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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Miami /1

Gli amarcord in Florida dal 2015
Djokovic doppio re di Key Biscayne


Dalla tradizionale e iconica location di Key Biscayne all'avveniristico impianto dell'Hard Rock Stadium, che già ospitava i match dei Miami Dolphins. Dai giorni di dominio di Novak Djokovic alla rinascita di Roger Federer - passando per il meritato exploit di John Isner. Negli ultimi cinque anni il Miami Open - secondo Master 1000 della stagione - è stato un po' "gattopardesco". È cambiato tutto (cioè il setting), ma non è cambiato niente. A eccezione del 2018, infatti, il re in Florida è sempre stato uno dei Fab 3.

Come per Indian Wells, quest'anno anche Miami è off-limits, causa coronavirus. Niente Sunshine Double, al massimo un Sunset Double. Inevitabile, quindi, che la seconda tappa del viaggio di Inchiostro tra gli amarcord dei tornei di tennis cancellati per Covid-19 ci porti lì dove si incrociano l'Oceano Atlantico e le acque del Golfo del Messico.

Miami 2015

La finale: Novak Djokovic b. Andy Murray 7-6, 4-6, 6-0

Per capire l'alta qualità dei due sfidanti nel palleggio da fondo, basta guardare il primo punto del match: scambio da più di dieci colpi e chiusura di Djokovic con un dritto lungolinea, dopo che Murray era stato sbilanciato dall'altro lato del campo. Poi, per rendersi conto che Nole e Sir Andy sono bravi anche a rete, basta guardare il secondo punto del match: lob, contro-lob, smorzate e punti da padel, fino al pallonetto sulla riga su cui lo scozzese è costretto ad arrendersi. Il biennio 2015-2016 è caratterizzato dalla rivalità tra Djokovic e Murray. In quegli anni, ATP 250 esclusi, re Roger si "accontenta" di un Dubai, un Halle e un Basilea in più - oltre al capolavoro di Cincinnati - mentre Rafa salva le sue stagioni con i titoli ad Amburgo, Barcellona e nel Master 1000 di Montecarlo. Per Nole e Sir Andy è l'occasione di vincere trofei, ma anche il cuore dei tifosi. A Miami tra i due è battaglia vera. Murray si conquista una palla break già nel primo gioco con una risposta violenta, ma la spreca con un passante in corsa di dritto leggermente pretenzioso. Djokovic, invece, nel terzo game del secondo parziale per quattro volte si procura una palla break/mini match point e per quattro volte non la sfrutta - complici per Murray un lob perfetto sul 40-30 e una prima di servizio spesso provvidenziale. In una partita caratterizzata dalla voglia di non arrendersi, il bagel nel set decisivo sembra quasi uno scherzo crudele. Quasi come i tre smash non chiusi da Sir Andy sul 40-40 del primo gioco nel terzo parziale. Per Djokovic arriva il secondo Sunshine Double consecutivo.

La storia di copertina: Dominic Thiem, non solo "terraiolo".

Florida, marzo 2015. Chi pensa che Thiem sia soltanto un "terraiolo", si vada a rivedere il suo cammino in quell'anno a Miami: che l'austriaco potesse esprimere un buon tennis anche sul cemento doveva essere già chiaro a molti cinque anni fa. L'austriaco, all'epoca un ventunenne ancora a secco di titoli ATP, arriva a Key Biscayne con l'obiettivo di accumulare esperienza. E ci riesce. All'esordio recupera uno svantaggio di due break contro Schwartzman nel secondo set, poi si prende il lusso di eliminare la testa di serie numero 10 Lopez, si sbarazza del padrone di casa Sock e risale dal 3-2 e break a sfavore nel set decisivo degli ottavi di finale contro Mannarino. Per fermarne la corsa, il futuro finalista Murray impiegherà quasi due ore e sarà costretto a rimontare un parziale di svantaggio. È il turning point della carriera di Thiem: a maggio arriverà il suo primo titolo nel (fu) ATP 250 di Nizza. Un anno dopo vincerà il suo primo ATP 500 sul cemento di Acapulco e a giugno 2016 con il trionfo nell'ATP 250 di Stoccarda porterà a casa il suo primo trofeo sull'erba. Niente male per un "presunto" specialista della terra rossa.

La delusione: 3T - Fernando Verdasco b. Rafa Nadal 6-4, 2-6, 6-3

Delle tre vittorie di Verdasco sui venti match giocati in carriera contro Nadal, due sono arrivate tra marzo 2015 e gennaio 2016. Quella a Miami, in particolare, è l'anticamera di quella - ben più famosa - al primo turno degli Australian Open dieci mesi dopo. A Key Biscayne, al netto di un secondo set nel quale il mancino di Manacor si aggrappa all'orgoglio, il madrileno è perfetto quando deve spingersi avanti nel primo set e quando deve tirare tutto da fondo nel parziale decisivo. Rafa prova passanti da ogni lato del campo, ma il connazionale Fernando è incollato alla rete e reattivo nella lettura delle situazioni di gioco. Se poi anche il dritto funziona a intermittenza e se arrivano doppi falli o stecche di rovescio sulle palle break e sui set point a favore dell'avversario, vuol dire che per Nadal la giornata è stregata.

