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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Pandemia

I cittadini di tutto il mondo in campo
con una petizione per chiedere più unità


In momenti come questi si comprende davvero quanto siamo impotenti. La pandemia di coronavirus che ha invaso tutto il pianeta, cambiando drasticamente abitudini e stili di vita. Anche le cose che sembravano più semplici e banali, per il momento non si possono fare. Tutto il mondo è in stand-by e ancora non si sa con precisione fino a quando. Ecco perché tutti, in questo momento di difficoltà, devono dare il loro contributo, anche se minimo.

Da questi presupposti parte la petizione, lanciata sulla piattaforma Change.org, Citizens Against Desease, "Cittadini contro la malattia". L'obiettivo di questo progetto è quello di puntare su idee comuni e favorire una mentalità globale. «Il manifesto di intenti nasce da un dibattito multiculturale, un confronto di idee che è stato fatto da persone provenienti dai posti più disparati della Terra - spiega una degli ideatori del progetto - ormai viviamo in un mondo globalizzato, anche se distanti siamo tutti più vicini e dunque tutti stiamo vivendo la pandemia di coronavirus in modo simile».

La petizione riflette su tre aspetti: la sanità mondiale, strategie politiche globali e la sicurezza dei cittadini.

In particolare il primo punto si concentra su medici e infermieri, definiti i veri eroi di questa battaglia contro il virus. Tuttavia ciò che è mancato in questa pandemia è stata la possibilità di facilitare la comunicazione tra gli esperti e soprattutto velocizzare lo scambio di informazioni, per accelerare la sconfitta del virus. Una dinamica, questa, che dovrebbe essere naturale, considerando l'alto tasso di digitalizzazione in cui è immerso il pianeta.

Il punto due è il cuore del progetto e vuole favorire lo sviluppo di una strategia globale. Paesi come la Corea del Sud, nel combattere il virus, hanno attuato piani specifici e precisi. In Europa, invece, la comunicazione non è stata univoca anzi, inizialmente i Paesi europei non hanno capito la portata di questi eventi, perdendo del tempo prezioso. Ecco perché è necessario ripartire da questa mancanza e sviluppare al più presto una strategia unitaria, valida per il futuro.

Il terzo e ultimo punto si concentra sulla sicurezza dei singoli cittadini e soprattutto sulle disuguaglianze all'interno di singoli paesi. Devono essere stabiliti dei requisiti minimi per garantire la salvaguardia delle persone, dai giorni di malattia per tutti i lavoratori all'assistenza sanitaria garantita.

Unità è dunque la parola chiave del progetto Citizens Against Desease. La globalizzazione, d'altronde, non riguarda solo l'aspetto economico e professionale, ma anche quello personale. A testimonianza di come il mondo globale ci tenga uniti, i primi responsi alla petizione sono arrivati non solo dall'Italia, ma anche da Stati Uniti, India, Belgio, Scozia e Rwanda. «Indipendentemente dai confini tutti quanti capiscono le difficoltà di una quarantena forzata, in molti sono costretti a vivere lontano dai propri cari - spiega ancora un'ideatrice di Citizens Against Desease - per fare un esempio pratico in Cina non hanno potuto festeggiare il Capodanno, in Europa non si è potuto celebrare la Pasqua. Come vedete alla fine siamo tutti legati dalla stessa sorte». Ecco perché è fondamentale superare i confini nazionali, d'altronde un nemico come il Covid non vede le frontiere.

Al momento la petizione è attiva sulla piattaforma Change.org e sui social con l'account Twitter @DiseaseAgainst ed è già stata tradotta in oltre dieci lingue, per raccogliere quante più adesioni possibili.

L'obiettivo immediato è la raccolta di firme, ma dopo il progetto vuole crescere, facendosi notare da organizzazioni come la World Health Organisation o influencer come Bill Gates, che da tempo si è fatto ambasciatore di questi principi. «Vogliamo far vedere che anche i semplici cittadini si stanno muovendo».

Bianca Damato

[14.4.2020 - 17:14]



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