InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

L'intervista

"Germania o Italia, in Unione Europea
siamo tutti parte della stessa comunità"


«In Europa possiamo essere forti solo se dimostriamo solidarietà gli uni con gli altri. Per questo mi dispiace sapere che c'è un sentimento negativo nei confronti di noi tedeschi in questo momento da parte vostra, ma la Germania sta comunque facendo tanto per aiutare i nostri amici italiani». Marius Graf è Junior Strategic Marketing Manager alla Michelin di Francoforte. Lo scontro tra i paesi del Sud e del Nord dell'Unione sugli aiuti economici per il post-coronavirus la sta seguendo con attenzione. Marius Graf fa parte della Generazione Erasmus e si sente un cittadino europeo: prima un semestre in Erasmus in Norvegia, poi la laurea specialistica in Lituania e infine una seconda laurea all'Università Partenope di Napoli.

«Durante i miei studi all'estero ho incontrato nuovi amici e parlato con persone da tutti i Paesi d'Europa e l'opinione comune è che l'Unione Europea è qualcosa di speciale e necessita di essere protetta nel suo insieme. Ciò significa che bisogna mostrare solidarietà gli uni con gli altri».

Eppure è chiaro che ci sono differenze sostanziali tra i diversi membri dell'Unione su come agire in questa inedita crisi economica. Da una parte i Paesi del Sud - Italia e Spagna in primis - maggiormente colpiti dall'epidemia da coronavirus, dall'altra quelli del Nord, Germania e Olanda su tutti.

Qui in Germania è chiaro che il nodo del contendere sono i cosiddetti "coronabonds" (un meccanismo che permetterebbe la creazione di obbligazioni del debito pubblico dei diversi Paesi europei così da dividere il debito tra loro, ndr). Ma deve essere chiaro che se pure il governo tedesco desse il suo assenso nelle istituzioni europee a questo tipo di aiuto, la Corte Costituzionale federale tedesca poi si pronuncerebbe in maniera contraria.

Qui però sembra che il problema più che legale sia di volontà. Lei appoggerebbe il governo tedesco qualora decidesse di dare l'ok alla spartizione del debito?

Credo che l'ipotesi sia irrealistica. Che si parli di Coronabonds o dell'utilizzo del Meccanismo europeo di stabilità, di sicuro ogni tipo di aiuto dovrà essere ripagato prima o poi dal Paese che lo riceve.

Alcuni amministratori locali italiani hanno scritto una lettera al popolo tedesco tramite il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung in cui hanno ricordato come, dopo la Seconda guerra mondiale, l'Italia e gli altri Paesi fondatori dell'Ue avessero aiutato la Germania riducendo della metà i debiti contratti in precedenza. Il messaggio era chiaro: è arrivato il momento di restituirci il favore!

Ho letto l'appello dei politici italiani. È vero, la Germania ha ricevuto aiuti nel dopoguerra quindi ovviamente dobbiamo fare la nostra parte. Tuttavia, dobbiamo tener presente che nel corso degli anni la Germania ha costruito una forte economia risparmiando costantemente, mentre Paesi come l'Italia o la Spagna non hanno usato periodi di crescita economica per mettere in ordine le loro casse. Il ministro delle finanze olandese ha recentemente parlato di una mentalità italiana "laissez-faire", e secondo me non ha completamente torto con questa espressione. Molti tedeschi condividono questo punto di vista.

Un punto di vista diverso da quello di molti italiani che, soprattutto in questo caso, sottolineano quanto l'emergenza da coronavirus non ha nulla a che fare con le politiche economiche e finanziarie del nostro Paese. Questa chiusura tedesca sta riportando alla luce in Italia un sentimento anti-tedesco. La Germania ne è consapevole?

Non direi che c'è un sentimento di odio nei nostri confronti. Ciò di cui siamo consapevoli, tuttavia, è il fatto che l'Italia ha la sensazione di essere lasciata sola. Penso in particolare alla crisi dei rifugiati. L'Italia è lo stato di primo approdo ed è ovvio che il suo lavoro è molto più duro del nostro in questo caso. Quindi la Germania e altri Paesi, specialmente nel Nord, dovrebbero fare di più per aiutare l'Italia. Non solo per la questione rifugiati ma anche per l'emergenza coronavirus. Al di là di ogni differenza dobbiamo ricordare che siamo parte della stessa comunità: quella del popolo europeo.

Mario Messina

[3.4.2020 - 12:19]



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