I match che val la pena rivedere:

4T - Kei Nishikori b. David Goffin 6-1, 6-2. Match tutorial da parte di Nishikori: come far correre a vuoto il proprio avversario fino a demoralizzarlo. E dire che alla vigilia ci si aspettava di assistere a una partita tra due giocatori non irresistibili al servizio, ma molto veloci e quadrati in campo. E dire che la prima palla break dell'incontro era stata a favore di Goffin. E dire che il belga era anche salito 2-0 nel secondo set.

4T - John Isner b. Milos Raonic 6-7, 7-6, 7-6. I tiebreak sono un po' come una roulette russa. Puoi non concedere palle break per un'ora intera nel terzo set e poi difettare al servizio negli ultimi dieci - cruciali minuti. Al resto ci pensano trentotto ace (venticinque Isner e tredici Raonic) e quattro palle break su quattro (tre Isner e una Raonic) salvate in due.

Miami 2016

La finale: Novak Djokovic b. Kei Nishikori 6-3, 6-3

Altro giro, altra corsa. Questa volta, però, la doppietta nel Sunshine Double arriva senza troppi patemi per Novak Djokovic. Il serbo, in odore di Career Grand Slam - di lì a tre mesi vincerà il Roland Garros e completerà la collezione - non ha ancora mai perso in stagione (ritiro nei quarti di finale dell'ATP 500 di Dubai a parte). Per Nishikori, quindi, l'impresa di sconfiggere Nole e di portare a casa il suo primo Master 1000 sembra quasi proibitiva. In campo, il giapponese dura un solo set - più di quanto avesse resistito Raonic nella finale di Indian Wells neanche due settimane prima. Nonostante il break in apertura, Kei si consegna quasi subito ai passanti di un avversario che sembra giocare a suo piacimento. Le palle break a sfavore che Djokovic comunque non annulla sono frutto di cali di tensione, non di grandi giocate del suo avversario. Nello sguardo rassegnato di Nishikori dopo aver subito il break nel primo gioco del secondo set, i titoli di coda di una finale il cui risultato è stato forse il più annunciato degli ultimi cinque anni.

La storia di copertina: Horatio Zeballos, un quarto d'ora da celebrità

Sentirsi fortunati per essere entrati nel main draw, ma sapere che l'opportunità va anche capitalizzata: è la storia di Horatio Zeballos, lucky loser che prima si trova catapultato direttamente al secondo turno di Miami, perché in tabellone al posto di Sua Maestà Roger Federer, poi rifila un doppio 6-4 al più blasonato connazionale Del Potro, in tabellone a Key Biscayne grazie al protected ranking. Una vittoria che per Zeballos arriva senza che debba mai concedere una palla break e sfruttando le due che, al contrario, si procura nel decimo gioco sia del primo che del secondo set. Altro giorno, altro scalpo eccellente e il tennista di Mar de Plata al terzo turno sconfigge anche Verdasco, che dodici mesi prima era stato giustiziere di Nadal in Florida. La corsa di Zeballos si ferma agli ottavi di finale contro Goffin - mai davvero impensierito dai colpi dell'argentino. Non che l'epilogo sia poi così importante.

La delusione: 2T - Andrej Kuznetsov b. Stanislas Wawrinka 6-4, 6-3

Tanto vincente è stato Wawrinka a livello di Major, quanto sciupone nelle sue partecipazioni ai Master 1000. In una metà di tabellone al riparo dallo spauracchio Djokovic e con Nadal costretto al ritiro già al secondo turno, lo svizzero avrebbe potuto tranquillamente spingersi fino alla semifinale senza problemi. Invece, Stan scende in campo in modalità risparmio energetico e ne paga le conseguenze. Otto palle break non convertite su otto, il servizio che non funziona e che gli viene strappato due volte su cinque nel secondo set: numeri di una partita pigra. Per Kuznetsov c'è persino il tempo di tremare e di mancare quattro set point nel nono gioco del primo set. Quante volte ancora bisognerà ripetere che un doppio campione Slam - spoiler alert, a fine anno triplo - non può permettersi queste distrazioni?

I match che val la pena rivedere:

3T - Grigor Dimitrov b. Andy Murray 6-7, 6-4, 6-3. Creativo e spettacolare uno, regolare e geometrico l'altro. È una lotta di stili tra chi avrebbe i numeri per vincere Slam (ma non ci è ancora riuscito) e chi dei numeri in carriera spesso se ne infischia, perché per salire sul tetto di Wimbledon ci vuole soprattutto il cuore. Non è lo stesso a Miami, dove, per una volta, prevale l'estro. A fine stagione, però, sarà ugualmente così?

4T - Gael Monfils b. Grigor Dimitrov 6-7, 6-3, 6-3. A proposito di estro: a volte, per battere un tennista creativo e spettacolare ce ne vuole un altro ancora più folle. Un esempio? Il punto giocato da Monfils sul 6-7, 0-0, 15-15. Rovescio sulla linea, rovescio ad aprirsi l'altro lato del campo, palla corta e lob con il contagiri che muore alle spalle di Dimitrov. Impossibile annoiarsi.

Michela Curcio

[31.3.2020 - 18:34]



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