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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
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Danni collaterali

Il virus paralizza i siti di supermarket
In tilt piattaforme per la spesa online

Foto di Anna Shvets su Pexels


L'emergenza covid-19 è nella sua fase più acuta. Non dobbiamo uscire di casa eccetto che per ragioni di salute, di lavoro o per la spesa. Tuttavia, proprio la spesa sarebbe consigliabile ordinarla e farsela portare a casa per ridurre ulteriormente il rischio di contagio. Ma funziona davvero il sistema di consegna a domicilio per i grandi supermercati? Siti presi d'assalto, punti vendita sommersi di richieste e tempi che si dilatano oltre ogni ragionevole limite. Dobbiamo rinunciare alla spesa online o qualcuno ancora riesce a garantire il servizio?

Quattro dei nostri redattori, in quattro diverse città del centro sud hanno provato a ordinare la spesa da casa. Ecco la situazione a Roma, Napoli, Cosenza e Matera.

A ROMA NON SI MANGIA (Valentina Ersilia Matrascia)

Non di sola quarantena da covid-19 vive il romano. E allora ecco che si pone la questione di cosa mettere a tavola se il frigo piange e la dispensa non se la passa meglio. Non abbiamo voglia di uscire di casa e caricarci di buste dopo file a distanza di sicurezza davanti ai supermercati? Nessun problema, la tecnologia ci viene incontro. Forse. Provare a fare la spesa on line a Roma in piena pandemia più che un gioco da ragazzi sembra un percorso a ostacoli tra registrazioni sui siti e carrelli virtuali da riempire facendo lo slalom tra offerte varie.

Primo tentativo.

*CATENA 1* La qualità online al nostro servizio al momento non è disponibile. Un avviso ci accoglie comunicandoci che «è possibile che in fase di acquisto ci siano dei rallentamenti dovuti al numero di clienti che stanno utilizzando il servizio» e ci invita alla pazienza. Decidiamo di avere pazienza - del resto la nostra agenda langue di impegni da quando il virus ci costringe a casa - e tentiamo di accedere al servizio con la consapevolezza che ci vorrà del tempo. Niente da fare: «Siamo spiacenti, abbiamo temporaneamente raggiunto il numero massimo di clienti».

Secondo tentativo.

* CATENA 2 * Questa catena, ha deciso di suddividere le diverse aree geografiche in diverse piattaforme: la prima per alcune zone di Emilia Romagna, Veneto e Lazio; la seconda per Lombardia, Piemonte e Liguria; un aggregatore online invece per i comuni lombardi della provincia di Milano, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Pavia e Varese. Il resto d'Italia non è pervenuto.

Terzo tentativo, l'aggregatore "Supermercato 24". Scegliamo il negozio più vicino a casa e cominciamo (incredibile ma vero) il nostro shopping di prima necessità. Pane, latte, uova, insalata, sapone liquido e poco altro, tutto nel carrello. Ma "arrivati alla cassa".. niente da fare: «Disponibilità terminate. Riprova più tardi».

Non resta che fare la dieta o andare di persona al supermercato o dal negoziante di fiducia. Del resto, un po' d'aria e un po' di moto di questi tempi fanno bene.

COSENZA, LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CHE ORDINATE (Michela Curcio)

Lasciate ogni speranza voi che volete fare la spesa online a Cosenza. Nella città bruzia il servizio di delivery alimentare già funziona a singhiozzo normalmente, figurarsi in tempi di emergenza coronavirus.

Il malcapitato che si mette in fila sul sito di una nota catena di supermercati francese per acquistare pane, pasta, acqua e gli immancabili lievito e nutella - fondamentali per affrontare con serenità la quarantena - si trova ad aspettare più di venti minuti anche solo per acquisire la priorità del carrello. Salvo poi inserire l'indirizzo di casa e scoprire mestamente che, sulle rive del Crati, la consegna a domicilio non si fa. Non è proprio nella forma mentis della città. Stessa sorte per chi prova a selezionare Cosenza dopo aver scelto i siti di altre due note catene di "ex discount" per la sua spesa. I due portali, infatti, rimandano a una piattaforma di consegna chiamata Supermercato24 e che, con tanto di faccina triste, informa che "non serviamo la tua zona". Neanche a dire che la Calabria non è parte dell'Italia.

A far calare - prima ancora dell'inizio - il sipario sul business del delivery alimentare a Cosenza una nota associazione di cooperative che ha limitato la sua attività di consegna a domicilio a Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Liguria e Lazio. Assente nella città dei bruzi anche la Pam che, però, ci tiene a specificarlo sul suo sito: in ogni caso per i prossimi giorni i servizi di spesa online sono off limits in tutta Italia.

Poi ci sono due colossi della grande distribuzione alimentare. Chi prova a usare il loro sito per fare la spesa virtualmente a Cosenza per un attimo si illude. Il login fila liscio, finalmente al cliente viene assegnato un carrello, pane e pasta sono disponibili, c'è tempo per acquistare anche un po' di frutta - ché la quarantena sta causando scompensi sulle bilance di tutti - e... al momento di inserire i dati della carta di credito e ultimare il pagamento, il sito va in crash. Una avvisa il cliente che il servizio di consegna a domicilio è temporaneamente sospeso per i troppi ordini. L'altra, invece, non fa neanche la cortesia e la freccia del mouse si freeza su "ordina", come nella peggiore delle beffe. Per il cosentino, quindi, è davvero impossibile fare la spesa a domicilio? In realtà, qualche eccezione virtuosa esiste.

