InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Morto Sepúlveda

Voleva essere il cronista degli isolati
e di chi era stato privato della storia


«Vola solo chi osa farlo». E a Luis Sepúlveda Calfucura il coraggio di osare non è mancato. Dopo essere scampato alle torture dei fascisti cileni di Pinochet e alla dittatura, ha dovuto cedere il passo a un virus. È stato il Covid19, infatti, a mettere fine al suo volo a 70 anni, nel reparto malattie infettive dell'Ospedale dell'Università centrale delle Asturie (Huca) a Oviedo dove era stato ricoverato il 29 febbraio scorso a causa di una polmonite. Giornalista, sceneggiatore, poeta, regista e attivista, i mille volti di Sepúlveda ne fanno uno degli intellettuali più noti del nostro secolo.

Cileno di nascita ma cittadino del mondo, è il colpo di stato di Augusto Pinochet del 1973 a segnarne la vita. Arrestato, torturato e detenuto per 7 mesi in un minuscolo stanzino, viene liberato solo dopo diversi appelli in suo favore di Amnesty International. Il prezzo della libertà è l'esilio, per 8 anni. Parte prima alla volta del Brasile poi del Paraguay e dell'Ecuador.

Sposa sin da giovanissimo la causa rivoluzionaria iscrivendosi alla "Gioventù comunista" e scrivendo per il quotidiano "Clarìn", successivamente militerà nelle file dell'Ejercito de Liberacion Nacional in Bolivia e nel partito socialista nella guardia personale di Salvador Allende. Attività letteraria e impegno sociale furono la costante della sua vita, indissolubilmente legati tra loro. «Sono uno scrittore - affermò - perché non so fare altro che raccontare storie. Ma sono anche un essere sociale, un individuo che rispetta sé stesso e intende occupare un piccolo posto nel labirinto della storia. Da questo punto di vista, sono il cronista di tutti coloro che giorno dopo giorno vengono ignorati, privati della storia ufficiale, che è sempre quella dei vincitori». Si impegnò attivamente in vari campi dall'ecologia militante alla difesa dei popoli indigeni alle battaglie contro il razzismo.

Il suo esordio letterario è datato 1989 con la pubblicazione de "Il vecchio che leggeva romanzi d'amore", romanzo dedicato a Chico Mendes, ma la sua carriera e vocazione letteraria ha radici ben più lontane nel tempo. A segnarlo e trasmettergli l'amore per la letteratura due personaggi fondamentali nella sua vita: lo zio Pepe e il nonno paterno, Gerardo Sepulveda Tapia, anarchico andaluso condannato a morte. Scrive a soli vent'anni "Crònicas de Pedro Nadie", il suo primo libro di racconti che gli vale il Premio Casa de las Americas e una borsa di studio per corsi di drammaturgia presso l'Università Lomonosov di Mosca. Seguiranno poi racconti, articoli e spettacoli teatrali. Giornalista radiofonico e direttore di una cooperativa agricola, collaboratore di Greenpaece e dell'Unesco per degli studi sull'impatto dell'occidente sulle popolazioni indios, trarrà spunto dai tanti viaggi per i suoi romanzi: "Il vecchio che leggeva Romanzi d'amore", "Patagonia Express", "Cronache dal cono Sud", "Il Potere dei sogni" fino a "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" che raggiunse anche il grande schermo come film di animazione fino ai più recenti "Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico", "Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza", "Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà" e "Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa".

L'amore, unico antidoto alle ingiustizie e al razzismo. Quell'amore che conobbe e visse intensamente con sua moglie, la poetessa Carmen Yanez. La "más bella historia de amor" possibile "solo nella serena e inquietante calligrafia dei tuoi occhi", come lui stesso scrisse in una poesia a lei dedicata, quella che legò per la vita "Lucho" e "Pelusa". Si sposarono una prima volta in Cile durante la presidenza di Salvador Allende e una seconda volta nella Foresta Nera. Separati dalle traversie e dalla violenza della dittatura, si ritroveranno anni dopo in Europa, dove lui si era sposato con una ragazza di Amburgo da cui ebbe tre figli. Sarà proprio lei a capire che quel grande amore non era in realtà mai finito e ad organizzare una "festa del divorzio" che sancisce la ritrovata unione tra lo scrittore e la poetessa.

A unirli anche la malattia. I primi sintomi il 25 febbraio scorso, di rientro da un festival letterario a Povoa de Varzim, nel Nord del Portogallo. La diagnosi implacabile: Covid-19. La stessa toccata in sorte a sua moglie, che ora però risulta negativa al tampone.

Valentina Ersilia Matrascia

[16.4.2020 - 18:47]



Email Stampa Facebook Twitter Reddit LinkedIn Pinterest Mix Tumblr Bufferapp




RSS

© 2003/21 Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Napoli · P.Iva 03375800632 · Versione 4.2 · Privacy
Conforme agli standard XHTML 1.0 · CSS 3 · RSS 2.0