InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Miami /2

Re Federer si riprende il trono
Nel mezzo l'exploit di Isner


Continua il viaggio di Inchiostro tra Key Biscayne e l'Hard Rock Stadium di Miami. Quali sono gli amarcord da non dimenticare degli ultimi tre anni?

Miami 2017

La finale: Roger Federer b. Rafa Nadal 6-3, 6-4

«Un ragazzino di Manacor venne a Miami e mi sconfisse nel primo match giocato insieme, quando ero il numero 1 del mondo», avrebbe poi detto Federer di Nadal a settembre durante la prima edizione della Laver Cup. In realtà, però, la Florida è sempre stata indigesta a Rafa. Dodici anni dopo la finale del 2005 - vinta da re Roger in rimonta ai tempi in cui per conquistare un Master 1000 bisognava giocare al meglio di cinque set - i Fedal si ritrovano nell'atto conclusivo di Key Biscayne. È già la terza volta in stagione che i due, risorti dalle ceneri del biennio 2015-2016, si sfidano sul cemento. In finale agli Australian Open Federer ha vinto una partita ancora negli occhi di chi ama il tennis, mentre al terzo turno di Indian Wells Nadal non è stato all'altezza del suo storico rivale. A Miami il match è lottato per metà. Nel primo set piovono palle break e non si scambia più di tanto. Lo svizzero e lo spagnolo, infatti, si mettono pressione a vicenda sparando a raffica vincenti di dritto. Nel secondo parziale, invece, Roger non rischia più nulla, concedendo a Rafa soltanto quattro punti al servizio. Cinque finali, cinque sconfitte per Nadal in Florida. Chissà che non fosse l'ultima chance per riempire quel buco nel palmares alla voce "Miami Open".

La storia di copertina: Fognini, l'Italia che vince sul cemento

Mai un italiano aveva disputato una semifinale sul cemento a livello di Master 1000. Va detto, però, che Fognini avrebbe avuto i numeri per raggiungere questo traguardo ben prima dei trent'anni. A Miami il tabellone di Fabio, pur non proibitivo, a volte si complica. Al secondo turno contro Sousa il tennista ligure spreca un vantaggio di 5-2 e due set point nel primo set, rischia al tiebreak e perde 2-6 il secondo parziale. Poi, al terzo turno contro Chardy, Fognini è chiamato alla rimonta. Il capolavoro di Fabio arriva nei quarti di finale contro Nishikori, con soli sei giochi lasciati alla testa di serie numero 2, nonostante in entrambi i set venga controbreakkato nel momento di servire per chiudere la pratica. La semifinale contro Nadal è a senso unico. I passanti lungolinea di Fognini non funzionano, mentre il dritto di Rafa è on fire. A questo, si aggiungano i sei doppi falli dell'italiano, mentre lo spagnolo non concede neanche una palla break. A parte Djokovic, nessuno fa sfigurare il mancino di Manacor più di una volta sul cemento.

La delusione: 2T - Borna Coric b. Dominic Thiem 6-1, 7-5

Miami lo aveva consacrato nel 2015, Miami lo tradisce due anni dopo. Nel 2017 Thiem arriva a Key Biscayne da testa di serie numero 6 del tabellone. Sulla sua strada, però, arriva un avversario più giovane e più incosciente. In venticinque minuti Coric rifila all'austriaco un breadstick e perde appena cinque punti al servizio nel primo set. Nel secondo parziale, poi, il croato annulla tre set point e, nel game successivo, si prende il break decisivo. Thiem potrebbe consolarsi per aver vinto il punto più bello del match - uno scambio da 36 colpi culminato con un gran passante di rovescio. Peccato, però, che sia a dir poco furioso per la sconfitta. Tanto da distruggere la racchetta dopo un set point mancato, in una scena per lui insolita, ma trash.

I match che val la pena rivedere:

4T - Alexander Zverev b. Stanislas Wawrinka 4-6, 6-2, 6-1. Quanti match bisogna vincere contro un pluri-campione Slam prima di potersi sentire un po' la sua bestia nera? A margine: provare a scavalcare con un lob un ragazzo di quasi due metri sul match point a suo favore non sembra un'idea geniale.

