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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Federico

Il master trampolino per un sogno
Dopo Napoli, voglio raccontare l'Italia


Il mio master è finito con un obiettivo chiaro, un sogno personale da raggiungere a qualsiasi costo con gli strumenti professionali che ho appreso durante questi due anni.

È l'epilogo che auguro a tutti, a prescindere dal lavoro che verrà dopo la conclusione degli studi. Perché bisogna essere chiari: oggi un giovane non ha garanzia di lavorare stabilmente nel mondo del giornalismo. Non c'è qualifica o titolo che tenga a una crisi senza precedenti del mondo dell'informazione, fatta di tante persone che offrono "visibilità" e altrettanti compromessi e porte chiuse.

Sembra strano giungere a queste conclusioni dopo la laurea: quando concludi l'università hai la voglia di cambiare il mondo. Poi, smaltita la sbornia delle congratulazioni, delle feste e delle vacanze, a 25 anni arriva il momento in cui sei costretto a chiederti: "Adesso come comincio?".

Lì cominci ad avere un assaggio di cosa ti aspetta dopo. E ti senti come uno dei pesciolini rossi nell'ultima scena di Finding Nemo: scappato da un acquario, sei finito in un mare aperto in cui non sai come e dove nuotare.

Nonostante una laurea in Giurisprudenza, ho puntato su una delle passioni più grandi della mia vita: la scrittura, la fotografia, la comunicazione nel senso più pieno. Inventavo giornalini sui quaderni di scuola alle elementari e, più tardi, ho diretto il magazine del Liceo e poi quello dell'Università. Nel frattempo ho anche fondato Storie di Napoli, il sito web con cui ancora oggi sogno di raccontare il passato della città come un giovane Gino Doria.

Ho quindi affidato al master di giornalismo il duro compito di dare una forma alla mia carriera, partendo da una passione. Non è stato per nulla facile, ma è finita in modi sorprendenti.

Nessuno desidera sentirsi inadeguato e tantomeno è piacevole digerire le critiche e dover ricominciare ad imparare le basi della scrittura della notizia: la fantasia è personale, ma la tecnica è scientifica e cambia per ogni canale. Senza dimenticare gli esercizi per una dizione perfetta, che è il vestito su misura per un testo scritto bene. Alla fine del percorso, però, i miglioramenti sono immensi. E non immagino quanto ancora potrò perfezionarmi con l'esercizio futuro.

Ci sono stati due punti fermi: la lealtà e l'amicizia dei miei compagni di corso e l'intensità degli esercizi, spesso anche in modi che hanno invaso la vita privata. Essere in nove significa lavorare tanto e imparare tantissimo.

Il primo checkpoint è lo stage. Lì si definisce cosa si vuole fare, ma serve anche a capire che il mondo del lavoro non sta assolutamente aspettando te.

Credevo infatti di essere pronto per combattere e strappare il ticket d'ingresso per una carriera da giornalista online o in tv. Dopo due mesi in redazione ho scoperto che il mio sogno era altrove, ma i mezzi per raggiungerlo erano nelle tante esercitazioni fra telecamera e tastiera.

E qui è arrivata un'altra lezione: capire cosa non è nelle tue corde è fondamentale per definire meglio cosa fa per te. E se non trovi subito la tua strada, sfrutta tutte le possibilità messe a disposizione dall'Università, confrontati con i docenti, chiedi consigli.

La fine del master è tutta qui: nella preparazione al mondo del lavoro, fondamentale per la propria realizzazione personale ancor prima che professionale. Sono cresciuto, giorno dopo giorno, assistendo all'evoluzione personale di amici che sono entrati con l'idea romantica del giornalismo cartaceo e si sono scoperti appassionati di televisione; altri invece hanno confermato l'amore nella produttività online. Siamo diversi nelle nostre ambizioni e professionalità. Ed è una cosa meravigliosa.

Ho deciso che partirò da Napoli per raccontare le storie d'Italia. Adesso ho gli strumenti per farlo con tecnica e professionalità, ma anche la serenità di chi spenderà ogni energia per afferrare il suo sogno, anche se il percorso sarà lungo e forse imprevedibile: Luciano De Crescenzo, prima di diventare uno scrittore di successo, fu per anni un ingegnere. Ma non smise mai di scrivere.

Federico Norberto Quagliuolo

[1.5.2020 - 07:49]



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