InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

I 91 anni di Kundera

Esilio e amore
i temi dei suoi romanzi


"L'insostenibile leggerezza" di arrivare a 91 anni e di essere uno degli scrittori viventi più rappresentativi della letteratura contemporanea: Milan Kundera spegne oggi le sue "novanta più uno" candeline. E le spegne proprio il 1 aprile, nel giorno più scherzoso dell'anno, proprio come quel romanzo, Lo scherzo, che scrisse nel 1967 e che diede il via alla sua carriera. Nel libro lo studente Ludvik perde ogni diritto sociale dopo aver scritto una cartolina ironica con tre righe beffarde sull'ottimismo socialista a una sua compagna, Lucie. Otto anni dopo, in una beffarda trasposizione dalla carta stampata alla realtà, il celeberrimo autore è costretto a lasciare la sua Cecoslovacchia proprio perché i suoi scritti non sono graditi al regime sovietico. E poi, qualche stagione fa, c'è stato il supporto - neanche troppo nascosto - alla "Primavera di Praga". Un po' troppo perché il governo possa perdonargli i suoi vezzi da intellettuale.

Nel 1979, giusto pochi mesi dopo aver pubblicato Il libro del riso e dell'oblio, arriva un ulteriore smacco: Milan - che è nato a Brno e che ceco forse già non è più - perde la cittadinanza. Gli sarà restituita 41 anni dopo, dal premier Andrej Babis in persona - giunto in pellegrinaggio in quella Parigi che lo aveva adottato insieme a sua moglie Vera, compagna paziente di esilio, amore della sua vita.

Ed è proprio il tema dell'amore - in tutte le sue sfaccettature e complicazioni - a ossessionare la produzione letteraria di Kundera. Da Theresa ne L'insostenibile leggerezza dell'essere a Immacolata ne La lentezza passando per Chantal ne L'identità: sono storie di donne che si innamorano, ma a modo proprio. Accettano i tradimenti, sembrano in balia dei propri uomini, quasi sembrano anacronistiche nel loro adattarsi passivamente a un patriarcato ideale. Tomas finge di non vedere gli attacchi di panico della sua compagna e, incapace di rinunciare al suo io più edonistico, quasi sembra amare più Sabine che Theresa. Salvo poi, giustificarsi con quella frase ormai diventata celebre tra i fedifraghi di tutto il mondo: «Fare l'amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse, ma quasi opposte. L'amore non si manifesta con il desiderio di fare l'amore ma con il desiderio di dormire insieme». Berck pensa di poter manipolare Immacolata a suo piacimento e la sua convinzione si rafforza ulteriormente dopo una notte di passione. Jean-Marc dà Chantal per scontata e ci mette più di un minuto a rendersi conto che sua moglie è sinceramente lusingata dalle avance dell'ammiratore segreto.

Poi, però, avviene il ribaltamento: Theresa si innalza oltre il tradimento, uscendo vincitrice dalla guerra a distanza con Sabine grazie alla pazienza e non alla sensualità. Immacolata si ribella e da manipolata diventa manipolatrice, realizzando il suo desiderio/peccato originale: mandare in rovina la carriera - sia politica che cinematografica - di Berck. Chantal si ribella all'apatia di Jean Marc e fugge a Londra, costringendolo a un viaggio - forse onirico - alla ricerca di se stessi e dei loro sbagli.

Sullo sfondo, una Repubblica Ceca senza confini geografici definiti. Da un lato patria matrigna, non per paralisi naturale - come la intenderebbe Joyce - ma per le imposizioni del regime socialista. Dall'altro terra a cui la mente ritorna continuamente, Itaca perduta a cui guardare con nostalgia. Ne L'ignoranza, la passione d'amore di Josef riavvampa proprio perché, per la prima volta dopo venti anni, il protagonista lascia Parigi e torna a casa. Ne L'insostenibile leggerezza dell'essere, Tomas, l'uomo di ghiaccio che spesso sembra non provare emozioni, soffre a modo suo per essere costretto a trasferirsi in Svizzera, per sfuggire ai repulisti del governo dopo gli scontri durante la Primavera di Praga.

Amore ed esilio, esilio e amore. Sono i due topoi che, come in letteratura, ritornano anche nella vita di Kundera. E chissà che questo eterno ritorno tra realtà e romanzo non possa riproporsi ancora una volta, in un nuovo ultimo scritto, un nuovo - ultimo - Valzer degli addii. Oppure chissà che il cerchio non possa chiudersi con un Nobel alla letteratura. Chissà, magari Milan neanche si presenterebbe a Stoccolma per ritirarlo. Del resto, è schivo per natura. Non concede interviste in televisione dal 1984 e sui giornali dal 1986. Per lui, ricevere la massima onorificenza che uno scrittore possa mai ottenere forse sarebbe davvero uno scherzo.

Michela Curcio

[1.4.2020 - 21:42]



Email Stampa Facebook Twitter Reddit LinkedIn Pinterest Mix Tumblr Bufferapp




RSS

© 2003/21 Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Napoli · P.Iva 03375800632 · Versione 4.2 · Privacy
Conforme agli standard XHTML 1.0 · CSS 3 · RSS 2.0