QF - Nick Kyrgios b. Alexander Zverev 6-4, 6-7, 6-3. «Io non vado da nessuna parte», grida Alexander Zverev dopo aver lobbato per due volte Nick Kyrgios e aver ribaltato un tiebreak che sembrava stregato. Non basterà per vincere il match, basterà per dargli fiducia in un 2017 che - spoiler alert - lo vedrà a breve protagonista.

SF - Roger Federer b. Nick Kyrgios 7-6, 6-7, 7-6. Set point mancati sul servizio, match point che hanno rischiato di pesare come macigni, un Federer sull'orlo della sconfitta dopo essersi trovato sotto 5-4 e due servizi Kyrgios nel tiebreak decisivo: esclusi i match giocati nei quattro Slam, questa è stata, probabilmente, la partita più bella del 2017.

Miami 2018

La finale: John Isner b. Alexander Zverev 6-7, 6-4, 6-4

Qualunque torneo nel quale Federer e Djokovic escono di scena prematuramente diventa un'occasione irripetibile per gli altri di portare a casa un trofeo che altrimenti non avrebbero vinto. Prima della finale, comunque, Isner perde un solo set all'esordio con il ceco Vesely. Zverev, invece, si prende la rivincita su Kyrgios, che lo aveva estromesso da Miami l'anno prima, e su Coric, che lo aveva battuto al secondo turno nella scorsa edizione degli US Open. Ai nastri di partenza il tedesco è leggermente favorito: ha giocato due finali a livello di Master 1000 e le ha vinte entrambe. Long John, invece, è andato a un passo dal traguardo a Indian Wells nel 2012 e a Parigi Bercy nel 2016 ma è stato beffato rispettivamente da Federer e Murray. Nello scontro tra due dei migliori servitori del circuito contano i dettagli: un rovescio che esce di poco nel tiebreak del primo set, un dritto che, invece, resta dentro di millimetri nel nono gioco del secondo parziale. E, ancora, un set point salvato e una racchetta spaccata, giusto perché la partita non fosse solo una raffica di ace.

La storia di copertina: Hyeon Chung, l'ultima volta prima del calvario

A marzo del 2018 Hyeon Chung è sulla cresta dell'onda. Ha vinto le Next Gen ATP Finals ed è arrivato in semifinale agli Australian Open - facendo piangere negli spogliatoi Zverev e battendo Djokovic al suo stesso gioco, cioè martellandolo da fondocampo. Qualcuno si sbilancia: è lui "the next big thing". A Miami Ebden, Mmoh e Sousa non gli strappano mai il servizio. Poi Isner ne mette in luce l'inesperienza ai quarti di finale, lasciandogli cinque game e portando a casa il 97% di punti con la prima di servizio. Ci sarà tempo per crescere, pensa il quasi ventiduenne di Suwon. Invece, da lì in poi, a causa degli infortuni Chung comincerà a ritirarsi compulsivamente dai tornei e in due anni lo sfortunato sud-coreano scenderà dal numero 19 alla posizione 142 del ranking.

La delusione: 2T - Thanasi Kokkinakis b. Roger Federer 3-6, 6-3, 7-6

L'ultimo Kokkinakis contro uno dei Federer più indolenti degli ultimi tre anni: così si spiega la sconfitta di Sua Maestà al cospetto di un giocatore che, da lì in poi, per colpa degli infortuni, precipiterà al numero 235 del ranking mondiale. Che re Roger non sia in vena lo si capisce già dal primo set. Sul 3-1, 40-15 in suo favore l'elvetico tenta un quanto spettacolare tanto inutile colpo da dietro la schiena e viene giustamente punito da un passante - neanche troppo angolato - dell'australiano. Al tiebreak decisivo, poi, la partita si chiude su un dritto violento dell'australiano, seguito da un servizio al quale Roger non prova neanche a opporsi. Anche ai migliori capitano le giornate no. Peccato, però, che a Miami Federer difendesse 1000 punti.

Il match che val la pena rivedere:

1T - Daniil Medvedev b. Stefanos Tsitsipas 2-6, 6-4, 6-2. Chi si chiede perché lo scoppiettante Tsitsipas e il geometrico Medvedev si detestino (neanche tanto) cordialmente anche fuori dal campo, troverà la risposta guardando questo match. Punti vinti con il nastro per i quali il greco non si scusa, toilet break eterni del russo e insulti a fine match. Quel «bu****it Russian» è già entrato nell'albo d'oro del trash tennistico.

