».

Lo sguardo si volge sull'intimità e sull'interno, «inteso come abitazione, come casa, ma anche come radici e dimensione di cui avere cura», quello di #Mostriamoci, il foto-contest sulla casa e sul nostro quotidiano lanciato da Civita Mostre e Musei S.p.A. A selezionare il vincitore, tra quanti sceglieranno di partecipare dal 16 marzo al 3 aprile 2020 (termine ultimo per l'invio delle fotografie), una giuria di eccezione: Letizia Battaglia, Francesca Alfano Miglietti e Denis Curti.

Quale potrebbe essere il 'simbolo tecnologico' di questa quarantena se non le videochat di gruppo? Da qui parte il progetto fotografico di Pietro Baroni, fotografo e creativo milanese, che ha chiesto ad amici e conoscenti in primis di mandargli gli screenshots delle videochiamate nei giorni di chiusura in casa a causa del Coronavirus. L'idea è quella di realizzare un instant project dal titolo #covidcalls per raccontare, sul fronte della comunicazione individuale, la vita cambiata dalle restrizioni imposte dall'emergenza sanitaria. «In questa nuova modalità di vita - racconta l'artista - che per un mese almeno ci tiene reclusi in casa, la socialità cerchiamo tutti di farla con le videochiamate, strumento che personalmente prima non usavo. Mi sono reso conto che, a parte le videotelefonate di lavoro, ci sono i videoaperitivi, i videocollegamenti con la fidanzata o quelli con i genitori che magari stanno dall'altra parte dell'Italia. Mi è sembrato il modo migliore per raccontare l'istante di questo momento tra le persone che non possono vedersi fisicamente». Decine e decine di immagini sono già arrivate a destinazione, selezionate e pubblicate. La maggior parte, incredibile ma vero, ritraggono volti sorridenti.

La regola, in ogni caso, da non dimenticare è restare in casa. Proprio a questo fine il network internazionale di volontariato fotografico sociale Shoot 4 Change, ha rivolto ai propri reporter sparsi in giro per il mondo attraverso un video-appello perché «esca per strada chi deve farlo, medici e infermieri; noi, restiamo a casato».

Valentina Ersilia Matrascia

[26.3.2020 - 18:58]



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