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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Whirlpool Napoli

Piazze e comizi via web
ma la lotta non si ferma


«Il 1 maggio rappresenta, per tutti noi, non soltanto la festività dei diritti conquistati dai lavoratori ma anche la giornata in cui riconosciamo che la lotta per i diritti ha un senso, perché noi stessi stiamo lottando come tanti anni fa, per il diritto al lavoro, all'indipendenza sociale, alla vita e alla felicità». È una Festa dei lavoratori nel segno della lotta, in piena continuità con gli ultimi mesi, quella dei 420 dipendenti dello stabilimento Whirlpool Napoli per cui l'azienda ha confermato la chiusura per il 31 ottobre. Tra loro, Vincenzo Accurso, delegato sindacale di Uilm Whirlpool Campania alle prese con gli ultimi preparativi per la diretta streaming per la giornata, perché ai tempi del Coronavirus anche le piazze e i comizi si trasferiscono sul web ma la lotta non si ferma. «Il 1 maggio - aggiunge - ci ricorda che è giusto lottare e che senza lotta non c'è nulla da festeggiare».

L'appuntamento sulla pagina Facebook 'Whirlpool Napoli Non Molla' per un dibattito tra il senatore Sandro Ruotolo, l'Assessora al Lavoro della Regione Campania Sonia Palmeri e l'omologa al Comune di Napoli Monica Buonanno, ma anche l'attivista sindacale e sociale USB Aboubakar Soumahoro e altri esponenti della politica e del sindacato, partendo dalla vertenza che ha riguardato lo stabilimento di Via Argine e il mondo del lavoro. Una vertenza che ha subito una brusca frenata per via della pandemia Covid-19. «Sicuramente - spiega Accurso - non si è fermata la lotta ma la priorità e l'attenzione si è spostata sulla salvaguardia della propria salute. Noi siamo stati gli ultimi a fermarci, lavorando fin quando Conte ha lanciato il lockdown, e siamo stati i primi a riaprire nonostante le politiche di Whirlpool sulla nostra fabbrica siano di non continuità del sito produttivo. Un sito che, però, in questo momento reputa strategico vista la pressione per farci ritornare a lavorare anticipando il 4 maggio avvalendosi della facoltà del silenzio assenso del prefetto».

Quattro maggio che segna l'inizio definitivo della sospirata Fase 2, nel segno della ripartenza dopo il lockdown. «In questa fase - aggiunge - cercheremo di portare al centro della scena di nuovo la nostra vertenza mettendo in campo, dove possibile altre azioni, e soprattutto insieme alle segreterie cercheremo di iniziare a riprogrammare la lotta per riportarla ai tavolo ministeriali». Nel frattempo, contemporaneamente alla lotta riparte il lavoro ma in sicurezza. «La RSU, insieme alle segreterie territoriali, hanno chiesto e poi messo in campo con l'azienda un protocollo di sicurezza per far sì che chi torna a lavorare abbia garanzie di sicurezza e tranquillità sia dei lavoratori che dei familiari». Garanzie che vanno dalle misure di sicurezza come la misurazione della temperatura ai tornelli prima di entrare a lavoro e conseguente procedura di sicurezza in caso di temperatura sopra la i 37.5, alla doppia mascherina chirurgica per tutti i lavoratori oltre alla sanificazione settimanale delle aree di lavoro e la pulizia giornaliera. Si lavora ma non senza i dispositivi di protezione individuale. Mascherine, da cambiare a metà turno, guanti ed occhiali. L'azienda ha fornito ad ogni lavoratore un kit per la sanificazione della propria postazione di lavoro da fare ad inizio turno. Nelle aree comuni di ristoro, così come in bagno, si entra uno alla volta.

Per far fronte all'emergenza, proprio dai lavoratori dello stabilimento produttivo napoletano è arrivata nelle settimane scorse una proposta di riconversione, come avvenuto per diverse aziende a livello nazionale: affiancare alla produzione di lavatrici quella dei respiratori salvavita, convertire momentaneamente una linea di produzione per aiutare il paese e salvare lo stabilimento. «La nostra - racconta il delegato sindacale - era l'ennesimo tentativo di metterci in gioco e soprattutto una provocazione per l'azienda. Hanno sempre fatto pubblicità di se in ogni dove, vantando un codice etico-deontologico verso gli operai e i loro clienti, ma di fatto sappiamo che quella è solo propaganda. Avrebbe potuto far rafforzare il sito, dato una sostenibilità e forse avrebbe aperto nuovi scenari di cooperazione col Paese. Soprattutto, ci avrebbe permesso di mantenere attivo il sito rendendolo di nuovo produttivo facendo alta gamma di lavatrici e casomai avrebbe dato un'idea in più per renderlo tale negli anni a venire». Dalla Whirlpool, però, nessuna risposta.

Valentina Ersilia Matrascia

[1.5.2020 - 18:29]



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