Miami 2019

La finale: Roger Federer b. John Isner 6-1, 6-4

Tra John Isner e la vittoria back to back in uno dei Master 1000 di casa potevano frapporsi soltanto un infortunio e un Federer in odore di leggenda. Perché se è vero che l'americano mette a segno "appena" nove ace in due set e si muove a fatica in campo, chi aveva più da perdere a Miami era proprio Sua Maestà del tennis. In tabellone da testa di serie numero 4 e reduce dal titolo numero 100 nell'ATP 500 di Dubai, ma anche dalla sconfitta in finale a Indian Wells, re Roger deve dimostrare al mondo di avere ancora fame di trofei. La risposta? Primo punto del match: pallonetto che sfida la fisica e termina sulla riga, Isner sbaglia a battezzarlo fuori, è costretto a rimandarlo dall'altra parte alla disperata e, ovviamente, perde il punto. Long John probabilmente si rassegna già in quel momento.

La storia di copertina: Felix Auger-Aliassime, il primo millennial in semifinale in un Master 1000

Un mese prima, nell'ATP 500 di Rio De Janeiro, Auger-Aliassime era stato il primo millennial a giocarsi una finale in un torneo del circuito maggiore. Un mese dopo, il canadese quasi riesce nel colpo grosso in un Master 1000. Nel main draw da qualificato, FAA rimonta un set a Ruud, lasciandogli tre giochi dopo il 6-3 iniziale, travolge Fucsovics con un bagel nel terzo parziale, si sbarazza di Hurkacz e, dopo aver battuto Basilashvili e Coric, sfida Isner per un posto in finale. A quel punto, complice la maggiore esperienza del suo avversario, la benzina nelle gambe si esaurisce. Il tentato colpo al volo di Auger-Aliassime sul 3-3 nel tiebreak del primo set, però, è di "federiana" memoria. Non per niente il giovane Felix e re Roger sono nati lo stesso giorno.

La delusione: 2T - David Ferrer b. Alexander Zverev 2-6, 7-5, 6-3

Dodici mesi dopo una vittoria appena sfiorata, a Miami Zverev lascia per strada 600 punti e quanto rimasto della sua fiducia dopo il trionfo alle ATP Finals. Il tedesco vince il primo set volando, con prime di servizio ben oltre i 200 km/h e con rovesci lungolinea al millimetro, poi perde la concentrazione nel secondo parziale e si squaglia nel terzo. Gli accadrà spesso nel 2019. Va detto che, a differenza di altre dolorose sconfitte che arriveranno con tennisti meno blasonati nei mesi successivi, Ferrer è un avversario di lusso. Ma quello che forse non è chiaro al giovane Sascha è che chi diventa "maestro" a 21 anni perde un po' il diritto ai passaggi a vuoto - suo malgrado. Avvertenza a margine: il doppio fallo con cui il Next Gen di Amburgo perde il servizio in apertura di secondo set è la madre di (quasi) tutti i problemi.

I match che val la pena rivedere:

4T - Roberto Bautista Agut b. Novak Djokovic 1-6, 7-5, 6-3. Cinque anni bastano per passare da Sunshine Double a Cursed Double. E se qualcuno fa spoiler e vi dirà che Djokovic perderà una partita che lo aveva visto andare a un passo dal rifilare un bagel al suo avversario nel primo set, non ci credereste comunque. Avvertenza: da vedere e rivedere il lob di Bautista Agut sul 2-0, 30-0.

4T - Roger Federer b. Daniil Medvedev 6-4, 6-2. Next Gen alla carica: il leitmotiv di ogni match generazionale probabilmente dal 2012. Roger Federer che fa il bello e il cattivo tempo, ricordando ai ragazzi che ha più fame di vittoria loro: lo svolgimento del tema a Miami. Solo un under 25 ha un head to head a favore con re Roger. Chiaramente non è Medvedev.

4T - Denis Shapovalov b. Stefanos Tsitsipas 4-6, 6-3, 7-6. Mettetevi seduti con un bicchiere di vino e spegnete lo smartphone per due ore e diciassette minuti. Val la pena rivedere in silenzio l'atto terzo della battaglia tra i due migliori rovesci a una mano di tennisti Next Gen. Con queste premesse, la vittoria non poteva che decidersi con un tiebreak thriller al terzo set.

Michela Curcio

[31.3.2020 - 18:27]



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