Si tratta del caso di un noto supermercato di Via Popilia consente regolarmente l'acquisto di prodotti alimentari che vengano poi consegnati a domicilio. A patto, però, di avere un po' di pazienza. La prima finestra di delivery disponibile si apre il 1 aprile - e chissà che non sia uno scherzo - mentre per quanto riguarda il tetto minimo di spesa, è impossibile effettuare un ordine inferiore ai 30 Euro. Infine, ci sono i minimarket locali, quelli che non mancano in ogni città. Piccoli esercizi commerciali made in Calabria che - si spera - diano e possano dare in futuro l'esempio per una spesa più digitale anche alle periferie d'Italia.

A NAPOLI I GARZONI DELLE PICCOLE BOTTEGHE BATTONO LA SPESA DIGITALE (Mario Messina)

A Napoli la spesa a domicilio la portano da sempre. A farlo sono i garzoni dei minimarket e delle salumerie di fiducia. In tempi di coronavirus, però, anche i grandi marchi si sono attrezzati. Ma come nel resto del Paese i problemi sono molteplici. Il primo tentativo cade completamente a vuoto. Il sito utilizzato dalla prima catena scelta per le consegne a domicilio crasha dopo pochi minuti. Ulteriori tentativi porteranno allo stesso risultato.

Proviamo un altro sito e un altro marchio italiano molto famoso. Subito si apre una schermata: "È possibile che in fase di accesso ci siano dei rallentamenti dovuti al numero di clienti che stanno utilizzando il servizio, ti preghiamo di avere pazienza". Il problema non è la pazienza - tanto di questi tempi cosa abbiamo da fare? - quanto il fatto che alla fine della spesa, quando si richiede l'accesso alla pagina dei pagamenti, qualcosa va storto e si ritorna alla pagina iniziale.

Terzo e ultimo tentativo con un'altra famosa catena di origine partenopea. L'accesso al sito è semplice. Scegliere i prodotti in catalogo anche. Effettuata la registrazione subito si accede al carrello elettronico e alla pagina dei pagamenti. Qui la sorpresa: la spesa a casa la portiamo ma sono finiti gli slot disponibili per oggi e per i prossimi 15 giorni. Per la spesa, dunque, se ne parla dopo Pasqua. Mi sembra eccessivo. Non resta che optare per il garzone del salumiere sotto casa.

A MATERA LA PIATTAFORMA L'HANNO FATTA PER L'OCCASIONE (Francesco Gucci)

Fare la spesa comodamente seduti in poltrona, a Matera, non è mai stata una priorità. In una città medio piccola come il capoluogo lucano, i cittadini preferiscono per lo più uscire e percorrere quel breve tragitto che separa casa dal supermercato più vicino. Anche gli anziani e le persone disabili che sono impossibilitati fisicamente ad uscire, riescono, grazie all'aiuto di amici e parenti, ad aggirare facilmente il problema. Dallo scoppio della pandemia, però, i supermercati e piccoli negozi si sono dotati di un servizio consegna. In condizioni normali, a Matera, non si può ordinare qualcosa su JustEat, su UberEats o su Glovo, le app più utilizzate per la consegna a domicilio; l'emergenza coronavirus, però, ha portato i commercianti locali ad aderire a "facciolaspesadacasa", piattaforma nata a marzo proprio per ovviare a questa falla. In pochi giorni più di 100 attività (molte se si pensa alla dimensione della città), hanno dato la loro disponibilità alla consegna a domicilio.

Considerando le difficoltà tecniche nell'ordinare online dai siti delle maggiori catene di supermercati che non garantiscono più i servizi di consegna a causa della grande quantità di richieste, sembra una soluzione più che utile.

Le stesse filiali locali delle succitate catene, facendo parte di questa nuova piattaforma, che per la verità sembra ancora un po' "fatta a mano", riescono ad evadere gli ordini che, altrimenti, dai siti ufficiali non arriverebbero affatto.

Abbiamo deciso, allora, di provare con mano. Abbiamo effettuato un ordine da un punto vendita di una di queste catene di supermercati, irraggiungibile attraverso il sito ufficiale dell'azienda, che ha ricevuto l'ordine e consegnato la spesa in appena un'ora. Pane, pasta, latte, birra, caffè e prodotti per la casa, l'unico limite è raggiungere la cifra minima di spesa per la consegna (in questo caso 30 euro). La criticità più grande di questo sistema homemade è l'assenza dei prezzi dei prodotti. È possibile solo scrivere manualmente la lista della spesa e aspettare il conto a casa.

A Matera, allora, un modo utile, anche se non perfetto, di aggirare il sistema è stato trovato, cosa che, purtroppo, non avviene in molte altre città.

La piattaforma, nata in occasione dell'emergenza coronavirus, però, mira a rimanere online anche quando questo incubo sarà finito, in modo da dotare, finalmente, la città di un servizio che, per quanto non utilizzato fino ad ora, potrà certamente tornare utile.

Michela Curcio, Francesco Gucci, Valentina Ersilia Matrascia, Mario Messina

[27.3.2020 - 18:56]



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